Business mediorientali

Redazione
19/10/2010

Di Federica Zoja Un ricco banchetto da mille miliardi di dollari ed ecco che passa ogni paura. Squagliati come neve...

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Di Federica Zoja

Un ricco banchetto da mille miliardi di dollari ed ecco che passa ogni paura. Squagliati come neve al sole anche i timori che da un decennio turbano i sonni degli imprenditori americani: l’angoscia da minaccia islamista o l’ansia per le brame nucleari di Teheran.
È questo l’auspicio del ministero degli Affari economici americani, preoccupato dalla ritrosia delle insegne nazionali di medie dimensioni a penetrare un mercato in piena espansione. E così, nel tentativo di dare slancio all’export statunitense verso il Medio Oriente, la diplomazia a stelle e strisce ha deciso di infondere coraggio alle proprie aziende esponendo i piani di sviluppo infrastrutturale che rivoluzioneranno nove Paesi arabi nell’arco di 10 anni.

Tassi di crescita e agevolazioni

Agli ambasciatori americani, impegnati nella settimana dal 18 al 23 ottobre in un tour di sei tappe attraverso gli Stati Uniti, il ministero ha assegnato il compito di illustrare opportunità concrete di investimento nei Paesi arabi per un valore complessivo di mille miliardi di dollari, appunto: per esempio, le chance non mancano nel quadro della strategia decennale di sviluppo delle ferrovie e del sistema sanitario libici, del valore di 325 miliardi di dollari.
L’Algeria, invece, spenderà 287 miliardi di dollari in cinque anni per progetti di potenziamento di infrastrutture, telecomunicazioni e trattamento dell’acqua. Dal cilindro magico, gli ambasciatori “girovaghi” hanno estratto “conigli” sorprendenti: il tasso di crescita del Qatar, +19% su base annua secondo il Fondo monetario internazionale; un’intesa siglata con l’Oman per un’area comune di libero scambio con gli Usa; un sistema agevolato di tassazione per le aziende straniere che investono in Kuwait.

Egitto meta privilegiata

«Vogliamo aiutare le società americane che non hanno esperienza con il Medio Oriente affinché gli Stati Uniti esportino di più laggiù» ha spiegato Robert D. Hormats, sottosegretario di Stato per gli Affari economici, in un’intervista all’agenzia Bloomberg pubblicata il 19 ottobre.
Fra i Paesi sponsorizzati dalla “manovra pubblicitaria” americana vi è anche l’Egitto, il cui settore delle Tlc dovrebbe crescere del 20% nei prossimi tre anni. Per l’assistenza sanitaria si attende inoltre un incremento del 5% in due anni, ha riferito Margaret Scobey, ambasciatrice Usa al Cairo (Leggi l’intervista a Silvio Albini, imprenditore bergamasco che ha investito nel settore tessile egiziano).

Occhi puntati sull’Iraq

L’iniziativa americana ha coinciso con il summit sugli investimenti in Medio Oriente organizzato dall’agenzia Reuters (18-20 ottobre), da cui sono giunti segnali incoraggianti.
Gli analisti hanno evidenziato una ripresa trasversale in tutta la regione: in Egitto, Gb Auto, azienda assemblatrice di pezzi di autoveicoli, ha sfiorato il 50% di crescita del profitto netto anno su anno; nel settore edilizio, dopo il collasso del 2009, alcuni progetti statali hanno ritrovato impulso ad Abu Dhabi o a Riyad; il Qatar sta investendo in infrastrutture per l’educazione; nell’emirato di Abu Dhabi sono in costruzione abitazioni per i residenti autoctoni. E soprattutto dall’Iraq si attendono crescenti necessità di infrastrutture per un arco di tempo indefinibile.