La nuova era del calcio saudita tra perplessità, invidia e il nostro disprezzo ipocrita

Pippo Russo
03/01/2024

Come sta andando in Arabia il campionato che vorrebbe diventare il più ricco e attrattivo del mondo? In chiaroscuro: pesano i flop di Neymar e Benzema, l'audience bassa in Occidente, il livello scarso dei giocatori locali. Ma l'Europa che si sente superiore sa che non può fare a meno dei soldi dei nuovi dominatori. Analisi di una contraddizione tra i due mondi.

La nuova era del calcio saudita tra perplessità, invidia e il nostro disprezzo ipocrita

Se lo spettacolo non vi piace provate a fare a meno dei nostri soldi. La nuova era del calcio in Arabia Saudita, che poi è anche una nuova era del calcio globale, procede per la sua strada senza curarsi delle perplessità che la circondano. E anzi, proprio le altrui perplessità sono un segno di forza. Soprattutto, è segno di forza registrare lo stupore dei perplessi. Che è uno stupore illividito dalla paura di perdere centralità, di vedere erodere egemonia. E ancor più, ciò che loro brucia è vedersi imporre un’approssimazione da esperimento a cielo aperto. Da quest’altra parte, dove è radicato il calcio che si fregia di detenere la tradizione, non ci si dà pace nel veder condurre la sperimentazione di un nuovo modello. Una sperimentazione fatta con l’uso delle più ingenti risorse e la razzia di molti fra i calciatori più quotati sul mercato globale sa infatti d’insopportabile spreco; ché le prove progettuali vanno fatte con maggior cautela, procedendo per versioni beta e senza buttare nel calderone il meglio delle risorse che il mercato metta a disposizione. Invece i sauditi fanno già come se avessero costruito la lega più ricca e attrattiva del mondo, ma intanto la gestiscono rivendicando il diritto al neofitismo che è dovuto a chiunque si sia appena messo in cammino o abbia effettuato il salto di grado. Chi proprio se la sente, vada a eccepir loro in faccia.

La nuova era del calcio saudita tra perplessità, invidia e il nostro disprezzo ipocrita
La classifica della Saudi Pro League aggiornata a inizio 2024.

Dislivello fra calciatori stranieri star e colleghi locali non adeguati

E certo i motivi di perplessità sono giustificati, poiché l’avvio della lega calcistica che vuole affermarsi come la più attrattiva al mondo mostra qualche intoppo. Problemi di aspettative, più che di funzionamento. C’è innanzitutto un livello qualitativo che è quello che è. Il dislivello fra calciatori stranieri che tuttora sarebbero titolari nei top club europei e calciatori locali che non troverebbero spazio nelle squadre della nostra Lega Pro genera un forte senso di disarmonia. Inoltre, l’audience del pubblico televisivo europeo è da programmi dell’accesso (su La7 i numeri sono da panico). A ciò va aggiunta una tendenza all’esonero degli allenatori che dà idea di una certa impazienza nel vedere realizzare gli obiettivi: dopo sole 13 giornate di campionato ne erano stati cacciati sette, fra cui il tecnico campione in carica Nuno Espírito Santo, messo alla porta dall’Al-Ittihad a causa del non soddisfacente rendimento nella Coppa dei Campioni asiatica.

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Nuno Espirito Santo passato dall’Al-Ittihad al Nottingham Forest, in Premier League (Getty).

Neymar fuori per infortunio, Benzema criticato e infelice

Infine, anche alcuni fra i protagonisti dello spettacolo stanno mancando all’appello, sia pure per motivi diversi: un grave infortunio ha messo fuori causa Neymar per l’intera stagione, Karim Benzema sta rendendo nettamente al di sotto delle aspettative e inoltre è finito nel mirino perché sospettato di essere il principale motivo della cacciata di Nuno Espírito Santo, prima di svanire misteriosamente dai social a cavallo di Capodanno, per poi riapparire a Madrid tra nostalgia e voci di malessere per la sua vita araba.

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Jordan Henderson dell’Al-Ettifaq saluta Karim Benzema dell’Al-Ittihad (Getty).

L’unico che si diverte sembra essere Ronaldo: nuovi record

Chi invece se la sta godendo alla grande è Cristiano Ronaldo, che in un campionato così approssimativo ha possibilità di edificare record praticamente inattaccabili e intanto continua a scaricare in curva o sulla barriera tutti i calci di punizione concessi all’Al-Nassr negli ultimi 40 metri di campo. Se poi capita, come in occasione della gara fra Al-Ittihad e Al-Nassr, di veder concedere complessivamente 18 minuti di recupero fra primo e secondo tempo, ci si rende conto di come da quelle parti si giochi già un calcio a sé. Insomma, un bilancio in chiaroscuro e molte cose da correggere sulla strada dell’affermazione nel ruolo di lega calcistica leader sul piano globale.

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Cristiano Ronaldo dell’Al-Nassr: dietro di lui si vede anche l’ex Inter Alex Telles (Getty).

L’Europa invidiosa sa che la sua egemonia è in declino

Ma detto delle cose che non funzionano e di quelle perfettibili, rimane intero l’elemento di contraddizione. La missione dei sauditi è non soltanto quella di appropriarsi del calcio, ma anche di cambiarlo. Dunque anche i lazzi e le maldicenze di chi non aspetta altro che rimarcare certi vizi da parvenu fanno parte del gioco. I sauditi hanno messo in conto tutto ciò, mentre pianificavano l’operazione di scalata del calcio globale.

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Striscioni di sostegno dei tifosi dell’Al-Hilal a Neymar dopo l’infortunio (Getty).

Ma soprattutto hanno messo in conto la doppia morale di chi guarda schifato e dà di gomito al vicino quando gli capita di vedere andare storta qualcosa di questo vasto esperimento neo-calcistico. Che se ne stiano pure a fare le comari esprimendo quel senso di superiorità che è ormai fuori dal tempo, l’altra faccia di un declino di cui sono ben consapevoli ma sperano di esorcizzare distillando bile e sparlando tutte le volte che possono. Perché per loro quei parvenu sono anche una salvezza. È grazie al loro denaro che possono ancora starsene lì a dir male dei nuovi dominatori.

Chi disprezza vende: e incassa i soldi che sistemano i debiti…

C’è stato un tempo in cui si diceva che «chi disprezza compra». Oggi invece chi disprezza vende. E prega il cielo di poter continuare a vendere, e che questa bonanza saudita duri ancora quanto basta per consentire di sistemare i conti di centinaia di club che stanno sulla sponda europea del calcio globale. Tanto prima o poi arriverà il momento in cui anche i sauditi inizieranno a spendere in modo più misurato. E a quel punto, in Europa, oltre alle ironie e al disprezzo rimarranno debiti, piagnistei e speranze in decreti salva-calcio.