Svolta sulla Brexit di Corbyn: il Labour chiede un nuovo referendum

Il leader dell'opposizione britannica rompe gli indugi e annuncia l'impegno del partito per sostenere un'eventuale campagna del Remain. La decisione comunicata in una lettera aperta.

09 Luglio 2019 14.09
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Svolta di Jeremy Corbyn sulla Brexit: il leader dell’opposizione britannica ha schierato ufficialmente il Labour a favore di un secondo referendum e si è impegno a a sostenere l’opzione Remain se il prossimo governo conservatore si arrenderà all’idea di un nuovo voto popolare, contro qualunque ipotesi di divorzio no deal come pure contro qualunque «dannoso» accordo di uscita dall’Ue di marca Tory.

LA DECISIONE DEL GOVERNO OMBRA IN UNA LETTERA APERTA

La decisione, rinviata nelle settimane scorse, è stata ratificata dal governo ombra e annunciata in una lettera aperta. Nella lettera aperta inviata da Corbyn agli iscritti del Partito laburista, il leader ha rotto gli indugi superando buona parte delle esitazioni che il fronte anti Brexit (maggioritario, ma non unanime nelle fila della sua formazione) gli aveva finora contestato. E ha sollecitato chi tra Boris Johnson e Jeremy Hunt sia destinato a subentrare a Theresa May come prossimo primo ministro del Regno ad accettare un nuovo voto popolare sulla separazione da Bruxelles. «Chiunque diventi primo ministro, deve avere la fiducia di tornare dal popolo e sottoporre a un voto pubblico il suo accordo o un no deal», ha scritto Corbyn. «In questo caso» – ha aggiunto – «voglio rendere chiaro che il Labour farà campagna per il Remain contro qualunque accordo Tory che non protegga l’economia e i posti di lavoro».

MA L’OPPOSIZIONE PRO LEAVE NON È AZZERATA

L’unica riserva, come concordato in una riunione fra i vertici laburisti e i sindacati che lo sostengono, resta legata alla possibilità che il prossimo governo Tory cada, passi la mano a un esecutivo laburista e che sia questo a negoziare una Brexit soft. Ma comunque si tratta solo di un’ipotesi al momento teorica e che non cancella la svolta. Svolta approvata – sia pur con qualche riserva – dall’ala più europeista del partito e dalla fronda animata dal vice leader Tom Watson, ma sollecitata ormai da mesi anche da diversi esponenti della sinistra interna fedelissimi di Corbyn. E che tuttavia non cancella l’opposizione di oltre 20 deputati eletti in collegi pro Brexit e di uno zoccolo duro pro Leave della base laburista quantificato in circa un quarto del suo elettorato.

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