Cairo, reporter sotto assedio

Redazione
03/02/2011

dal Cairo Andrea Bernardi Dopo i cortei, i sit-in  e la guerriglia, Il Cairo il 3 febbraio ha vissuto anche...

dal Cairo
Andrea Bernardi

Dopo i cortei, i sit-in  e la guerriglia, Il Cairo il 3 febbraio ha vissuto anche la caccia allo straniero, soprattutto se giornalista, da parte dei sostenitori di Mubarak (guarda la photogallery della guerriglia del Cairo).
Era chiaro già dal 2 febbraio, il giorno dello scontro tra fazioni pro e anti raìs (leggi la cronaca degli scontri al Cairo), quando reporter e operatori erano stati presi a calci e strattonati per sottrarre e rompere videocamere a apparecchiature. Dal pomeriggio del 3 febbraio gli squadroni  pro-regime si sono spinti oltre e hanno assediato gli hotel nelle vicinanze del centro, alla ricerca dei giornalisti.
PORTE BLINDATE NEGLI HOTEL. Una fotografa israeliana ha raccontato a Lettera43.it che la sicurezza dell’hotel Hilton, non lontano dal Museo egizio, ha preso in consegna macchine fotografiche e videocamere per evitare problemi.
Anche negli altri alberghi l’assedio è continuato per tutta la seratai con  giornalisti costretti a barricarsi nelle proprie stanze, e spingendo contro le porte i mobili. Sotto, gruppi di 20, 50 ‘mercenari’ armati urlavano e a minacciavano di morte, mostrando i coltelli.
A qualche centinaio di metri da piazza Tharir, la reception di un albergo ha addirittura blindato la porta d’entrata con pannelli di metallo. Ai giornalisti ospiti è stato chiesto, per sicurezza, di tenere le luci spente e di non avvicinarsi alle finestre.

Piazza Tahrir tra i colpi dei cecchini e le aggressioni

Per uno straniero è difficile passare inosservato al Cairo. Anche solo camminare fuori dal perimetro di piazza Tahrir è rischioso. Le vie di accesso sono presidiate da picchiatori armati di bastoni e coltelli.
I giornalisti che sono arrivati sul luogo degli scontri hanno raccontato di essere stati aggrediti appena scesi dal taxi vicino al Ponte dei Leoni. Mentre dai tetti di un hotel sono partiti colpi di arma da fuoco: i cecchini hanno cominciatio a sparare sulla folla. È girata, nella confusione generale, anche la voce che altri coleghi fossero stati arrestati dalla polizia segreta. Intanto l’esercito, con le mitragliatrici dei carri armati, si è limitato a sparare in aria cercando di riportare la situazione alla normalità, senza riuscirci.
COME IN UNA TRINCEA. Al Cairo le violenze erano ricominciate in mattinata. Il lato est di piazza Tharir era un vero e proprio campo di battaglia. I sostenitori del raìs e i criminali assoldati dal partito di governo non hanno mollato. La piazza è riuscita a respingere gli assalti che arrivavano dai ponti. Poi, al grido di Allah akbar, Dio è il più grande, è partita l’offensiva.
I militari hanno spostato i blindati ed è volata qualche molotov. I manifestanti anti-governativi sono avanzati velocemente, mangiando posizioni, quasi si trattasse di una guerra di trincea, ai sostenitori del regime conquistando il grande ponte 6 Ottobre.
E proprio dal ponte uomini vestiti con giacche di pelle e con radioline in mano, evidentemente poliziotti in borghese, impartivano ordini ai sostenitori del raìs. Alcuni giovani del movimento, però, sono riusciti a catturare un infiltrato. La folla, inferocita, lo ha trascinato verso la piazza dove gli sono stati sequestrati documenti e un coltello. Non è l’unico a essere stato rinchiuso n una stanza dietro la Moschea.
Una voce si è fatta largo tra gli attivisti: pare che alcuni picchiatori abbiano confessato di essere stati ingaggiati dal Partito Nazionale.