Caccia all’infedele

Fabio Chiusi
06/10/2010

Borghezio: «In Europa il no al partito islamico».

Caccia all’infedele

Altro che “Milano Nuova”. Contro una lista civica islamica, come quella ipotizzata dal portavoce del centro culturale di viale Jenner, Abdel Hamid Shaari, serve un divieto costituzionale. Come per il partito fascista. «Sosterrò con tutte le mie forze la proposta de La Padania, anche in sede europea», afferma l’europarlamentare leghista Mario Borghezio a Lettera43. «I milanesi sono già stati shoccati dalle migliaia di musulmani in preghiera davanti al Duomo», prosegue, «gli slogan di un partito islamista sarebbero un ulteriore shock che non auguro alla nostra capitale morale».

Domanda: Onorevole Borghezio, la Lega parla di partito islamico, ma Shaari afferma che la religione non c’entra nulla.

Risposta: Credo che questa iniziativa confermi le nostre previsioni, e cioè che l’avanzata delle richieste islamiste alle nostre autorità sarebbe sfociata presto o tardi in una richiesta di rappresentanza politica. Nessuna questione sul legame tra candidati e religione, tuttavia la nascita di un partito di fatto islamista è un gravissimo rischio, tanto più quando, come in questo caso, nasce da un luogo sinistro come viale Jenner, che è stato ripetutamente al centro di indagini della magistratura per attività pericolosissime.

D. Ammettiamo la religione non conti nulla. Serve un partito degli immigrati?

R. Serve alla sinistra, che non ha altre speranze. Per la sinistra un partito degli immigrati può essere una scialuppa di salvataggio dal prevedibile disastro elettorale. Non è un caso che l’annuncio di Shaari sia stato dato alla vigilia delle elezioni amministrative e, molto probabilmente, anche di quelle politiche.

D. Non tutti a sinistra, tuttavia, si sono detti favorevoli a questa iniziativa.

R. Le prese di distanza sono speciose, perché la sinistra che non ha fatto nulla per contrastare le pretese provenienti da viale Jenner.

D. Pensa sia possibile escludere l’infiltrazione di estremisti all’interno della lista?

R. Né più né meno di come è stato possibile escludere infiltrazioni da viale Jenner.

D. Che tuttavia non sono mai state provate.

R. Però ci sono le indagini. Ripeto, è agli atti che il percorso di quel centro culturale si sia intersecato con attività poco chiare.

D. La Padania ha ipotizzato un divieto costituzionale per la creazione di un partito islamico, come già avviene per il partito fascista. Che ne pensa?

R. La proposta mi trova entusiasticamente consenziente, credo sia intelligente e la sosterrò con tutte le energie anche in sede europea.

D. C’è davvero la possibilità che, oggi o nel futuro prossimo, si possano portare sul piatto della discussione politica temi come l’infibulazione, il velo integrale, la costruzione di moschee?

R. Il rischio esiste, essendo molto numerose le sacche di presenza islamica non solo in grandi città come Torino e Milano ma anche, per esempio, nei paesi dell’emilia rossa. Una presenza massiccia che ritengo preoccupante e pericolosa.

D. Perché si sente parlare di laicità dello Stato soltanto quando sta per nascere un movimento vicino all’Islam? E quelli cristiani?

R. Non è questo il taglio che prevediamo, perché la presenza di persone di religione islamica non mi preoccupa minimamente: in una società civile ci deve essere il riconoscimento di diritti indipendentemente da razza e religione.

D. Però un partito cristiano è lecito e uno islamico no.

R. Certo. Anche un partito buddista sarebbe lecito. Ma non un partito islamico, perché sarebbe un partito islamista. Ed è sempre troppo tardi quando viene espulso chi, con la scimitarra nascosta sotto la palandrana, è pronto a tagliare gli attributi a chi non grida Allah akbar.