Perché Theresa May deve avere un piano B sulla Brexit

Perché Theresa May deve avere un piano B sulla Brexit

09 Gennaio 2019 14.43
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Sconfitta immediata del governo di Theresa May alla riapertura del dibattito ai Comuni sull'accordo sulla Brexit: la Camera ha approvato con 308 sì e 297 no un emendamento promosso dal deputato Tory ribelle Dominic Grieve che impone all'esecutivo, in caso di bocciatura della ratifica, di ripresentarsi in parlamento «entro 3 giorni lavorativi» per presentare altre proposte alternative a un 'no deal»'. E poi di far votare Westminster entro ulteriori 7 giorni una mozione su un possibile piano B da negoziare con l'Ue. Nel Question time che ha preceduto la ripresa del dibattito ai Comuni, il leader del Labour Jeremy Corbyn aveva sollecitato la premier Tory in caso di mancata ratifica parlamentare dell'accordo raggiunto dalla premier con Bruxelles, a togliere dal tavolo l'ipotesi del no deal, visto che in parlamento esiste una maggioranza contraria, ha notato, come dimostrato la sera dell'8 gennaio dall'approvazione di un emendamento bipartisan ostile a questo sbocco. Ma May non ha dato alcuna rassicurazione, limitandosi a indicare la ratifica dell'accordo proposto dal governo come unica «garanzia» contro un divorzio senz'accordo dall'Ue. Ma la linea del governo è stata rapidamente bocciata. L'Unione europea qualche settimana fa aveva pubblicato le linee guida per gli Stati in caso di mancato accordo. Il problema è che un piano B non è mai stato negoziato con Bruxelles.

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