Bulldozer sui negoziati

Redazione
27/09/2010

Non ha fatto in tempo a scadere la moratoria di 10 mesi sulla costruzione di nuovi insediamenti in Cisgiordania, che...

Non ha fatto in tempo a scadere la moratoria di 10 mesi sulla costruzione di nuovi insediamenti in Cisgiordania, che le ruspe stavano già scavando ad Ariel, la quinta colonia più popolosa della West Bank.
Le immagini dei coloni, con tanto di betoniera in funzione fin dalle prime ore del mattino del 27 settembre, oltre a irritare i palestinesi, rappresentano la prima grande minaccia alla continuazione dei negoziati di pace.
Mahmoud Abbas, presidente dell’Autorità nazionale palestinese (Anp), ha da tempo avvertito la controparte israeliana: se non si estende la moratoria, saltano i negoziati.
Il premier Benjamin Netanyahu, pressato dalla parte più intransigente del Likud e dai partner di governo, non è stato in grado di andare al di là di generiche rassicurazioni d’intenti: «Siamo pronti a proseguire nei negoziati con i palestinesi.Spero che il presidente Abbas non abbandoni il tavolo e che si unisca ai molti che ormai sono convinti dell’onestà delle mie intenzioni di arrivare finalmente alla pace».
Per non mandare in pezzi le sorti dei negoziati di pace, israeliani e palestinesi, secondo quanto rivela il quotidiano Jerusalem Post, avrebbero siglato una mini-moratoria decisionale di una settimana: entro sette giorni si deve trovare un compromesso sugli insediamenti o i negoziati, cominciati appena un mese fa, potrebbero davvero naufragare.
 

Per Barak un accordo è ancora possibile

In aiuto a Netanyahu (e ai negoziati), sono arrivate le dichiarazioni del ministro della Difesa Ehud Barak, che ipotizza un 50% di chance che israeliani e palestinesi riescano a trovare un accordo. Di quale natura però, Barak non lo dice.
L’impressione è che a questo punto sia difficile per i vertici di Tel Aviv tenere fermi i coloni in Cisgiordania.Il 28 settembre, infatti, è prevista la ripresa dei lavori in molte altre colonie: Shavei Shomron, Adam, Oranit, Yakir, Revava, Kokhav Hashahar, Kedumin e altre.
Ciò che si può dare per scontato è che, mentre le escavatrici cominceranno a bucare il suolo della West Bank, le linee telefoniche Tel Aviv-Washington rimarrano, così come lo sono state nelle immediate ore antecedenti alla scadenza della moratoria, roventi.

La nave pacifista israeliana in rotta verso Gaza

Il 26 sera Netanyahu ha sentito due volte il segretario di Stato Usa Hillary Clinton, e una volta il presidente egiziano Hosni Mubarak e il re di Giordania Abdullah II. Per tutti, rassicurazioni sulla volontà di andare in fondo ai negoziati, insediamenti a parte.
Intanto, un gruppo di pacifisti israeliani, chiamato “Jews for Justice for Palestinians“, di base in Gran Bretagna, ha annunciato di avere intenzione di rompere il blocco navale israeliano nella striscia di Gaza.
La nave degli attivisti, carica di aiuti umanitari per i palestinesi, è partita il 26 settembre da Cipro. La marina israeliana ha già fatto sapere che non sarà lasciata arrivare a destinazione.