Michelangelo Coltelli

Le 10 bufale del 2018

Le 10 bufale del 2018

31 Dicembre 2018 11.00
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La fine dell’anno si avvicina ed è arrivato il momento di fare il punto della situazione sulle bufale che sono andate per la maggiore nel 2018. Ritengo sia un lavoro importante per rendersi conto su quali temi la disinformazione ha contribuito a modificare la percezione della realtà che ci circonda.

1. VOTA LA SCENZA (CONTRO IL PD)

A febbraio la campagna elettorale era al suo culmine e una delle immagini bufala che ha fatto il giro della Rete era quella di un cartello con cui il Pd invitava chi supporta la scienza a votarli, con errore ortografico incluso, invece che VOTA LA SCIENZA l’immagine ci mostra un VOTA LA SCENZA.

In realtà si trattava di un falso, realizzato ad hoc per prendere in giro gli elettori del Partito democratico. Purtroppo un falso preso per vero da migliaia di persone che l’hanno condiviso indignate. Fa un po’ rabbrividire pensare che ci siano tanti convinti che l’ignoranza sia così dilagante che un cartellone del genere sia stato davvero stampato e appeso senza accorgersi del macro errore.

LE FAKE NEWS SOTTO ELEZIONI

Marzo, con le elezioni, è stato un mese davvero impegnativo sul fronte del fact checking, caratterizzato da tantissima disinformazione, manipolazione dei fatti, e anche tante bufale. D’altronde è abbastanza chiaro che le sorti delle elezioni si giocano non solo a colpi di programmi politici ma anche con le famigerate fake news. Per questo ho scelto due notizie simbolo. La prima è uno dei grandi classici che hanno afflitto i governi Renzi e Gentiloni: sono anni in cui girano post dove si insinua che fantomatici parenti di qualche politico di sinistra siano stati assunti dallo Stato con stipendi da favola. La seconda riguarda invece la pensione dell'ex Capo dello Stato.

2. LA FORTUNA DI ALESSANDRO BOLDRINI

A marzo ci si indignava per Alessandro Boldrini. Il presunto figlio di Laura Boldrini era accusato di gestire 10 cooperative per immigrati da cui ricavava uno stipendio di 6 mila euro al mese. Come in tutti i casi precedenti quello nella foto non è un parente dell'ex presidente della Camera, che tra l’altro non ha figli. Ma il numero di condivisioni anche in questo caso a toccato le centinaia di migliaia.

3. PENSIONE QUIRINALE

Sempre a marzo ha cominciato a circolare in maniera virale un post contro l’ex presidente della Repubblica Giorgio Napolitano: «Giorgio Napolitano non rinuncia ai suoi privilegi», si leggeva in Rete, «pretende 880 mila euro l’anno solo di pensione. È rivolta sul web». La rivolta era ovviamente solo virtuale, solo chi ci cascava s’indignava. Sarebbe bastata una semplice ricerca in Rete per scoprire che lo stipendio di Napolitano non è di 880 mila euro, non lo è oggi che è in pensione non lo era quando era presidente della Repubblica.

LEGGI ANCHE: Chi sono i veri responsabili della diffusione delle fake news?

4. I CLIENTI INSOLVENTI ENEL E LE BOLLETTE BOLLENTI

A cavallo delle elezioni mancava l’allarmismo sulle bollette della luce. L’aumento, veniva spiegayto in tanti post sui social network, sarebbe dovuto ai clienti morosi, per cui Enel avrebbe deciso di rifarsi sui clienti che morosi non sono. Il conteggio di 35 euro in più non aveva alcun appiglio alla realtà. La stessa Enel si vide costretta a un comunicato stampa:

Enel, nel ribadire la propria estraneità alla vicenda, fa presente che nelle bollette attuali e in quelle dei prossimi mesi non risultano voci aggiuntive. Peraltro, in merito a questa vicenda, l’Autorità di Regolazione per Energia Reti e Ambiente (ARERA) è intervenuta direttamente con un comunicato stampa per spiegare meglio che il provvedimento è esclusivamente finalizzato a reintegrare gli oneri di sistema a seguito del mancato versamento da parte di alcune imprese venditrici e non di altri clienti morosi. Il relativo impatto sulle bollette dei consumatori finali non è ancora stato quantificato da ARERA, ma in ogni caso l’Autorità ha precisato che sarà molto contenuto (all’incirca il 2% degli oneri di sistema, e non certo 35 euro).

Ma quelli per cui il comunicato era stato scritto non si fidavano di Enel, ma solo ed unicamente dei propri guru della disinformazione, e il messaggio errato una volta condiviso è praticamente impossibile da fare dimenticare.

5. IL REDDITO DI CITTADINANZA E L'ART.38 DELLA COSTITUZIONE

A marzo è arrivata la polemica sul Reddito di cittadinanza alimentata anche da post sui social non proprio corretti, come questo dove si sosteneva che lo stesso RdC fosse già previsto nella nostra Costituzione all’art. 38.

I fatti naturalmente non stavano così, bastava leggere con attenzione l'articolo in questione per rendersi conto che si fa riferimento alla pensione di invalidità civile (che nel 2018 è di 282,55 euro al mese con diverse modalità). Nulla a che vedere col RdC. E per rendersene conto, come al solito, sarebbe bastato un po’ di spirito critico. Ma purtroppo il tasso di analfabetismo funzionale raggiunto nel nostro Paese fa sì che distinguere tra fatti e manipolazione degli stessi non sia proprio alla portata di tutti.

