Le cose da sapere sul voto per la Brexit del 29 marzo 2019

29 Marzo 2019 09.11
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Avava bisogno di un solo, unico, sì, Theresa May, e invece ha incassato un altro, sonorissimo, no. Quello che era stato fissato come il giorno del divorzio dall'Unione europea, il 29 marzo è diventato il suo canto del cigno alla Camera dei Comuni, dopo che la premier aveva annunciato le dimissioni a scoppio ritardato. Il tentativo di portare a casa una Brexit col paraurti dell'accordo di divorzio raggiunto con Bruxelles ormai tre mesi fa, è stato bocciato per la terza volta in malo modo dagli ammutinati di Westminster.

COSA SUCCEDE ADESSO: SVOLTA POLITICA, PIANO B O HARD BREXIT

Il governo è stato battuto questa volta con 58 voti di scarto, molto meno rispetto alle due occasioni precedenti (la prima a gennaio quando il gap record rimediato era stato di meno 203). Tuttavia il risultato resta ben al di sotto delle aspettative di qualche ministro di un testa a testa e rappresenta uno smacco ulteriore per la May. A questo punto la palla torna lunedì al Parlamento, con la seconda fase dei 'voti indicativi' su possibili piani B alternativi. Un'operazione frustrata due giorni fa da un primo risultato negativo – con veti incrociati e un numero di no superiore a quello di sì su ciascuna delle 8 opzioni presentate – ma che potrebbe riportare a galla le soluzioni andate più vicine alla maggioranza: con in pole position quella per una Brexit soft con permanenza del Regno nell'unione doganale e di rincalzo quella su un pur problematico referendum confermativo. Nel frattempo, comunque, l'orologio continua a correre e l'Ue si prepara a un vertice consapevole che a questo punto la scadenza secca è per il 12 aprile: data entro la quale, in mancanza di accordo ratificato, il governo britannico dovrà chiedere un rinvio prolungato ancorato a una proposta di soluzione nuova o una svolta politica, oppure disporsi al temuto divorzio senz'accordo (no deal).

MAY CHIEDE A BRUXELLES IL RINVIO LUNGO

Theresa May ha definito "grave" la decisione con cui la Camera dei Comuni ha bocciato oggi di nuovo il suo accordo sulla Brexit, evocando a questo punto la necessità della richiesta di un rinvio prolungato all'Ue e della partecipazione britannica alle elezioni europee, se accordato. La premier ha rinfacciato alla Camera di non avere un piano B maggioritario, avendo detto no al suo accordo, ma anche a un no deal, a una no Brexit e a un referendum bis. E ha insistito che il governo continuerà ad agire affinché "la Brexit sia attuata".

CORBYN: «O DIMISSIONI O NUOVE ELEZIONI»

Il leader laburista all'opposizione Jeremy Corbyn dopo il voto ai Comuni sulla Brexit esorta la premier Theresa May a cambiare l'accordo o ad andarsene indicendo subito le elezioni. L'accordo va cambiato, «se May non può accettarlo deve andarsene e consentire al Paese di decidere il suo futuro attraverso elezioni generali», ha detto Corbyn a Westminster. Altri leader dei partiti di opposizione hanno chiesto a May di farsi da parte e il liberaldemocratico Vince Cable è tornato a invocare come altri un secondo referendum.

TUSK: CONSIGLIO EUROPEO IL 10 APRILE

La Commissione europea ha sottolineato in una nota che uno scenario no-deal a partire dalla mezzanotte del 12 aprile «è ora quello più probabile», l'esecutvo Ue si «rammarica del voto negativo arrivato dalla Camera dei Comuni».«Alla luce della bocciatura dell'accordo di divorzio da parte dei Comuni, ho deciso di convocare un vertice Ue il 10 aprile», ha invece subito fatto sapere il presidente del Consiglio Ue, Donald Tusk. Poco prima del voto era stato il capo negoziatore per l'Ue Michel Barnier a dichiarare: Importante voto oggi alla Camera dei comuni. Ricordando che in caso di approvazione dell'intesa, sarebbe stata assicurata l'estensione fino al 22 maggio.

UN SALTO NEL BUIO CON LA SCADENZA DEL 12 APRILE

Siamo al salto nel buio che farebbe scattare il countdown verso l'altra scadenza fissata dai 27, quella incombente del 12 aprile, prima di decidere se chiedere un rinvio lungo per provare a rovesciare in qualche imprecisato modo il tavolo oppure lasciar andare le cose di default verso il traumatico 'no deal': temuto come la peste dal grosso del mondo del business britannico e non solo, ma a cui l'Europa si prepara come a un sbocco sempre "più verosimile".

GIÚ LA STERLINA DOPO LA BOCCIATURA DELL'ACCORDO

La sterlina va giù dopo la bocciatura dell'accordo sulla Brexit. La moneta britannica è scesa ai minimi da febbraio sul dollaro a 1,2975 (da 1,3040) e nel cross con l'euro scivola 1,157 da 1,1620 del 28 marzo.

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