Bric pigliatutto

Redazione
11/12/2010

da Berlino Pierluigi Mennitti Note più che positive per le aziende tedesche dopo la più grave crisi economica dal dopoguerra....

Bric pigliatutto

da Berlino Pierluigi Mennitti

Note più che positive per le aziende tedesche dopo la più grave crisi economica dal dopoguerra. Le cifre descrivono una ripresa rapida, fatturati in crescita, addirittura qualche caso da Guinness dei primati, come quello della Siemens, che con 4 miliardi di euro di utili registra il dato più alto nei suoi 163 anni di storia. Ma il rapporto annuale sulle imprese mondiali stilato dal quotidiano economico Handelsblatt rileva che di fronte ai numeri espressi dai grandi gruppi dei cosiddetti paesi Bric, anche quelli tedeschi rischiano di impallidire.

I paesi emergenti sono ormai emersi

Brasile, Russia, India e Cina, infatti, sono ormai molto di più che paesi emergenti nello scenario economico globale. I loro Pil crescono a ritmi irraggiungibili per i paesi di più lunga tradizione industriale e le loro aziende si vanno posizionando ai vertici delle classifiche internazionali. Secondo l’Handelsblatt, tali paesi sono accumunati da due tendenze globali di lungo periodo: l’aumento del bisogno di materie prime e la crescita dei consumi.
Le tre grandi imprese statali fornitrici di petrolio e gas – la cinese Petrolchina, la russa Gazprom e la brasiliana Petrobras – e il gruppo di telecomunicazioni China Mobil hanno superato nell’anno passato i 10 miliardi di euro di profitti, una cifra raggiunta altrove solo dalla britannica Bp e dalla statunitense Exxon. Guadagni destinati a crescere ulteriormente nell’anno in corso, sostiene il quotidiano anseatico, in conseguenza della ripresa globale e dell’aumento dei prezzi delle materie prime.
Secondo gli analisti di mercato, l’aumento nel 2010 per le imprese dei paesi Bric dovrebbe toccare in media un terzo del fatturato dell’anno precedente: «Lo stesso dovrebbe avvenire per analoghi gruppi energetici in America e in Europa occidentale, avvertono, «con la differenza che i profitti di queste ultime, nell’anno della crisi, erano precipitati di oltre un terzo». L’aumento attuale consentirà ad esse, nel migliore dei casi, di recuperare i livelli precedenti alla tempesta finanziaria.

Il segreto è la crescita su crescita

Crescita su crescita. È questo dunque il segreto che fa balzare in testa  A questo si aggiungono i debiti pubblici contenuti e l’enorme presenza di riserve valutarie che, a detta degli articolisti, rendono improbabile in questi paesi il rischio di una recessione.
Nella classifica
pubblicata a corredo
dell’analisi, sono elencati i fatturati delle prime 15 aziende dei paesi Bric. In testa a tutti, con largo margine, si piazza, con 137,3 miliardi di euro e il 4,6% di redditività, il produttore petrolifero Sinopec, guidato dal manager Su Shulin, principale concorrente della connazionale Petrolchina, che segue al secondo posto con 104 miliardi di euro di ricavi.
Medaglia di bronzo ai russi di Gazprom, con solo 68,8 miliardi di euro di giro d’affari ma con una redditività altissima, il 26,1%, la più alta della top 15. Il quarto posto della brasiliana Petrobras (64 miliardi) e il quinto della russa Lukoil (47,7 miliardi) certificano lo strapotere delle aziende delle materie prime.
Poi la graduatoria diventa più varia, con il sesto posto di China Mobil (46,2 miliardi), settore telecomunicazioni, il settimo dell’Indian Oil (38,4 miliardi), l’ottavo di China Railway Construction (35 miliardi), il nono del China Railway Group (34 miliardi), questi ultimi due gruppi forti dei poderosi investimenti statali nelle infrastrutture ferroviarie, e il decimo di Reliance, primo gruppo privato indiano del settore energetico. A completare la classifica, altre imprese di Cina e Russia nei settori delle costruzioni e delle telecomunicazioni.

I big alla conquista di aziende nei paesi occidentali

Nessuna delle aziende finite sotto la lente d’ingrandimento dell’Handelsblatt ha conosciuto numeri in rosso nell’anno della crisi globale. E un terzo di esse continua a mietere profitti anche in presenza di una flessione della domanda e dei volumi di affari, una performance che non riesce ad alcuna delle aziende dei paesi occidentali.
D’altra parte i manager delle imprese Bric possono contare su costi del lavoro bassi, su un enorme potenziale di razionalizzazione attraverso nuove organizzazioni del lavoro e sui miglioramenti tecnici, destinati ad aumentare l’efficienza soprattutto nel settore dell’estrazione delle materie prime. Forti di questi risultati, conclude il quotidiano, la maggior parte delle imprese si è gettata in una sorta di campagna acquisti in giro per il mondo, acquisendo aziende più piccole in Canada, Argentina e soprattutto negli altri paesi asiatici.