LE BUFALE POST ELETTORALI

Con l’arrivo del primo caldo e dopo le elezioni, le bufale più virali, perlomeno per qualche mese, non hanno riguardato la politica. Due in particolare hanno circolato moltissimo. Una in particolare l’ho trovata interessante perché mostrava come oggi la computer graphic sia in grado di abbindolare tanti.

6. TUTTI PAZZI PER LE PALLINE COLORATE

Un video mostrava delle palline colorate all’interno di una speciale macchina, palline che magicamente, senza apparente bisogno d’aiuto, finivano ordinate per colore. Il video era un abile falso che è circolato in tutto il mondo con milioni di visualizzazioni.

7. IL SACRIFICIO DELLA MAMMA "CERBIATTA"

Poi siamo passati a un grande classico, una foto estrapolata dal suo contesto, sfruttata per raccontare una storia decisamente diversa dai fatti. L’immagine di un impala accerchiato da ghepardi è stata fatta circolare con questo testo:

Questa foto ha vinto il premio per la miglior foto del decennio e ha portato il fotografo alla depressione. I ghepardi inseguivano una cerva e i suoi due cerbiatti, la madre avrebbe potuto facilmente cacciare i ghepardi ma invece si offrì ai ghepardi affinché i suoi figli potessero correre in salvo. Nella foto si vede che guarda i suoi cerbiatti che corrono sani e salvi mentre sta per essere fatta a pezzi…

Ma in realtà l’unica parte vera del testo era l’ultima riga. Quella nella foto non è un appunto un cerbiatto ma un impala, la foto non ha vinto premi come miglior foto del decennio, l’impala non è immobile per permettere ai propri cuccioli di fuggire, non ci sono cuccioli. L’impala è probabilmente immobile solo in quanto sotto choc, conscio che sta per morire. Umanizzare gli animali piace molto a chi diffonde bufale, specie se a tema animalista.

8. LA SCORTA E L'ATTICO DI ROBERTO SAVIANO

A giugno sui giornali e sui social è partita la campagna contro Roberto Saviano, a cui il ministro dell’Interno Matteo Salvini aveva detto avrebbe tolto la scorta in poco tempo (cosa che per ora non mi risulta affatto sia avvenuta). Tra i tanti post e articoli che sono circolati in Rete il testo che segue è quello che ha fatto più condivisioni:

Questo signore ha la scorta pagata da 10 anni, costo circa 3 milioni annui. Con i suoi racconti (copiati) e massacrando la reputazione dei napoletani, ha guadagnato milioni di euro, si è comprato case in mezza Europa e un attico a New York, ma si fa pagare ancora la scorta dai contribuenti. Esponenti dell’antimafia hanno ribadito più volte che la scorta non serve a Saviano… In pratica la camorra non lo caga proprio.

Già il fatto che si faccia menzione di un fantomatico attico a New York dovrebbe farci capire che chi ha scritto il post sta raccontando bugie. La leggenda vuole che Saviano viva in un attico nella Grande Mela da quando fu chiamato a insegnare presso un’università della zona. Rilasciò un’intervista mentre era alloggiato nella casa che gli era stata messa a disposizione dall’università per il suo periodo negli States e da allora i suoi detrattori usano la storia per sostenere abbia comperato un attico da svariati milioni di dollari, compreso il noto filosofo e opinionista Diego Fusaro, sia in Rete che in televisione. La scorta di Saviano comunque non è una sua scelta, e non costa 3 milioni di euro. Se quella dell'ex presidente della Camera Laura Boldrini, composta da 27 persone, costava 1 milione di euro all’anno quella di Saviano costa meno, anche se non è quantificabile, visto che coinvolge meno soggetti, e che lui non ha alcun incarico istituzionale.

LEGGI ANCHE: Perché Salvini non può levare la scorta a Saviano

9. LE UNGHIE DI JOSEFA

Con luglio le polemiche si sono spostate sui migranti, e sulla famosa foto di Josefa, la donna salvata dopo il naufragio del barcone su cui viaggiava da una Ong. La foto post salvataggio mostrava la povera Josefa con le unghie smaltate.

I complottari italiani non hanno trovato nulla di meglio da fare che sostenere che quella fosse dimostrazione del fatto che fosse tutto falso. Era impossibile che avesse le unghie smaltate alla perfezione dopo essere stata in balia del mare. Ovviamente la spiegazione era molto più semplice, le unghie le sono state smaltate a bordo della nave di soccorso, dai ragazzi della Ong che hanno cercato di farla sentire meglio dopo la bruttissima avventura vissuta.

LEGGI ANCHE: Le fake news razziste sullo smalto di Josefa

10. KAOS, IL CANE EROE DI AMATRICE

Sempre a luglio, un’altra storia estiva ha fatto il giro delle prime pagine. Un povero cane è morto (forse avvelenato) e secondo tanti giornali si trattava di un eroe che aveva partecipato ai soccorsi di Amatrice. Le cose non stavano affatto così. Ma aggiungere il dettaglio, seppur inventato o non verificato, ha reso la news virale. Sarebbe come al solito bastato analizzare qualche dettaglio per accorgersi di come fosse impossibile che il povero Kaos avesse avuto qualche ruolo nei soccorsi post terremoto. Speriamo che il 2019 ci porti meno bufale, ma più che altro meno disinformazione e manipolazione dei fatti. Noi comunque saremo sempre qui, pronti a fare fact checking quando necessario.

maicolengel@butac.it
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