I calciatori già stanchi dei milioni dell’Arabia Saudita e la trappola fiscale che li blocca

Pippo Russo
15/01/2024

L'ex capitano del Liverpool Henderson e il Pallone d'oro 2022 Benzema fanno i capricci e vogliono tornare in Europa. Ma sono prigionieri di contratti d'oro, con stipendi esentasse. Che, soprattutto per i giocatori britannici, verrebbero dimezzati in caso di rientro nel Regno Unito. E pure l'ipotesi prestito è complicata. Storia di un impiccio economico che frena i ripensamenti.

I calciatori già stanchi dei milioni dell’Arabia Saudita e la trappola fiscale che li blocca

Stanchi d’Arabia? È l’interrogativo che ha preso a farsi largo fin dalle prime settimane di questa annata calcistica che vede la Saudi Pro League (Spl) impegnata ad affermarsi in un ruolo di élite sul piano sportivo internazionale. E riguarda lo stato d’animo dei calciatori che hanno deciso di trasferirsi da quelle parti. Forse qualcuno fra loro si è già pentito della scelta? Certo, il denaro in quantità insolente è argomento forte abbastanza da vincere qualsiasi perplessità sul trasferimento in un campionato il cui livello tecnico rimarrà comunque per lungo tempo al di sotto degli standard dei principali tornei europei e ammortizzare le perplessità sul drastico cambio di vita e abitudini. Ma poi si scopre che in un Paese così diverso bisogna viverci giorno per giorno, mentre il bonifico arriva soltanto una volta al mese. E per quanto si tratti di noie e malinconie ben retribuite, rimane il fatto che la mancanza del clima agonistico vero armi più d’un ripensamento. Per non parlare della lingua, delle abitudini troppo diverse – per esempio allenamenti la sera tardi perché di giorno la temperatura è insostenibile e arriva anche a 50 gradi, o di sessioni interrotte dalle preghiere – e anche delle restrizioni in materia di condotta pubblica e privata.

La malinconia dorata di Jordan Henderson all’Al-Ettifaq

Col campionato saudita iniziato nel mese di agosto, già in ottobre cominciavano a circolare voci di stanchezza. Il tabloid inglese The Sun raccoglieva malumori non dichiarati ufficialmente – anche perché, visto quanto pagano, i sauditi non apprezzerebbero di sicuro – ma molto insistenti. Alimentati da calciatori abituati a temperature agonistiche del massimo livello e ora scaraventati a giocare in cornici da calcio amatoriale. Si narra soprattutto di un Jordan Henderson, ex Liverpool, depresso per essersi ritrovato a giocare, col suo Al-Ettifaq, davanti a nemmeno 10 mila spettatori sul campo dell’Al-Fateh. E quella “folla” non era nemmeno il minimo, poiché The Sun riferisce di una gara giocata davanti a ben 976 persone. In ogni caso, la media non va oltre i 5 mila paganti, quanti popolerebbero gli spalti di una gara della quarta serie inglese. E se a ciò si aggiunge che molti dei calciatori approdati in Spl si sono trovati a giocare in squadre di metà classifica – l’Al-Ettifaq è all’ottavo posto, a meno 28 dalla vetta -, ecco che per loro la depressione aumenta.

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Jordan Henderson dell’Al-Ettifaq e Karim Benzema, capitano dell’Al-Ittihad, prima della partita tra le loro squadre nel campionato arabo (Getty).

Non bastano 3 milioni di euro al mese: si è parlato anche di Juventus 

La scelta di Henderson, tra le altre cose, era stata fortemente criticata anche da un punto di vista etico, dato che il centrocampista in passato aveva spesso sposato la causa Lgbtq+ e ora si è trasferito in un Paese che criminalizza le unione tra persone dello stesso sesso: nel video di presentazione del nuovo acquisto, il club saudita aveva addirittura oscurato la fascia da capitano arcobaleno. Per non parlare delle questioni di traiettoria di carriera: a 33 anni, nel pieno della maturità e ancora nel giro della nazionale inglese, optare per un prepensionamento agonistico non è stata sicuramente considerata dagli osservatori come la scelta più logica. «Volevo qualcosa che mi entusiasmasse», aveva detto Henderson in un’intervista a The Athletic prima dell’inizio della stagione. Oltre 3 milioni di euro al mese in effetti possono entusiasmare. Ma alla fine anche per lui è arrivata la grande disillusione. A livello di calciomercato si è parlato pure di un interessamento della Juventus, almeno nell’ottica di un trasferimento in prestito, già da gennaio 2024. La pista però si è raffreddata in fretta.

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La presentazione di Henderson con fascia arcobaleno al braccio oscurata.

