Jo Johnson, fratello di Boris, lascia la politica per la Brexit

Inizia l'esame della norma voluta dai deputati alla Camera Alta. E il premier viene bocciato anche sulla convocazione delle elezioni. Risponde attaccando Corbyn. Ma intanto lo abbandona anche la famiglia.

05 Settembre 2019 08.38
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La Camera dei Comuni ha approvato nella serata del 4 settembre in ultima lettura la legge anti-no deal promossa per cercare di imporre un rinvio della Brexit alla scadenza del 31 ottobre. Risultato che suggella la sconfitta dal governo di Boris Johnson sul testo. Ora va alla Camera dei Lord, che inizierà a esaminarla dal 5 settembre. E non passa nemmeno la mozione presentata dal premier per la convocazione di elezioni nel Regno Unito il 15 ottobre.

NUOVO VOTO PER LE ELEZIONI ANTICIPATE IL 9 SETTEMBRE

Il governo è così tornato alla carica sulle elezioni anticipate, annunciando un nuovo voto alla Camera dei Comuni per la convocazione delle urne. Il nuovo tentativo è in programma per lunedì 9 settembre, secondo quanto reso noto agli stessi deputati dal ministro dei Rapporti con il Parlamento (Leader of the House), Jacob Rees-Mogg. E anche sul voto restano i possibili nodi sulle alleanze.

JOHNSON SU CORBYN: «INSULTO CODARDO ALLA DEMOCRAZIA»

La sede del parlamento britannico a Westminster, Londra. EPA/FACUNDO ARRIZABALAGA

Sconfitto su tutta la linea, Johnson ha sparato a zero il 5 settembre sul leader dell’opposizione laburista Jeremy Corbyn, definendo senza mezzi termini «un insulto codardo alla democrazia». In un discorso previsto nel pomeriggio, ma anticipato dalla stessa Downing Street, il premier ha preso così di mira le esitazioni del Labour sulla convocazione di elezioni anticipate a stretto giro nel Regno Unito di fronte allo stallo sulla Brexit. Secondo la Bbc questo attacco rappresenta di fatto il primo comizio elettorale del premier Tory, alla ricerca d’un via libera verso le urne

IL FRATELLO JO JOHNSON LASCIA LA CARRIERA POLITICA

Intanto però è rottura anche nella famiglia Johnson sulla Brexit: Jo, fratello minore filo-Ue del premier Boris, ha annunciato il 5 settembre le sue dimissioni dall’incarico di viceministro accettato dopo l’ascesa del primogenito a Downing Street, e la sua uscita dal gruppo Tory alla Camera dei Comuni in dissenso dalla linea sulla questione di possibile divorzio no deal da Bruxelles. Jo Johnson, che si era già dimesso una prima volta dal governo di Theresa May sul dossier Brexit, ha fatto sapere di sentirsi «lacerato tra la famiglia e l’interesse nazionale». Nel suo messaggio di addio, Johnson junior riconosce di non essere in grado di risolvere il conflitto interiore fra la lealtà alla sua famiglia e le sue idee rispetto al futuro del Paese. Per questo annuncia in effetti non solo le dimissioni dal governo o dal gruppo, ma anche la rinuncia al seggio parlamentare e – almeno per ora – l’interruzione della sua carriera politica. «È stato un onore – scrive Jo Johnson, che a differenza del fratello Boris aveva votato Remain al referendum sulla Brexit del 2016 – rappresentare (gli elettori del collegio di) Orpington per 9 anni e di servire come viceministro sotto tre diversi premier. Nelle ultime settimane sono stato tuttavia lacerato fra la lealtà alla mia famiglia e l’interesse nazionale: è una tensione insolubile e quindi è tempo di cedere ad altri i miei ruoli di deputato e di viceministro».

UN’ALTRA TRASNFUGA VERSO I LIBDEM

Ma il parlamento britannico riserva altre novità: Luciana Berger, ex deputata laburista, cambia partito per la terza volta in pochi mesi e passa ora ai Liberaldemocratici. Lo ha annunciato lei stessa, assieme alla leader dei LibDem, Jo Swinson, lanciando un appello contro la politica di Johnson. Berger – che ha origini familiari ebraiche – era uscita dal Labour alcuni mesi fa con altri esponenti dell’ala moderata accusando fra l’altro Jeremy Corbyn di esitazioni sulla Brexit, oltre che di aver lasciato montare sotto la sua leadership atteggiamenti antisionisti e antisemiti nel partito. In un primo momento aveva aderito a Change Uk, una formazione centrista pro Remain costituita assieme ad alcuni transfughi Tory in vista delle elezioni europee di maggio, ma rimasta al palo nelle urne. Ora il trasloco ai Comuni fra i LibDem, indicati come un baluardo contro la Brexit per la loro «volontà inequivocabile di fermare» l’uscita della Gran Bretagna dall’Ue.

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