Buco nero M87*, una nuova foto conferma la teoria della relatività

Fabrizio Grasso
18/01/2024

Realizzata a un anno di distanza dalla prima e storica immagine pubblicata nel 2019, presenta una piccola variazione di luminosità. Un dato che darebbe ragione ad Einstein. Allo studio hanno partecipato anche istituti di ricerca e università italiani.

Buco nero M87*, una nuova foto conferma la teoria della relatività

M87*, il primo buco nero ad essere immortalato dalla Terra, vanta una nuova foto. Situato al centro della galassia Messier 87, distante circa 55 milioni di anni luce dal nostro pianeta, è oggetto di studio dell’Event Horizon Telescope, il progetto di ricerca avviato per osservare il suo “collega” Sagittarius A* nella Via Lattea. La fotografia in questione, realizzata con il contributo del Greenland Telescope, risale al 2018, un anno dopo quella che gli scienziati decisero di condividere con il mondo solo nel 2019. Le immagini presentano una sottile variazione di luminosità dell’anello esterno che circonda la depressione centrale. Un elemento molto importante per gli scienziati, che confermerebbe la teoria della relatività generale di Albert Einstein. Al progetto di ricerca hanno collaborato esperti italiani dell’Istituto Nazionale di Astrofisica, quello di Fisica Nucleare e delle università di Napoli e Cagliari.

Buco nero M87*, i dettagli della nuova foto scattata nel 2018

Il buco nero M87* rappresenta il cuore pulsante di Messier 87, galassia ellittica gigante a 55 milioni di anni luce dalla Terra. La prima immagine che stupì il mondo nel 2019, realizzata tuttavia due anni prima, aveva confermato la presenza di un anello circolare luminoso, più brillante nella parte meridionale. Ulteriori dati rivelarono una struttura in luce polarizzata, fornendo così maggiori informazioni sulla geometria del campo magnetico e sulla natura del plasma che circonda il buco nero stesso. La nuova immagine, databile nel corso del 2018, dimostra come la posizione del picco di luminosità dell’anello, depressione centrale che gli esperti chiamano anche «ombra del buco nero», si è spostato di circa 30 gradi rispetto alla precedente. Come previsto dalla teoria della relatività generale che Einstein formulò nel 1916.

«Un requisito fondamentale della scienza è fornire risultati», ha spiegato in un comunicato Keiichi Asada, studioso dell’Academia Sinica Institute for Astronomy and Astrophysics di Taiwan che ha coordinato l’intero gruppo di lavoro. «La conferma dell’anello in una serie di dati completamente nuova costituisce una pietra miliare per la nostra collaborazione e una forte indicazione che stiamo osservando l’ombra di un buco nero e il materiale che vi orbita attorno». Oltre al Greenland Telescope, situato nel Circolo polare artico e capace di migliorare la qualità delle immagini dell’Event Horizon, gli esperti hanno sfruttato il Large Millimeter che si trova in Messico. «Avevamo previsto lo spostamento del picco di luminosità già nel 2019», ha spiegato Britt Jeter, collega di Asasa a Taiwan. «Useremo la quantità di oscillazioni per testare le nostre teorie sul campo magnetico e sul plasma intorno al buco nero».

Cos’è l’Event Horizon Telescope che ha realizzato lo studio su M87*

L’Event Horizon Telescope (EHT) coinvolge circa 300 ricercatori e ricercatrici provenienti da Europa, Asia, Africa, Nord e Sud America. Il progetto intende catturare le immagini più dettagliate mai ottenute sui buchi neri, dando vita a un telescopio virtuale delle dimensioni della Terra. «Ha condotto misurazioni di successo anche nel 2021 e nel 2022», ha sottolineato Mariafelicia De Laurentis, docente all’Università degli Studi Federico II di Napoli. «Sono in programma anche osservazioni nella prima metà del 2024». Fra gli italiani che hanno lavorato al progetto anche Ciriaco Goddi, Rocco Lico, Elisabetta Liuzzo, Nicola Marchili e Kazi Rygl. Fondamentale anche il contributo, tra gli altri, del Max Plank Institute di Bonn, delle università di Chicago e Arizona, dell’Osservatorio astronomico del Giappone e della Goethe-Universitaet di Francoforte.