Francesco Pacifico

Calcio, dai cinesi niente spese folli: il Milan è avvisato

Calcio, dai cinesi niente spese folli: il Milan è avvisato

06 Agosto 2016 10.00
Like me!

Niente a che vedere con gli sceicchi arabi o gli oligarchi russi. Gente che scalava gli storici club europei (Psg, Manchester City, Chelsea) o strappava i migliori campioni alla concorrenza (Zlatan Ibrahimovic, Sergio Aguero, Yaya Touré) soltanto per dimostrare agli amici e ai nemici il proprio potere. La loro immensa ricchezza.
Dopo lunghissime trattative un gruppo di investitori cinesi ha messo le mani sul Milan. A una cifra tutto sommato abbordabile (740 milioni di euro) per un club che ancora si considera il più vincente al mondo, ha un nome conosciuto in tutto il globo (quindi grandi possibilità di marketing inespresse) e possiede il più grande centro sportivo in assoluto.
Per un po’ meno della metà l’Inter è finita nelle mani di Zhang Jidong, re degli elettrodomestici con un patrimonio da 15,3 miliardi.
FORCHIELLI DOCET. No, proprio niente a che vedere con emiri e oligarchi.
Lo ha capito da tempo Alberto Forchelli, capo del Fondo Mandarin e ambasciatore finanziario italiano in Cina: «Vogliamo proprio vedere quando Mancini vorrà un altro attaccante e i dirigenti dell’Inter dovranno aspettare il sì di Jidong. Perché il calcio europeo, non soltanto quello italiano, è troppo dinamico per il sistema cinese. E soprattutto non è remunerativo per chi ha come un unico imperativo il business. Io, quando mi hanno chiesto un consiglio su cosa e dove comprare, li ho semplicemente sconsigliati».
TROPPO ACCENTRATORI. Forchielli infatti ricorda: «Gli imprenditori cinesi sono dei grandi accentratori: devono decidere tutto loro. Quando le aziende diventano globali, il processo di internalizzazione diventa molto lungo e complesso: bisogna aspettare che torni il boss, che vuole fare tutto da solo e poi non ci riesce perché è da solo».
«All’Inter», conclude il manager, «dovranno abituarsi all’idea che tutto si decide a Nanchino».
Oltre al fatto che mancano i petrodollari e i petrorubli.

Tra ambizioni sportive e finanziarie

A Pechino il governo ha stanziato 850 milioni di dollari per fare del calcio lo sport nazionale e portare la squadra di casa tra le prime cinque al mondo.
Ma il progetto ha un orizzonte decennale.
Da spalmare in un Paese con 1 miliardo di abitanti e grande come l’Europa intera.
SOLO 275 MLN PER IL MERCATO. Per un attaccante discreto come Jackson Martinez sono stati spesi 42 milioni (Guangzhou Evergrande). Per un Gervinho funambolico quanto incostante si è arrivati a staccare un assegno da 18 (Hebei China Fortune).
Ma a ben guardare tutta la Superleague ha impegnato per l’ultima campagna acquisti 275 milioni di euro.
Per intenderci, nell’ammaccata e impoverita Serie A, al calciomercato scorso, sono state fatte transazioni per 600 milioni di euro.
1 MILIARDO PER I DIRITTI TIVÙ. Nell’ex Celeste impero non si sprecano soldi. A maggior ragione nel pallone. Verso il quale i cinesi hanno un atteggiamento schizofrenico: non lo praticano perché lo considerano sport da ricchi e perché il loro campionato è un coacervo di corruzione, dove non a caso sono state arrestate decine e decine tra calciatori, allenatori, manager e arbitri per le combine.
Ma nel contempo impazziscono per i campionati stranieri.
Passano ore nei bar a vedere la Premier League, la Liga o la nostra Serie A.
E siccome il business nell’era moderna è anche consenso, ecco Dalian Wanda Group, società immobiliare, staccare un assegno da 1 miliardo per mettere le mani su Infront, broker di diritti tivù di campionati importanti come quello italiano.

Il movimento procede a piccoli passi

Sempre sul versante degli affari, c’è il governo che spinge per ottenere i Mondiali di calcio del 2026 o del 2030.
Accanto al tentativo, in parte riuscito con Olimpiadi ed Expo, di dare lustro al regime, c’è la necessità di creare nuovi business per dare ossigeno alla domanda interna.
Ma la stessa praticità si registra in tutti i passi fatti dal movimento.
Prima dei Martinez, dei Texeira o degli Hulk, sono arrivati onesti gregari come Dario Conca e Elkeson.
E vecchi campioni come Fabio Cannavaro (per non parlare di Marcello Lippi) per insegnare calcio al sistema.
OLTRE IL LATO SPORTIVO. In Europa, se si fa eccezione per il 20% dell’Atletico Madrid, i paperoni del Far East hanno comprato per lo più club di secondo livello in Premier o di Championship (l’ultimo è il Wolverhampton di Walter Zenga).
E in ogni operazione si massimizza oltre il lato sportivo. A Sheffield gli imprenditori cinesi hanno chiesto, prima di investire nel calcio, se si poteva guadagnare anche riqualificando il centro cittadino.
Le sponsorizzazioni alla Serie B portoghese sono vincolate al fatto che ogni anno decine di giovani asiatici e allenatori possano fare esperienza in quello che è per loro calcio vero.
Cioè la seconda divisione lusitana.  

 

Twitter @FrrrrrPacifico

© RIPRODUZIONE RISERVATA

ARTICOLI CORRELATI

Commenti: 0

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *