L’Iss: «Curva in calo, ma il coronavirus non sta scomparendo»

Redazione
17/04/2020

Brusaferro e Rezza predicano prudenza nell'avvicinamento alla fase 2. Dai test alle nuove zone rosse: come saranno le prossime settimane.

L’Iss: «Curva in calo, ma il coronavirus non sta scomparendo»

Il trend di contagio in Italia è in calo, ma il coronavirus non sta scomparendo. A dirlo è l’epidemiologo Giovanni Rezza, dell’Istituto Superiore di Sanità (Iss), nella conferenza stampa organizzata il 17 aprile. Secondo quanto ha spiegato il presidente dell’Iss Silvio Brusaferro, ci sono 160 mila persone positive a tamponi e le persone con sintomi si stanno riducendo con la curva in fase decrescente a livello nazionale. Inoltre, c’è una forte reattività nel segnalare e intervenire precocemente sui nuovi focolai. Tuttavia, serve prudenza nel passaggio alla fase 2.

RITORNO ALLE ZONE ROSSE

Brusaferro ha avvertito che la fase di riapertura andrà fatta «con grande cautela», raggiungendo i contatti e sorveglianza del numero dei ricoveri. «Dovremo ripensare e riorganizzare la nostra organizzazione della vita sia nei trasporti che nel lavoro e nelle attività quotidiane». Rezza ha aggiunto che nella fase 2 sarà importante rafforzare soprattutto il controllo del territorio con l’identificazione rapida dei focolai, test, rintraccio e isolamento dei contatti e azioni di contenimento ed eventuale creazione di zone rosse. Zone rosse che «torneranno ad essere una delle misure importanti quando non ci sarà piu il lockdown del paese». Quanto ai test, permetteranno di convivere con il virus e in particolare con il livello di contagiosità R sotto 1.

Secondo i dati dell’Istituto, sono stati fra 6.000 e 7.000 i decessi avvenuti nelle strutture di ricovero per anziani a partire dal primo febbraio

L’Iss ha poi affrontato il tema della elevata mortalità nelle Rsa. Secondo i dati dell’Istituto, sono stati fra 6.000 e 7.000 i decessi avvenuti nelle strutture di ricovero per anziani a partire dal primo febbraio. Sintomi sono stati individuati in oltre il 40% dei deceduti, ma «è difficile distinguere fra influenza e Covid-19».