Braccio di ferro fra giganti

Redazione
18/10/2010

  di Roberto Carminati Per accompagnare una disamina sul differente andamento dei due principali portali e motori di ricerca della...

Braccio di ferro fra giganti

 

di Roberto Carminati

Per accompagnare una disamina sul differente andamento dei due principali portali e motori di ricerca della Grande Rete ci vorrebbe forse la melodia di The winner takes it all degli Abba. Chi vince piglia tutto, e stando ai risultati del terzo trimestre di Google e alle nuove voci su un’acquisizione di Yahoo! non c’è dubbio che a condurre la partita sia in questo momento il primo.
La società fondata nel 1998 da Larry Page e Sergey Brin ha infatti portato a casa una crescita del 32% degli introiti netti arrivando a quota 2,2 miliardi di dollari contro il miliardo e 600 milioni che aveva totalizzato un anno fa nello stesso periodo. I dati avrebbero potuto essere ancora più sensazionali se il colosso del web non avesse portato avanti una campagna acquisti in grande stile, fatta da 1.500 nuove assunzioni (la cifra più alta dal 2007 a oggi) e dall’acquisizione di AdMob, specialista della pubblicità su dispositivi mobili, per 681 milioni.

La lunga debacle di Yahoo!


Nata nel 1994 per iniziativa di David Filo e Jerry Yang, Yahoo! al momento del debutto di Google era probabilmente il search engine per antonomasia. Adesso, dopo il gran rifiuto opposto all’offerta di acquisto da 47,5 miliardi presentata lo scorso anno, è un gigante cresciuto solo del 2% nei primi sei mesi del 2010, surclassato dal rivale che ha viaggiato su medie del 23%.
E il Wall street journal  torna a parlare di una sua possibile cessione, questa volta ad Aol, supportata per l’occasione da fondi di private equity fra i quali Silver Lake Partners e Blackstone Group.
Le ragioni dell’ininterrotto successo di Google e quelle della lunga debacle di Yahoo! si ritrovano con ogni probabilità nella capacità della prima di interpretare al meglio le tendenze del mondo di Internet volgendole a proprio favore. Un’ aggressiva politica di incorporazioni come quella di Double Click del 2008 per 3,2 miliardi l’ha portata a presentarsi come uno straordinario veicolo di pubblicità online o mobile, che hanno incarnato nel terzo trimestre il 14% dei suoi incassi. Ma pesa anche il diverso atteggiamento mostrato nei confronti dei fenomeni di social networking. Fallita la possibilità di acquistare Facebook per oltre un miliardo nel 2006, Yahoo! ha costruito alleanze con la piattaforma sociale e il giovane Twitter, in vista di un aumento del traffico per sé e i due partner.

La grande dominatrice 

Google ha al contrario aperto i cordoni della borsa per conquistare YouTube, il canale video costato 1,65 miliardi, ma capace di attrarre 12,2 miliardi di utenti al mese solo negli Stati Uniti e di ospitare sino a un miliardo di video ogni giorno. La sua presenza nel mondo dei social network non si limita alla realizzazione di Buzz, ma è parte di una più ampia strategia collaborativa che negli ultimi anni le ha permesso di lanciare gratuitamente e migliorare con il contributo degli utenti una gamma di applicativi online, fra cui Gmail o Documents, adatti sia all’utenza domestica sia a quella business.
E mentre solamente lo scorso anno con il completo restyling del suo portale Yahoo! ha aperto al settore dei professionisti, Google celebra i tre milioni di aziende clienti dei suoi servizi in modalità cloud, ossia fruibili interamente online e slegati da qualunque postazione fissa di lavoro su desktop.
Per Ben Parr, ex project manager di Facebook ed editorialista di Mashable, le due diverse politiche commerciali si riassumono in due parole: dominazione per Google; alleanze per Yahoo!. Ma mentre il columnist non si sbilancia su quale delle due possa risultare vincente sul lungo periodo; sul breve termine il mercato sembra già avere emesso il suo verdetto.