Cairo, guerriglia civile

Redazione
02/02/2011

dal Cairo Andrea Bernardi Sono oltre 500 i feriti degli scontri tra manifestanti pro e contro Mubarak, scoppiati la mattina...

dal Cairo
Andrea Bernardi

Sono oltre 500 i feriti degli scontri tra manifestanti pro e contro Mubarak, scoppiati la mattina del 2 febbraio. Hanno trovato riparo all’interno del palazzo trasformato in moschea nei pressi di piazza Tahrir, dove sono stati uditi anche degli spari, e alcuni di loro versano in condizioni tanto gravi da rendere necessari interventi di rianimazione (guarda la diretta da piazza Tahrir di Al Jazeera).
Tra i soccorritori ci sono medici con indosso il camice ma anche tanta gente comune, che si è rimboccata le maniche per dare una mano. «Là fuori», ha raccontato a Lettera43.it un ragazzo, «volava di tutto». Stando alla tivù Al Jazeera, ci sarebbero anche alcune vittime tra i manifestanti (leggi la notizia del corteo parallelo pro-Mubarak). Il bollettino ufficiale del ministero della Sanità ha annunciato un soldato di leva morto negli scontri e 403 feriti (leggi la testimonianza da piazza Tahrir).

Incendiato il Museo egizio a colpi di molotov

Nel mirino dei supporter del raìs, il Museo egizio, dato alle fiamme a colpi di molotov. L’esercito è ora al lavoro per tentare di spegnere le fiamme, mentre continuano le violente sassaiole tra le opposte fazioni pro e contro Mubarak, sia nella centrale piazza Tahrir del Cairo, sia nelle strade adiacenti. Da molte zone si innalzano colonne di fumo. Echi di colpi di armi automatiche, sparate con ogni probabilità dai ranghi dell’esercito, si odono da piazza Tahrir. Gruppi di manifestanti filo Mubarak avrebbero anche colpito con molotov e una fitta sassaiola due carri armati a un’entrata di piazza Tahrir.
ARRESTATI I PICCHIATORI. Nel frattempo, fonti dell’esercito hanno reso noto l’arresto di alcuni supporter armati del presidente egiziano. Il che ha avvalorato l’ipotesi che si sia trattato di una manifestazione ad hoc pilotata dal regime, con infiltrati e picchiatori professionisti.
Lo stesso esercito ha assicurato anche la protezione degli attivisti anti-governativi ma molte divise erano presenti anche nel corteo avversario. Una circostanza che ha buttato un’ombra sulla posizione, forse non esattamente monolitica, delle forze armate, considerate da molti l’ago della bilancia in questo braccio di ferro tra Mubarak e gli egiziani (leggi l’articolo sull’annuncio del presidente egiziano che non si ricandiderà alle prossime elezioni).

La manifestazione parallela: ‘Questo è il vero Egitto’

I disordini (guarda la photogallery dell’ultima giornata di scontri al Cairo) sono cominciati nella mattina quando una parte del corteo pro-Mubarak, che si era dato appuntamento intorno a piazza di Mustafa Mohammud bloccando il traffico dell’intera area, ha fatto irruzione in piazza Tahrir forzando i cordoni formati dai manifestanti anti-governativi. ‘Questo è il vero Egitto’, c’era scritto sui loro striscioni (leggi la cronaca della grande manifestazione di piazza Tahrir).
Alcuni uomini della polizia sono stati portati in spalla sventolando bandiere egiziane. Le stesse scene si sono verificate sotto la sede della televisione di Stato, sul vialone 6 Ottobre, luogo degli scontri nei giorni scorsi, dove i manifestanti vicini al raìs si sono radunati, protetti dai militari a piedi e sui mezzi blindati.
GIORNALISTI NEL MIRINO. Nel mirino dei supporter di Mubarak sono finiti anche i giornalisti presenti in piazza, presi a calci e pugni. «Hanno rotto le macchine fotografiche e le telecamere», ha denunciato un testimone. I reporter sono stati portati in salvo dai manifestanti che si sono fatti largo con bastoni e pugni tra la folla. E hanno trovato rifugio all’interno delle abitazioni della zona limitrofa e soccorsi dalle donne.

La denuncia di El Baradei e dell’Onu

Intanto, il leader dell’opposizione Mohamed El Baradei, in un’intervista alla Bbc si è detto «estremamamente preoccupato». Inoltre il Premio Nobel, e leader dell’opposizione, ha ribadito che il tempo del presidente egiziano Hosni Mubarak e finito e che se ne deve andare. El Baradei ha poi accusato il governo di usare «tattiche della paura» contro l’opposizione.
«ATTACCO INACCETTABILE. Da Londra, deve si trovava per una visita ufficiale, il segretario generale dell’Onu Ban Ki-moon ha condannato con forza gli «attacchi inaccettabili contro i manifestanti pacifici», invitando l’Egitto e gli altri Paesi arabi ad «ascoltare più attentamente i sinceri desideri dei loro popoli».
Timore per il precipitare degli eventi al Cairo è stato espresso anche dagli Usa: «Gli Stati Uniti sono preoccupati per gli arresti e gli attacchi ai media», ha dichiarato il portavoce del dipartimento di Stato, Philip Crowley. E la Casa Bianca ha ribadito la condanna della «violenza contro i pacifici manifestanti» di piazza Tahrir: «Ogni violenza istigata dal governo deve cessare immediatamente. Il messaggio che il presidente Obama ha mandato al presidente Mubarak è stato chiaro, è giunto il momento per un cambiamento».