Parla il caposquadra degli operai morti a Brandizzo: «Facevamo sempre così»

Redazione
26/10/2023

Per la prima volta Andrea Girardin Gibin ha raccontato il suo punto di vista sulla strage: «Il dolore è troppo forte. Non passerà mai. Il nulla osta, da parte delle ferrovie, non è mai stata una cosa così fiscale. Quando ci davano il via, si cominciava a lavorare. Le carte potevano anche arrivare dopo...».

Parla il caposquadra degli operai morti a Brandizzo: «Facevamo sempre così»

Andrea Girardin Gibin, caposquadra degli operai morti a Brandizzo il 31 agosto, ha parlato per la prima volta della strage: «Il dolore è troppo forte. Non passerà mai». Intanto la Sigifer, azienda di cui è dipendente, ha licenziato Antonio Massa, il tecnico indagato, ed è stata esclusa dai cantieri ferroviari per volontà della Rete Ferroviaria Italiana (Rfi). Nell’inchiesta sono indagati anche quattro dirigenti della Sigifer. A Repubblica Girardin Gibin ha detto: «Sono vivo. Ma non so se sia fortuna o un miracolo. Ero a lavorare con loro. Ero rivolto verso il treno. Ho visto una luce e quando sono saltato fuori dalla ferrovia e mi sono girato, il treno stava ancora passando. Bastava un secondo in più ed ero morto». Si è salvato dalla strage perché era andato a prendere un martello. Oggi non riesce nemmeno a uscire di casa.

Parla il caposquadra degli operai morti a Brandizzo: «Facevamo sempre così».
Stazione di Brandizzo (Getty).

La notte della strage Massa avrebbe detto: «È colpa mia»

L’avvocato di Gibin gli ha consigliato di non parlare fino alla fine dell’inchiesta, il suo psichiatra gli ha vietato di guardare la televisione e di leggere i giornali. Lui ha raccontato: «La nostra era una squadra affiatata. E noi che eravamo sui binari facevamo quello che ci dicevano. Il nulla osta, da parte delle ferrovie, non è mai stata una cosa così fiscale. Quando ci davano il via, si cominciava a lavorare. Le carte potevano anche arrivare dopo. Si è sempre fatto così e ora tutti dicono che non si deve. A noi però non lo dicevano». Secondo Gibin «andava sempre così. Io con Massa (Antonio) non mi sono mai sentito in questi giorni. Ma la notte del fatto ha detto: “È colpa mia”. Purtroppo è vero. Noi come semplici operai non abbiamo il controllo della sicurezza nei cantieri. Siamo nelle mani di questi signori. Ci danno l’ok e noi facciamo. Sono loro che ci dicono cosa c’è da fare e quando iniziare. E in questo caso è andata male. Non so cosa lui abbia intuito quella sera». Ha poi spiegato anche che la dirigente di Rfi, Vincenza Repaci, aveva detto per tre volte a Massa che i lavori non sarebbero dovuti iniziare. Lui conosceva tutti gli operai morti: «Lavoravamo insieme da tempo. Michael Zanera abitava qui, a Borgo Vercelli. Eravamo amici. Li vedo e li penso sempre. Li ho sempre nella testa. Sarà impossibile dimenticare». Gibin ha concluso: «Quelli erano i miei ragazzi. Li conoscevo e volevo bene a tutti. Lavoravamo, ma andavamo anche a cena. Non è per niente facile andare avanti».