Marina Viola

Al mondo servono più Jacinda Ardern e meno Donald Trump

Al mondo servono più Jacinda Ardern e meno Donald Trump

21 Marzo 2019 17.12
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La strage avvenuta la settimana scorsa a Christchurch in Nuova Zelanda è stata atroce: 50 morti e 50 feriti trucidati a sangue freddo mentre pregavano in due moschee. Il terrorista, Branton Tarrant, sostenitore della supremazia dei bianchi, australiano, ha filmato l’attacco, postandolo in diretta su Facebook e Youtube e ha spedito il suo manifesto politico alla premier Jacinda Ardern e a diversi giornali. Nel testo, l’assassino nomina, tra altri eroi suprematisti, il presidente Donald Trump: «Un simbolo di una rinnovata identità bianca e un ideale comune», anche se, aggiunge, non supporta tutta la sua politica.

In effetti, il presidente americano è vicino alla estrema destra americana: lo ha fatto capire in modo esauriente durante le manifestazioni a Charlottesville nell'agosto 2017. Heather Heyer, 32 anni, morì investita da un'auto mentre partecipava a un corteo anti-razzista organizzato per protestare contro le manifestazioni del Klu Klux Klan e dell'Alt-right. Alla guida dall'auto c'era James Alex Fields Jr, 20 anni, che voleva rivendicare la «supremazia bianca». Trump si limitò a dichiarare che in entrambi i gruppi – quello di estrema destra e quello anti-razzista – c'erano delle «brave persone».

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TRUMP È INCAPACE DI COMPASSIONE ED EMPATIA

Diametralmente opposta alle risposte che dà Trump è stata la reazione della premier neozelandese che ha mostrato compassione, empatia, coraggio, ma anche forza e intelligenza in seguito agli attacchi alle due moschee. Riferendosi all'intera popolazione musulmana ha pronunciato tre parole semplici, chiare e inequivocabili: «They are us», e ha ricordato al suo popolo i valori su cui si fonda la Nuova Zelanda: «Rappresentiamo la diversità, la gentilezza, la compassione, una casa per chi condivide i nostri valori. Un rifugio per chi ne ha bisogno». Come fa notare The Atlantic, un’ottima rivista americana, «il presidente non è bravo a esprimere empatia e a consolare i sopravvissuti. Subito dopo l’uragano Harley sembrava essere più interessato alla vastità della tempesta che al dolore delle vittime. La sua risposta all’uragano Maria che colpì Porto Rico fu ancora più memorabile. Durante una visita molto veloce, Trump non fece che auto congratularsi e venne fotografato mentre lanciava provviste ai sopravvissuti come se stesse giocando a basket».

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LA LEGGE PER LIMITARE LE ARMI SEMI-AUTOMATICHE

Jacinda Ardern non si è limitata alle parole, ma ha subito proposto una legge per limitare l’uso delle armi semi-automatiche come quelle utilizzate nell'attentato. Un altro elemento che la allontana da Trump il quale, subito dopo la strage nella sinagoga in Pennsylvania, disse che il vero problema era la mancanza di persone armate all'esterno dei luoghi di culto accettando finanziamenti dal Nra, la lobby delle armi che di fatto controlla il mercato e anche le sue regole. Negli Stati Uniti, si sa, il discorso sul diritto di possedere un’arma da fuoco è supportato dal secondo emendamento della Costituzione, e quando qualcuno compie una strage, invece di mettere in dubbio la pericolosità di armi semi-automatiche da combattimento, il presidente prega per la Nazione.

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LA JIACINDA-MANIA E L'OTTIMISMO PER LE PRESIDENZIALI 2020

La reazione della premier neozelandese mi ha anche fatto pensare alle candidate alle elezioni del 2020 negli Stati Uniti, perché forse un giorno anche questo Paese potrebbe diventare un esempio di umanità e dignità invece che di preghiere e muri. Un interessante articolo del Guardian fa notare che quando la premier venne eletta nel 2017, ci fu in Nuova Zelanda un’onda di ottimismo femminista e di ammirazione per la Ardern, periodo che è passato alla storia come Jacinda-mania, che è a poco a poco diminuito. In molti si domandavano cosa davvero ci fossero dietro i bei discorsi, se ci fosse sostanza, dubbio che spesso monta quando si tratta di leader donne. Spero che sia di buon esempio alle candidate alla presidenza americana, e di ispirazione per le ragazzine che si stanno affacciando al triste mondo della politica internazionale.

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