Calcio, Mondiali Qatar: «Non abbiamo schiavi»

01 Ottobre 2013 05.37
Like me!

Ali bin Samikh Al Marri – presidente del Comitato nazionale del Qatar per i diritti umani – ha risposto indignato «non c’è schiavitù nel mio Paese» al Guardian. Il giornale britannico aveva affermato che lo stato del Golfo Persico utilizzasse lavoratori stranieri sottopagati per la realizzazione delle opere dei Mondiali di calcio del 2022.
«IL GOVERNO RISOLVE I PROBLEMI». Al Marri, in una conferenza stampa del primo ottobre a Doha, la capitale qatariota, ha affermato: «Non vi è schiavitù o lavoro forzato in Qatar, le informazioni riportate dal giornale inglese sono false e i numeri citati sono esagerati», aggiungendo che vi sono stati dei problemi, ma che il governo sta facendo il possibile per risolverli.
PER IL GUARDIAN 44 INCIDENTI SUL LAVORO IN 2 MESI. Nell’inchiesta pubblicata il 26 settembre, il Guardian riportava dati dell’ambasciata del Nepal a Doha, secondo i quali 44 lavoratori nepalesi sarebbero morti tra il 4 giugno e l’8 agosto del 2013, di cui più della metà per arresto cardiaco o incidente sul lavoro.
Secondo Narinra Bad, coordinatore della comunità nepalese in Medio Oriente, presente alla conferenza stampa assieme ad Al Marri, sarebbero 151 i nepalesi morti quest’anno in Qatar, di cui 15 sul posto di lavoro.
L’AMBASCIATRICE NEPALESE RICHIAMATA IN PATRIA. Il giorno stesso della pubblicazione dell’inchiesta del Guardian, l’ambasciatrice nepalese nel Paese del Golfo, Maya Kumari Sharma, è stata richiamata a Khatmandu dal governo per comportamento non conforme al decoro diplomatico. In un’intervista pubblicata oggi dal quotidiano di Doha, The Peninsula, Sharma ha affermato di non aver mai rilasciato interviste né al Guardian né alla BBC e di non aver mai dichiarato che «il Qatar è una prigione a cielo aperto», affermazione riportata da diversi media e che ha scatenato critiche e discussioni.
«LE MIE PAROLE SONO STATE TRAVISATE». Secondo Sharma, le sue parole sarebbero state manipolate da giornalisti nepalesi per ragioni politiche.
Il ministero del Lavoro del Qatar intanto ha fatto sapere che sta assumendo nuovi ispettori per verificare più approfonditamente le violazioni dei diritti dei lavoratori nell’emirato. Fra quelle segnalate nell’inchiesta del Guardian vi erano vari ‘effetti collaterali’ del sistema di immigrazione dell’emirato, la Kafala:  mancati pagamenti dello stipendio, ritiro del passaporto, mancato accesso all’acqua potabile e l’obbligo di lavorare nei cantieri con temperature superiori ai 45 gradi.
DOHA ‘IMPORTA’ FORZA LAVORO. Il Qatar ha una popolazione complessiva di 1,9 milioni di abitanti, di cui circa il 20% di origine nepalese. Oltre il 90% della forza lavoro è composta da stranieri e nel prossimo decennio il Paese è pronto ad assumere un altro milione di lavoratori stranieri per completare la costruzione delle infrastrutture per ospitare la manifestazione iridata del 2022.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

ARTICOLI CORRELATI

Commenti: 0

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *