Bye bye king of soul

Redazione
10/10/2010

“The King of Rock’n’Soul”, come amava farsi chiamare, è morto improvvisamente a 70 anni mentre mentre stava volando da Los...

Bye bye king of soul

“The King of Rock’n’Soul”, come amava farsi chiamare, è morto improvvisamente a 70 anni mentre mentre stava volando da Los Angeles ad Amsterdam, per una delle date della sua tournée.
Il 12 ottobre Solomon Burke, avrebbe dovuto suonare in un club della città olandese, insieme alla band De Dijk. La causa del decesso non è stata ancora resa nota dalle autorità.

Il reverendo del soul

Di certo il mondo perde una grandissima voce che entrerà nella storia della musica, oltre che un personaggio di ineguagliabile genialità e orginialità. Nato a Philadelphia il 21 marzo del 1940 al piano superiore di una chiesa Gospel, il “profeta” Solomon iniziò a suonare nella veste di predicatore dei canti afroamericani.
Conducendo un programma radiofonico, la star nera iniziò a sperimentare il suo talento anche con generi profani come il blues e il rythm’n’blues.

Pietra miliare della musica americana

Solomon era talmente bravo che qualche anno dopo, nel 1962, riuscì a firmare un contratto con la casa discografica Atlantic Records, incidendo il primo album “Solomon Burke”. Nel 1966 il successo internazionale “”Everybody Needs Somebody to Love”, coverizzata dai Rolling Stones e cantata poi anche dai Blues Brothers nell’omonimo film del 1980. Così come era sua, la voce delle sensuali note di “Cry to me”, in “Dirty Dancing”.
La notorietà era arrivata anche se, nel suo genere, quello che sarebbe diventato il leggendario re del rock restava schiacciato da totem già affermati come Aretha Franklin, Ray Charles Stevie Wonder e Otis Redding.
Quest’ultimo aveva anche contribuito al suo lancio, con una cover del 1965 della sua “Down in the Valley”. La sua consacrazione però come grande maestro del rock arrivò negli anni Ottanta, quando band storiche come i Rolling Stones lo avevano eletto  tra i loro modelli più forti. Persino musicista Tom Waits, tra i più grandi e raffinati outsider, lo definì «uno degli architetti della musica americana».

Il patriarca dalla grande famiglia

Nonostante il successo, non ha mai rinnegato le sue radici religiose, fonte a cui Burke attribuiva la profondità dei suoi testi, spesso nati da riflessioni spirituali. «Molti artisti sostengono di trarre la loro ispirazione dalla chiesa» raccontava, ma «pochi sono si spingono davvero dentro la materia, oltre la superficialità».
Padre di 21 figli e nonno di 90 nipoti, nel 2001 il re del rock si è conquistato un posto nella Rock and Roll Hall of Fame di Cleveland, il museo dedicato ai più influenti artisti, produttori e personalità del mondo della musica. Nel 2003 ha vinto un Grammy.
Il suo ultimo album, “Nothing’s Impossible”, risale al giugno 2010.