Le fake news non riguardano solo analfabeti digitali e over 65

14 Gennaio 2019 14.28
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Premetto, non sono nessuno per mettermi a fare le pulci a studi di importanti università, ma quando ho visto alcuni dei titoli riportati acriticamente dalla stampa italiana ho deciso che era il caso di riportare anche la mia opinione. Non sono nessuno, ma sono più di sei anni che analizzo bufale, disinformazione e fake news, e se si parla della materia fatico a stare zitto.

Riporta l'Ansa:

Sono gli over 65 a condividere più spesso le fake news

E nel sottotitolo:

Analizzati i dati di 1300 persone durante la campagna presidenziale Usa

Lo studio, realizzato dai ricercatori del laboratorio di social media e partecipazione politica (SMaPP) della New York University e della Princeton University, lo si può trovare qui, su Science Advance. Ma è uno studio a mio avviso molto parziale e incompleto. Il problema di base è quali fake news sono state prese in esame, e ancor più importante quali siti sono stati presi in esame; e si torna al problema dell'anno scorso, con lo studio dell'università di Oxford già trattato su Butac. La prima cosa da evidenziare è che dei 3.500 soggetti partecipanti allo studio solo il 38%, quindi meno della metà, ha permesso ai ricercatori di accedere al proprio profilo social e analizzarne i dati. Non un grande successo in termini di raccolta, ma sicuramente un buon punto di partenza. Il problema sono appunto i domini scelti per l'analisi, come riporta lo studio:

The Silverman list is based on the most-shared web domains during the election campaign as determined by the analytics service BuzzSumo. Silverman and his team followed up their initial results with in-depth reporting to confirm whether a domain appeared to have the hallmark features of a fake news site: lacking a contact page, featuring a high proportion of syndicated content, being relatively new, etc. We took this list and removed all domains classified as “hard news” via the supervised learning technique used by Bakshy et al. (23) to focus specifically on fake news domains rather than the more contested category of “hyperpartisan” sites (such as Breitbart). (The authors used section identifiers in article URLs shared on Facebook that are associated with hard news—“world,” “usnews,” etc.—to train a machine learning classifier on text features. They ultimately produced a list of 495 domains with both mainstream and partisan websites that produce and engage with current affairs.) The resulting list contains 21 mostly pro-Trump domains, including well-known purveyors such as abcnews.com.co, the Denver Guardian, and Ending the Fed. In analyses using this list, we counted any article from one of these domains as a fake news share. (See below for details on these coding procedures and a list of domains in what we refer to as our main BuzzFeed-based list).

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LO STUDIO SI BASA SU UNA LISTA INCOMPLETA

La lista che hanno usato è quella di Craig Silverman, redattore di BuzzFeed.com, lista che riguarda 495 domini. Ma i ricercatori hanno scelto di eliminare dalla stessa tutti i siti che pubblicano "news ufficiali" (quindi testate registrate, magari dubbie, ma comunque ufficiali). L'hanno fatto ritenendo che, ad esempio, una condivisione da siti come Breitbart.com (estrema destra americana) non sia una condivisione di fake news, ma solo di notizie estremamente di parte. Alla fine è venuta fuori una minuscola lista di 21 siti, e solo su quelli si è basato lo studio. Ventuno siti che producono solo bufale. Ventuno siti che somigliano a quei domini inventati che vanno tanto di moda anche da noi. Non so voi, ma io non ho tanta paura di siti come Catena Umana o Tutti i crimini degli immigrati, non ritengo siano pericolosi i blog FatoQuotidaino o la Repubica, so che chi condivide quello che pubblicano lo farebbe comunque, conscio o meno che si tratta di notizie inventate e manipolate. Le condividono perché sanno bene che qualcuno ci può cascare. Ma ci cascano appunto solo quelli che sono digitalmente poco alfabetizzati, probabilmente gli stessi over 65 che saltano fuori dallo studio americano. Invece mi preoccupano molto di più coloro che condividono articoli di testate registrate, articoli che sono comunque notizie false o manipolate, dai Soldi per i terremotati spariti ai Tagli ai vitalizi ma anche i 123 bambini salvati dalla polizia di Detroit per non parlare dei tanti articoli falsi contro l'Unione europea. Quelle sono condivisioni che mi preoccupano, perché so che possono essere prese per buone – viste le fonti – da chiunque, che abbiano 20 o 65 anni poco importa. Ecco, quelle notizie, quei domini di testate note, non sono stati minimamente presi in considerazione dallo studio dell'università di Princeton.

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BUFALE E DISINFORMAZIONE

E quindi? Quindi se dovessimo traslare in italiano lo studio, si potrebbe affermare che la bufala del senatore Cirenga ha fatto presa su chi ha superato una certa età. Ma è quella bufala che ci deve preoccupare, o è la costante disinformazione attuata da testate registrate e note? Io onestamente sono molto più preoccupato dalla seconda. Le bufale inventate di sana pianta capita che siano persino divertenti e non particolarmente dannose. Mentre le notizie false passate da certe testate serie sono veramente destabilizzanti, anche perché si nascondono benissimo in mezzo alle notizie vere. Perché su quelle non si concentra mai nessuno? Sì, certo si è registrata la levata di scudi come contro l'articolo di Franco Bechis sui vaccini, ma è raro. La maggior parte delle volte chi evidenzia le falsità sono solo i fact-checker o gli esperti della materia, gli altri continuano a venerare le loro amate testate registrate come se fossero sempre senza macchia.

LE FAKE NEWS NON SONO PREROGATIVA DEGLI ANALFABETI DIGITALI

Con la scusante del «è scritto nero su bianco», ci sono testate che quotidianamente pubblicano una notizia falsa. E sono lette da un pubblico trasversale, che va dai 20 ai 70 anni. Cullarsi nella sicurezza che no, noi non ci caschiamo perché siamo digitalmente alfabetizzati e non abbiamo 65 anni è sciocco. In quelle bufale ci cascano tutti. La Pravda italiana ad esempio ne pubblica costantemente, senza che nessuno dica niente (merito anche del fatto che senza abbonamento online molti degli articoli sono impossibili da leggere in formato digitale). Evidenziare queste cose non interessa a molti, continuare a cullarci nella falsa sicurezza che le fake news siano qualcosa che riguarda solo ed esclusivamente analfabeti digitali fa evidentemente comodo a tutti. Queste, come spiegato in testa all'articolo, sono ovviamente le mie modestissime opinioni su un fenomeno che mi affascina, pur non ritenendomi affatto un esperto della materia. Ma sono a metà del guado, ho 46 anni, sono in rete dal 1993 (anzi, se parliamo di BBS Point ci sono da ben prima), frequento amici che vanno dai 19 ai 60 anni e onestamente sono molto più preoccupato dei miei coetanei incapaci che di tanti giovani e non più giovani… I giovani (specie quelli americani) sono refrattari a certe fake news anche perché non sono interessati ai temi che trattano. Se invece che notizie di politica come quelle analizzate si fossero concentrati su altri tipi di temi forse i risultati sarebbero stati differenti.

Butac (Bufale un tanto al chilo)

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