Calipari, «Roma non voleva le indagini»

Redazione
21/12/2010

Secondo l’ultima rivelazione di Wikileaks sull’Italia, pubblicata dal Guardian il 20 dicembre, «il governo» italiano ha bloccato «i tentativi delle...

Calipari, «Roma non voleva le indagini»

Secondo l’ultima rivelazione di Wikileaks sull’Italia, pubblicata dal Guardian il 20 dicembre, «il governo» italiano ha bloccato «i tentativi delle commissioni parlamentari di aprire le indagini» sulla tragica morte di Nicola Calipari, il funzionario del Sismi morto in Iraq il 4 marzo del 2005.
È scritto in un cablogramma datato 3 maggio 2005 dall’allora ambasciatore americano a Roma Mel Sembler. Nel documento, il diplomatico ha riportato a Washington gli scambi di opinioni avvenuti il giorno precedente a palazzo Chigi tra la delegazione Usa e Gianfranco Fini (all’epoca ministro degli Esteri), il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Gianni Letta e il capo del Sismi Niccolò Pollari.
Sembler nel dispaccio ha ricordato che gli Stati Uniti e Italia condividevano il desiderio che il caso Calipari non andasse a condizionare i rapporti bilaterali, e per questo si richiedeva una discesa in campo di George W. Bush e Condoleezza Rice. «Il governo italiano vuole lasciarsi l’incidente alle spalle», ha scritto ancora l’ambasciatore. Tanto che il premier italiano decise di convocare il diplomatico per “ricevere” in anticipo una copia del rapporto sulla morte del funzionario, basato «sull’inchiesta congiunta con gli Usa».

Quando Roma invocò l’assenso di Washington

Non solo. In vista dell’intervento in Parlamento di Silvio Berlusconi, gli interlocutori di Sembler arrivarono addirittura a chiedere un confronto, anche telefonico tra i vertici dei rispettivi governi «in modo che il premier italiano possa dire alle Camere di aver già discusso la questione con gli americani».
Per questo l’ambasciatore suggerì al dipartimento di Stato «di considerare una telefonata al vicepresidente Fini» nei giorni successivi, per dare segno forte di condivisione del desiderio italiano «di lasciarsi alle spalle l’incidente».
In un dispaccio successivo al intervento alle Camere, datato il 9 maggio 2005, l’ambasciatore ha poi messo in evidenza che l’Italia sulla vicenda Calipari ha voluto evitare a tutti i costi le critiche. Tanto da aver ignorato una questione fondamentale: «Perché solo una macchina su 30 passate per il check point è stata colpita dal fuoco?» Secondo il diplomatico infatti a questa risposta il governo non ha dato alcuna risposta.

Sgrena chiede la riapertura del caso

«Sapere che il caso Calipari è stato insabbiato dalle stesse persone che hanno celebrato Nicola come un eroe mi fa venire i brividi». Questo il commento a caldo di Giuliana Sgrena, la giornalista del Manifesto che il 4 marzo del 2005 si trovava a bordo della Corolla sulla quale perse la vita il funzionario del Sismi. A questo punto Sgrena ha invocato la riapertura del caso attraverso una commissione parlamentare d’inchiesta. «Era immaginabile che le cose fossero andate più o meno così in nome della ragione di Stato, ma leggere i fatti nero su bianco, con i nomi di Fini, Letta e Pollari,  mi fa venire i brividi. Non riesco ad accettarlo. Non si può sacrificare così un servitore dello Stato». 
Notizie agghiaccianti quelle pubblicate da Wikileaks secondo Ettore Rosato, deputato del Pd e componente del Copasir, «Calipari è stato un servitore dello Stato», ha aggiunto Rosato, «è stato uno dei migliori uomini della nostra intelligence, pensare che il governo Berlusconi abbia impedito di fare luce sulla sua morte è inquietante».
Le rivelazioni di Wikileaks hanno scosso i palazzi del potere italiani, ma non hanno stupito la moglie di Calipari, la signora Rosa. La donna che oggi è vicepresidente dei deputati del Pd di fronte al cablogramma del Guardian ha provato «la stessa sensazione» che ebbe leggendo «quelle pagine del rapporto italiano sulla morte di Nicola in cui si definiva l’uccisione “non intenzionale”». Il rapporto fu pubblicato dall’amministrazione americana con degli omissis che furono facilmente rimossi dal blog Macchianera.it a maggio del 2005. Dal cablogramma diplomatico adesso la deputata ha solo qualche conferma in più: il governo italiano voleva chiudere il caso al più presto e mettere al sicuro le relazioni con gli Stati Uniti.

Le reazioni di Palazzo Chigi

Non si è fatta attendere la reazione di Palazzo Chigi. «Ancora una volta i resoconti di Wikileaks attribuiti all’ambasciatore americano in Italia corrono il rischio di accreditare posizioni, non solo mai assunte dal governo italiano, ma esattamente contrarie alla verità. Evidentemente, in quei resoconti si sono scambiati i desideri con la realtà, le domande con le risposte. E le valutazioni personali di diplomatici americani a Roma si sono trasformate in presunte “posizioni ufficiali” che il governo italiano non ha invece mai assunto. Inutili quindi, o strumentali, le polemiche su qualcosa che non esiste» è scritto in una nota della presidenza del Consiglio.
Secondo il governo inoltre i fatti e i documenti proverebbero il contrario di quanto affermato dai file di Julian Assange. E cioè che la relazione del governo italiano arriverebbe a conclusioni differenti dall’inchiesta americana sul caso. «Basta questo per dimostrare come le presunte rivelazioni di Wikileaks siano, ancora una volta, assolutamente prive di fondamento; e, quindi, fuorvianti».