Perché l’Italia è sempre più esposta a eventi climatici estremi

Redazione

Perché l’Italia è sempre più esposta a eventi climatici estremi

Pasini, fisico del Cnr, sulla grandinata di Pescara: «Il nostro Paese non è più protetto dall'anticiclone delle Azzorre». La causa? Il riscaldamento globale. Così le perturbazioni in arrivo da Nord non incontrano resistenza.

10 Luglio 2019 17.48
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L’Italia è sempre più esposta ad eventi climatici estremi perché manca la ‘protezione’ che era data una volta dall’anticiclone delle Azzorre. Lo spiega Antonello Pasini, fisico dell’atmosfera del Cnr (Consiglio Nazionale delle Ricerche), nel giorno in cui Pescara è stata investita da una violenta grandinata che ha causato anche 18 feriti, trasformando le strade in fiumi e rendendo la città «impraticabile», come dichiarato dal sindaco Carlo Masci. «Una volta questi fenomeni avvenivano solo dopo Ferragosto perché l’anticiclone ci proteggeva dalle correnti perturbate», sottolinea Pasini, «ora la circolazione è cambiata, arrivano anticicloni più caldi come quello libico, così non solo ci sono più ondate di calore, ma anche più eventi estremi».

PASINI (CNR): «EPISODI DEL GENERE SEMPRE PIÙ FREQUENTI»

Queste modifiche nella circolazione, precisa l’esperto, sono dovute ai cambiamenti climatici. «Con il riscaldamento globale si è amplificata la circolazione equatoriale, e appunto anticicloni che prima non uscivano dal deserto ora riescono ad arrivare nel nostro Paese. A differenza di quello delle Azzorre però questi non riescono a stabilirsi stabilmente e a ‘proteggerci’ dalle perturbazioni che vengono da Nord», dice Pasini. «I singoli eventi come quello di oggi non possono essere ascritti al riscaldamento globale, ma è un fatto che vediamo sempre più frequentemente questi episodi, e bisogna essere pronti perché la tendenza è questa».

LE RAGIONI ALLA BASE DI GRANDINATE COME QUELLA DI PESCARA

Le differenze sempre maggiori in termini di temperatura sono anche alla base delle dimensioni dei chicchi di grandine, che possono raggiungere così livelli record come successo il 10 luglio a Pescara, spiega Pasini. «Le dimensioni dipendono dall’altezza delle nubi e dalla violenza con cui l’aria sale e scende quando si scontrano il fronte freddo e quello caldo», conclude il fisico del Cnr. «All’inizio i chicchi sono piccoli, ma si accrescono in base a questi parametri».

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