Renzi e Calenda separandosi hanno perso un’occasione e adesso è caccia all’alleato

Luca Di Carmine
29/01/2024

L'ex ministro pensa a un nuovo soggetto liberale da lanciare dopo le Europee e intanto imbarca Rosato e Bonetti. Escluso un ritorno di fiamma col senatore di Rignano, guarda a +Europa che però è divisa. Nel mare magnum di sigle e siglette i due ex cercano la quadra. Anche se insieme avrebbero potuto attirare i delusi di Fi.

Renzi e Calenda separandosi hanno perso un’occasione e adesso è caccia all’alleato

Un «partito della Repubblica», un nuovo soggetto cui dare vita dopo le elezioni europee che si rifaccia alla tradizione liberale, repubblicana e riformista. Per andare oltre Azione. Questa l’idea che ha in mente Carlo Calenda, rivelata durante l’incontro con la stampa a Montecitorio per presentare due nuovi ingressi nel partito: l’ex ministra nei governi Conte II e Draghi, Elena Bonetti (che diventerà vicepresidente), e l’ex renziano di ferro Ettore Rosato (che sarà vicesegretario), cacciato a fine settembre dal senatore di Rignano prima dell’addio ufficiale. «Entro in Azione per riunire ed allargare ciò che la storia ha diviso», ha dichiarato Bonetti. «Con Carfagna e Gelmini siamo a tre ex ministre del governo Draghi, un’esperienza i cui contenuti vogliamo assolutamente portare avanti», ha sottolineato Calenda, sventolando metaforicamente la famosa “agenda Draghi”. «Il bipolarismo così come l’abbiamo conosciuto finora si avvia alla sua fine», ha aggiunto Rosato. «Dobbiamo costruire un’alternativa di centro forte a questo centrodestra e al Pd».

L’occasione mancata di Renzi e Calenda e l’incognita della soglia di sbarramento alle Europee

Il problema, per tutti, sarà superare la soglia di sbarramento del 4 per cento prevista per le Europee. Nodo che non si sarebbe posto se Renzi e Calenda fossero rimasti insieme, mentre l’immagine su cui tutti in Parlamento concordano è di due che dopo aver vinto il primo premio alla lotteria hanno smarrito il biglietto. Poteva essere, la loro unione, una forza centripeta capace di attirare consensi tra tutti i delusi al centro, in primis dalla Forza Italia orfana di Berlusconi e guidata dal “grigio” Tajani. La pietanza però non è riuscita e, anzi, la torta non è stata nemmeno messa nel forno. Da mesi Azione e Italia viva hanno gruppi separati alla Camera e al Senato. A Montecitorio Calenda vanta 12 deputati contro i nove renziani, mentre a Palazzo Madama è l’ex premier ad avere sette senatori, tra cui lui stesso, mentre Azione dispone di quattro senatori all’interno del gruppo misto, tra cui Calenda. Il quale, secondo i sondaggi, alle Europee potrebbe tentare anche la corsa solitaria: l’ultimo rilevamento di Alessandra Ghisleri dà Azione al 4,3 per cento, mentre Iv si ferma al 2,8. Insieme non avrebbero problemi e avrebbero circa gli stessi voti delle Politiche. Ma Renzi e Calenda sono divisi e il rischio è restare fuori da un luogo ormai decisivo come Bruxelles.

Renzi e Calenda separandosi hanno perso un'occasione e adesso è caccia all'alleato
Matteo Renzi e Carlo Calenda (Imagoeconomica).

Le mire di Azione e Iv su +Europa che però è spaccata al suo interno

Così si guarda a +Europa, data almeno al 2,5 per cento, con cui entrambi vorrebbero allearsi. «Credo che noi non avremmo problemi a superare la soglia di sbarramento da soli, ma con +Europa ci uniscono molti temi, non sarebbe un’alleanza meramente elettorale, ma avrebbe una forte valenza politica», osserva non a caso Osvaldo Napoli (Azione). Insomma, sarebbe un peccato non farla, anche se l’intesa con gli ex radicali è «ancora tutta per aria», sussurrano i calendiani. Il problema, però, è proprio +Europa a esser divisa al suo interno. Con almeno tre posizioni diverse. Emma Bonino, per esempio, ancora scottata dalla rottura con Calenda alle Politiche, guarda decisamente più verso Renzi, così come anche Benedetto Della Vedova. Per un’alleanza più strutturata con Azione è invece il presidente di +Europa Federico Pizzarotti (ex sindaco di Parma), secondo cui «tra noi l’accordo è compatibile, anche perché facciamo parte della stessa famiglia europea, l’Alde». Infine, Riccardo Magi che sogna ancora di poter tenere dentro tutti: la sua proposta è una lista di scopo, proprio per superare lo sbarramento, con +Europa, Azione e Italia Viva. «Noi siamo pronti ad allearci con Bonino, ma non vogliamo ammucchiate», frena però Matteo Richetti, capogruppo di Azione a Montecitorio.

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Riccardo Magi, Benedetto Della Vedova ed Emma Bonino (Imagoeconomica).

Il gelo con il Pd che ormai ha scelto Conte come alleato naturale

E Renzi? A parte dialogare con un pezzo di +Europa, l’ex premier al momento sembra avere dalla sua parte solo Clemente Mastella, con il suo movimento Noi di Centro, e Totò Cuffaro. Un po’ poco per superare la soglia. Mentre altri soggetti che si muovono in quest’area sono il movimento Sud chiama Nord di Cateno De Luca, di cui è presidente anche l’ex sottosegretaria pentastellata Laura Castelli, e l’inossidabile Centro Democratico di Bruno Tabacci. Insomma, tutto un magma di sigle che, per avere qualche ambizione europea, sono costrette a dialogare tra loro. Unico tratto in comune di Renzi e Calenda è che nessuno pensa più ad alleanze tra ex (ma c’è pure chi dice «mai dire mai») e tanto meno col Pd che guarda ai 5 Stelle. «Con Renzi ho già dato, la questione è chiusa», ha tagliato corto Calenda a Montecitorio. Lo stesso vale per il Pd a trazione Schlein che ormai sembra aver scelto Giuseppe Conte come alleato naturale. «Col Pd si potranno fare battaglie comuni, ma non alleanze stabili», aggiunge l’ex ministro dello Sviluppo economico, che poi cita quel che è successo in Sardegna, coi dem che si sono fatti imporre la candidata Alessandra Todde dai 5 Stelle. E Calenda rifila una stilettata a Schlein anche sulla proposta di sit-in davanti alla Rai. «I miei figli fanno i sit-in di protesta, cosa giustissima alla loro età, ma ai politici spetta dare risposte concrete e risolvere i problemi…».