Brexit, May ha offerto le sue dimissioni ai conservatori

27 Marzo 2019 17.47
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«Sono pronta a lasciare l'incarico in anticipo pur di assicurare una Brexit ordinata». Con queste parole Theresa May si è rivolta il 27 marzo ai deputati del gruppo Tory.

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ENNESIMO APPELLO PER UN'USCITA ORDINATA

La premier ha in sostanza formalizzato l'intenzione di dimettersi prima del previsto, in cambio di un via libera della sua maggioranza all'accordo di divorzio dall'Unione europea già bocciato due volte dalla Camera di Comuni. May non avrebbe tuttavia indicato una data precisa per il suo passo indietro. «Ho capito che c'è voglia di un approccio diverso e di una nuova leadership per la seconda fase dei negoziati e non mi opporrò a questo», ha detto ancora May, «so che qualcuno è preoccupato e pensa che se votate a favore dell'accordo, io lo prenderò come un mandato per fiondarmi nella seconda fase senza il dibattito di cui invece abbiamo bisogno. Non lo farò, ho ascoltato ciò che mi avete detto. Ma dobbiamo approvare l'accordo e realizzare la Brexit. Chiedo a tutti i presenti di sostenere l'accordo, così che possiamo portare a termine il nostro dovere storico: realizzare la decisione del popolo britannico e lasciare l'Unione europea in modo lineare e ordinato».

E BORIS JOHNSON CI RIPENSA

La mossa di May ha già sortito un primo effetto. L'ex ministro degli Esteri Boris Johnson, infatti, ha detto che voterà a favore dell'accordo negoziato dalla premier. Eppure Johnson, dato tra i più probabili candidati alla guida del partito Tory, finora è stato uno dei più strenui oppositori dell'intesa con l'Ue, fino a definirla un «giubbotto esplosivo».

SÌ ALLA PROROGA CONCESSA DALL'UE

Nella serata del 27 marzo la Camera dei Comuni britannica ha inoltre approvato la modifica della data della Brexit, sulla base del rinvio concesso la settimana scorsa dal Consiglio europeo. Non più il 29 marzo, quindi, ma il 22 maggio se entro venerdì venisse approvato l'accordo di divorzio raggiunto dalla May oppure il 12 aprile. L'approvazione della proroga, pur osteggiata con particolare foga dall'ala più oltranzista dei Tory, era scontata: 441 i voti favorevoli, 105 i contrari.

BOCCIATI GLI OTTO PIANI B

Sono state infine bocciate tutte e otto le proposte parlamentari di piano B, alternative all'accordo negoziato dalla May. Ogni singola opzione ha ottenuto più no che sì. Le due più votate sono state quella a favore di un referendum bis, con 268 sì e 295 no; e quella del conservatore moderato Kenneth Clarke, favorevole all'unione doganale, con 264 sì e 272 no, la più vicina alla maggioranza. Queste due proposte andranno al ballottaggio, previsto per lunedì primo aprile.

  • La proposta dei laburisti Peter Kyle e Phil Wilson, sostenuta da decine di parlamentari in tutta la Camera, chiede un secondo referendum per confermare qualsiasi accordo sulla Brexit approvato dal parlamento prima della sua ratifica.
  • La proposta del conservatore moderato Kenneth Clarke, sostenuta dalla deputata laburista Yvette Cooper e dai conservatori Sir Oliver Letwin e Sarah Newton, chiede di negoziare con Bruxelles «un'unione doganale permanente e completa del Regno Unito con l'Unione europea» in qualsiasi accordo di Brexit.

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