Il buco nero al centro della Via Lattea altera lo spazio-tempo

Fabrizio Grasso
29/11/2023

Distante 26 mila anni luce dalla Terra, il supermassiccio Sagittarius A* effettua continue e rapide rotazioni su se stesso. Gli esperti della Nasa: «La velocità è determinata da come si nutre di materia e cresce. Ci aiuterà a capire il suo ruolo nella formazione del cosmo».

Il buco nero al centro della Via Lattea altera lo spazio-tempo

Sagittarius A*, il buco nero supermassiccio al centro della Via Lattea, è in grado di alterare lo spazio-tempo. È quanto emerge da un recente studio di alcuni fisici della Penn State University americana effettuato con il telescopio a raggi X Chandra della Nasa. Analizzando le onde radio e le emissioni presenti nel materiale che lo circonda, gli scienziati ne hanno potuto calcolare la velocità di rotazione capace di trascinare tutto quello che orbita attorno. «In questi casi, lo spazio-tempo non è simmetrico, perché il buco nero lo schiaccia», ha spiegato alla Cnn Ruth Daily, principale autrice della ricerca. «Ricorda da vicino un pallone da calcio». Pur singolare e affascinante, il fenomeno non desta alcuna preoccupazione per la salute della nostra galassia, ma potrebbe aiutare gli esperti a comprenderne origine e sviluppo. Lo studio è disponibile integralmente sulla rivista scientifica Monthly Notice della Royal Astronomical Society.

Sagittarius A*, il buco nero al centro della Via Lattea, altera lo spazio-tempo grazie alla sua velocità di rotazione. Lo studio della Nasa.
La conferenza negli Usa sul buco nero Sagittarius A (Getty Imagess).

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Gli effetti del buco nero supermassiccio sulla Via Lattea

Lo spazio-tempo costituisce il continuum quadridimensionale che descrive il modo in cui siamo abituati a vedere l’Universo. Fonde infatti assieme il tempo unidimensionale e lo spazio tridimensionale, a sua volta composto da lunghezza, larghezza e profondità. Concetto coniato dalla teoria della relatività di Einstein, rappresenta il tessuto spaziale che si curva in risposta ai massicci corpi celesti. Alla presenza di buchi neri, come il Sagittarius A* distante 26 mila anni luce dalla Terra, può deformarsi. Attraverso una continua serie di rotazioni su se stesso, il supermassiccio causa quello che i fisici chiamano effetto Lense-Thirring, anche noto come trascinamento del fotogramma. «Siamo abituati a vivere in un mondo dove tutte le dimensioni sono equivalenti e lineari», ha proseguito Daily. «Nelle vicinanze di un buco nero, tutto si schiaccia come con un pallone da calcio».

Studiando le onde radio con Chandra, gli scienziati della Penn State hanno quantificato anche la velocità di rotazione del buco nero. Sagittarius A*, in una scala che va da zero a uno, ha un movimento angolare tra 0,84 e 0,96, molto vicino al massimo assoluto. L’unico a raggiungere tale valore è M87, situato nell’ammasso della galassia della Vergine a 55 milioni di anni luce dalla Terra. Un dato che, assieme alla massa del supermassiccio, indica che la sua formazione deriva dalla fusione di corpi celesti più piccoli. «È frutto dell’accrescimento, di come si nutre di materia», ha spiegato Dejan Stojkovic, cosmologo presso l’Università di Buffalo. «Conoscerne lo sviluppo consente di scoprire storia e struttura della Via Lattea. Potremo anche dedurre l’esistenza di uno o più warmhole»