Benzema è diventato un caso che ha fatto indispettire i tifosi

Alcuni giocatori sono già usciti di scena per motivi vari. Neymar e Gabri Veiga sono out per infortunio, ma lo spagnolo sembra particolarmente insofferente: del resto ha solo 21 anni ed è tra i più giovani ad aver fatto questo tipo di scelta, snobbando l’Italia e la corte del Napoli. Di Firmino si sono perse le tracce. Diverso il caso di Karim Benzema, in cui è il calciatore a generare fastidio e disappunto nei tifosi. Era arrivato rivendicando la scelta di trasferirsi in Arabia per ragioni di identità musulmana. Ma il suo rendimento al di sotto delle attese (uno dei motivi che hanno zavorrato il cammino dell’Al-Ittihad) ha fato indispettire i tifosi, al pari dei sospetti di essere stato lui la principale causa dell’esonero dell’allenatore Nuno Espírito Santo.

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Karim Benzema affrontato da Georginio Wijnaldum e Jordan Henderson (Getty).

La vacanza prolungata alle Mauritius e l’interesse di United e Chelsea

Benzema, Pallone d’oro 2022, ha segnato solo 9 gol e il suo Al-Ittihad campione in carica è settimo a -25 punti dalla capolista Al-Hilal. I problemi si sono acuiti quando, prima di Natale, l’attaccante francese ha saltato tre allenamenti. Poi non si è presentato nemmeno per il mini-ritiro di inizio anno che la squadra doveva fare a Dubai: i compagni, il nuovo allenatore Marcelo Gallardo e lo staff sono partiti senza di lui. Secondo il giornale spagnolo Marca Benzema si è giustificato dicendo di essere stato bloccato da un ciclone alle Isole Mauritius, dove si trovava in vacanza. L’atteggiamento è inequivocabile. Tanto che in Premier League si sono già mosse: Manchester United e Chelsea vorrebbero portarlo in Inghilterra almeno fino a giugno.

Conto salato se si decide di rompere anzitempo il vincolo contrattuale

Ma c’è un altro motivo di particolare avvilimento, specie per i calciatori inglesi finiti in Arabia: il rischio di vedersi presentare un conto fiscale salatissimo qualora decidessero di rompere anzitempo il vincolo contrattuale e tornare a casa. Come ha spiegato il sito The Athletic il generoso regime fiscale saudita funziona soltanto se la permanenza da quelle parti dura per un intero anno fiscale. Un ritorno anticipato si rivelerebbe un bagno di sangue.

Stipendi esentasse in Arabia: nel Regno Unito aliquota di almeno il 47 per cento

Gli stipendi dei calciatori in Arabia sono esentasse: nessuna imposta sul reddito viene riscossa. Nel Regno Unito l’aliquota è di almeno il 47 per cento, oltre ai contributi da versare per la previdenza sociale. Lo stipendio verrebbe in pratica dimezzato con un ritorno a casa. Secondo gli esperti fiscali britannici, i giocatori che si sono trasferiti nell’estate del 2023 devono trovarsi fuori dall’Inghilterra dopo il 5 aprile 2024 e poi per l’intero anno fiscale successivo, quindi fino al 5 aprile 2025, se vogliono mantenere il regime agevolato.

Massimo 90 giorni in visita, ma vietato lavorare più di un mese

I calciatori possono tornare a visitare la Gran Bretagna per un massimo di 90 giorni in un anno fiscale mantenendo lo status di residenza fiscale non britannica, a condizione che non ne trascorrano più di 30 lavorando. Qui però si parla di altro, e cioè di fare marcia indietro. Ecco perché per i giocatori che vogliono tornare a tempo pieno in Premier League o per gli allenatori che vengono licenziati – Nuno Espírito Santo si è già riaccasato al Nottingham Forest – il conto da pagare è salato.

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Nuno Espirito Santo allenava in Arabia ma dopo l’esonero è tornato in Premier League al Nottingham Forest (Getty).

Ipotesi di prestito? Occhio alla residenza fiscale continuativa…

E l’ipotesi di un cambio di maglia ma solo in prestito? Potrebbe essere problematico comunque, perché in quel caso il calciatore che ha appena lasciato la Premier League rischia di essere trattato come un residente fiscale continuativo, perdendo i benefici. Meglio finire di nuovo in Europa ma in un altro campionato, come quello spagnolo o italiano, sfruttando il giochetto finanziario. Oppure, volenti o nolenti, i sofferenti devono rimanere lì. Schiavi del loro ricco contratto. Che è un bel soffrire, certo. Ma per chi fino a un anno prima giocava la Champions League e ora si ritrova a scorrazzare in un clima da torneo dopolavoristico, il malessere è comprensibile.

I calciatori già stanchi dei milioni dell'Arabia Saudita e la trappola fiscale che li blocca
Henderson e Benzema quando si affrontavano in finale di Champions League, in un Liverpool-Real Madrid del 2018 (Getty).