Cosa prevede il Def approvato in Consiglio dei ministri

Cosa prevede il Def approvato in Consiglio dei ministri

09 Aprile 2019 12.08
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Un'Italia in sostanziale stagnazione economica, con una crescita di pochi decimali superiore allo zero nonostante la spinta attesa del decreto crescita e dello sblocca cantieri. E, per effetto anche dei rendimenti sul debito ancora elevati, un deficit strutturale in rialzo nonostante l'impegno preso con l'Ue a ridurlo, che spinge il debito fino al 132,6% del Pil per il 2019, con un calo sotto il 130% solo nel 2022. Sono questi i numeri del Documento di economia e finanza (Def) approvato il 9 aprile dal Consiglio dei ministri, nel corso di una seduta-lampo durata 15 minuti, ma preceduta da una riunione informale di circa tre ore. Al termine nessuna conferenza stampa, solo una breve nota del ministero dell'Economia: «Via libera al Def 2019, il primo del nuovo governo, che traccia le linee guida della politica di bilancio e di riforma per il prossimo triennio, con l'obiettivo fondamentale di una nuova fase di sviluppo economico e di un miglioramento nell'inclusione sociale e della qualità della vita nel pieno rispetto dei vincoli europei», si sono limitati a scrivere i tecnici del Mef. Ecco cosa prevede il documento.

CRESCITA ALLO 0,1% NEL 2019

Nel quadro tendenziale del Def la crescita 2019 scende drasticamente, allo 0,1% dall'1% della Nota di aggiornamento 2018. Le stime programmatiche prevedono invece 0,2% nel 2019, a fronte di uno stimolo pari a uno 0,1% di Pil atteso dal decreto crescita e dallo sblocca cantieri, per poi accelerare allo 0,8% nel 2020. Un'ulteriore spinta arriverebbe dal reddito di cittadinanza, da cui il Def si attende un +0,2% di Pil, mentre l'effetto di quota 100, cifrato nelle tabelle, è pari a zero.

DEFICIT AL 2,4% DEL PIL

Il deficit/Pil nel 2019 salirebbe al 2,4% dal 2% che era stato previsto nelle ultime stime del governo, per poi scendere al 2,1% nel 2020 e all'1,8% nel 2021. Il deficit strutturale peggiorerebbe invece a -1,6% del Pil nel 2019 (da -1,3%) per poi arrivare a -0,8% nel 2022. Di fronte al rialzo delle stime di deficit, restano congelati i due miliardi di spesa già oggetto della clausola contenuta nella legge di bilancio 2019.

IL DEBITO VOLA AL 132,6%

Il Def prevede un debito pubblico al 132,6% del Pil per il 2019, in rialzo dal 132,2% del 2018 a causa della bassa crescita nominale e di rendimenti reali relativamente elevati, con un calo nel 2020 al 131,3% e al 128,9% nel 2022.

LA SPESA PER GLI INTERESSI AL 3,6% IN CRESCITA PER IL 2021-2022

Nel quadro tendenziale dei conti pubblici tracciato dal Def si sottolinea un effetto spread sulla spesa per interessi che tarda a scendere: la spesa è attesa in calo di un decimale nel 2019, al 3,6% del Pil dal 3,7% dell'anno passato, e poi rimane stabile l'anno prossimo prima di tornare a salire al 3,7% del Pil nel 2021 e al 3,9% nel 2022.

DISOCCUPAZIONE IN RIALZO: OLTRE L'11% PER IL 2019-2020

Nel programmatico del Def è previsto un tasso di disoccupazione in rialzo all'11% quest'anno dal 10,6% del 2018, poi in ulteriore rialzo all'11,1% nel 2020 per scendere nel 2021 al 10,7%.

RISORSE PER BANDA LARGA E 5G

Nel comunicato del Mef si legge anche che «il governo predisporrà delle Strategie Nazionali per l'Intelligenza Artificiale e per la Blockchain. Risorse significative saranno investite nella diffusione della banda larga e si promuoverà lo sviluppo della rete 5G». «Nel programma rientrano anche il rilancio della politica industriale, con l'obiettivo non solo di rivitalizzare settori in crisi, come il trasporto aereo, ma anche quello di spostarsi verso nuovi modelli, come la produzione di mezzi di trasporto a basso impatto ambientale», ha scritto ancora il ministero.

I VINCOLI UE

Palazzo Chigi prevede un deficit strutturale, ovvero al netto dell'andamento ciclico e delle misure temporanee, che «darebbe luogo a una variazione dell'indebitamento di solo -0,1 punti percentuali. Tenendo conto della flessibilità concordata con la Commissione europea, il risultato di quest'anno rientrerebbe quindi nei limiti del Patto di Stabilità e Crescita».

IVA E FLAT TAX

Il quadro tendenziale presuppone l'aumento dell'Iva per 23 miliardi, ma i due vicepremier Matteo Salvini e Luigi Di Maio hanno promesso che l'aumento non ci sarà. Il ministero dell'Economia ha spiegato che «in campo fiscale si intende continuare il processo di riforma delle imposte sui redditi in chiave flat tax incidendo in particolare sull'imposizione a carico dei ceti medi». Ma nel documento approvato è saltata l'indicazione delle aliquote, inizialmente previste al 15% e al 20%. Tanto che fonti della Lega si sono affrettate a far sapere che la flat tax «si farà» e «l'Iva non aumenterà», ma hanno aggiunto che adesso la realizzazione del programma di governo richiederà «più tempo». I dati economici, infatti, non sarebbero quelli sperati dall'esecutivo, anche a causa di una congiuntura mondiale negativa.

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