Cinesi, catalani, lobbisti: a Bruxelles tutti studiano l’Italia spezzata

06 Marzo 2018 18.00
Like me!

da Bruxelles

La scrittura è rapida, la trama fitta, con le lettere dell'alfabeto latino dei vocaboli in lingua inglese alternate a qualche riga di ideogrammi più larga e rada. Jian Yang, uno dei tre diplomatici della missione della Repubblica popolare cinese, nella stanza prende appunti diligentemente. Lo fanno, per la verità, tutti i presenti di origini asiatiche nella sede dello European Policy Center, uno dei più importanti think tank di Bruxelles, che si è assunto l'impegno di provare a spiegare cosa stia succedendo in Italia all'indomani del voto.

INCONTRO SUL VOTO NOSTRANO. Come succede spesso nella capitale dell'Unione europea, l'appuntamento – un incontro sul voto nostrano e sul referendum dell'Spd tedesca moderato dall'analista Giovanni Grevi e con l'intervento dell'editorialista de Il Sole 24 Ore Adriana Cerretelli e del direttore del programma di politica e istituzioni europee dell'Epc Janis Emmanouilidis – non ha raccolto solo l'attenzione e la partecipazione di una comunità composita di italiani e tedeschi che lavorano nella bolla europea.

PRESENTI DIVERSI DIPLOMATICI. C'erano anche numerosi rappresentanti diplomatici e lobbisti e analisti interessati alle sorti progressive e magnifiche del Paese, dal rappresentante della Hyundai a quello del Cefic, l'importante consorzio delle industrie chimiche; e poi Stephane Rottier – uno degli alti funzionari della Bce passato al Fondo monetario internazionale -, l'ex consigliere del capo economista Peter Praet e appunto i tre inviati dalla rappresentanza diplomatica di Pechino.

Ad ascoltare Emmanouilidis snocciolare le domande sull'effetto della marea grillina e leghista sugli equilibri europei solo tra gli emissari delle ambasciate e delle rappresentanze con sede a Bruxelles si potevano contare 10 diplomatici, della Norvegia e della Svizzera, i Paesi dell'area di libero scambio Ue, dalla Tailandia alla Repubblica Ceca passando per la rappresentanza della Gran Bretagna in uscita dall'Unione europea.

I CATALANI GUARDANO AI LEGHISTI. E oltre ai tre funzionari di Pechino figuravano nella lista dei partecipanti anche altrettanti funzionari della Generalitat della Catalogna. Certamente la maggioranza degli Stati Ue ha utilizzato altri canali di informazione e di analsi, ma la presenza dei rappresentanti catalani dopo la vittoria leghista e considerando quanto a Madrid alcune uscite del governatore lombardo Roberto Maroni siano andate di traverso durante i giorni ad altissima tensione di Barcellona è significativa.

L'Italia è un Paese che non è mai stato unificato, anche se non ne avevamo la prova. Ecco, la notte delle elezioni sfortunatamente l'abbiamo avuta

È a loro, come ai lobbisti dei colossi giapponesi Mitsui e Hyundai o agli analisti di Deloitte che è stato spiegato senza mezzi termini dalla giornalista italiana che «l'Italia è un Paese che non è mai stato unificato, anche se non ne avevamo la prova. Ecco, la notte delle elezioni sfortunatamente l'abbiamo avuta».

«ESASPERAZIONI MOLTO DIVERSE». «C'è un Sud», spiegava, che è la parte più corrotta del Paese e «aspira a vivere di sussidi pubblici» e su cui sono stati investiti e persi miliardi di euro, che si è fatto conquistare dal reddito di cittadinanza. E un Nord competitivo che vorrebbe invece avere meno burocrazia e tasse per esserlo di più. Un «problema economico, sociale strutturale», argomentava di fronte al movimento veloce delle penne degli astanti, «che ha dato vita a due esasperazioni molto diverse». E chissà cosa avranno pensato i diplomatici cinesi di una giornalista che dice del proprio Paese drammaticamente quello che è.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

ARTICOLI CORRELATI

Commenti: 0

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *