Eletti i presidenti di Camera e Senato: chi ha vinto e chi ha perso

Samuele Cafasso
24/03/2018

Il voto più alto a Salvini che adesso può puntare a Palazzo Chigi. Bene anche Berlusconi che piazza una fedelissima. Di Maio più in difficoltà: rischio mal di pancia nel M5s. E Renzi non tocca palla. Le pagelle.

Eletti i presidenti di Camera e Senato: chi ha vinto e chi ha perso

La XVIII legislatura si è aperta all'insegna del grande accordo tra centrodestra e Movimento 5 stelle per l'elezione dei presidenti dei due rami del parlamento. Maria Elisabetta Alberti Casellati è stata eletta presidente del Senato con 240 voti, Roberto Fico guiderà Montecitorio grazie alle 422 preferenze. Ma, dietro ai loro nomi, ci sono due giorni di scontri e trattative: ecco chi ha vinto e chi ha perso.

Matteo Salvini voto 8: ha fatto capire chi comanda nel centrodestra

Il leader della Lega Matteo Salvini era quello che più aveva da perdere da questo primo giro di trattative prima della partita decisiva per il governo. Se avesse rotto con Silvio Berlusconi, l'obiettivo di andare a Palazzo Chigi si sarebbe dissolto immediatamente, perché è chiaro che un tandem Di Maio-Salvini vede il primo in posizione di forza. Allo stesso modo, una rottura con i cinque stelle avrebbe ridotto di molto la sua capacità di movimento rispetto a un Berlusconi che, ormai è chiaro, è assolutamente insofferente rispetto all'asse populista giallo-verde.

CORDA TIRATA MA NON SPEZZATA. Salvini, invece, è riuscito a tirare la corda fino a un attimo prima della rottura, riuscendo così a intascare il risultato pieno. Nella serata di venerdì 23 marzo, con il voto ad Annamaria Bernini, ha dimostrato a Forza Italia chi è che comanda nel centrodestra. Subito dopo, invece di portare la rottura con l'ex Cavaliere fino in fondo, è tornato a parlare con l'alleato ritrovando un'intesa su Elisabetta Casellati che lo conferma alla guida dell'intera coalizione.

LA LEGA ORA IN POLE POSITION. Da questa posizione di forza può avviarsi verso le consultazioni con Sergio Mattarella con l'assoluta certezza di essere il primo candidato per un governo. Non è detto che questo gli assicuri Palazzo Chigi e tuttavia, anche per il gioco di incastri ai vertici delle istituzioni, un presidente del Consiglio dei ministri espressione della Lega è al momento lo scenario più probabile.

Silvio Berlusconi voto 7: lo davano per morto eppure ha piazzato una fedelissima

Insofferente a giocare il ruolo di gregario nella coalizione di centrodestra, Silvio Berlusconi si è impuntato sul nome di Paolo Romani, forse con l'obiettivo di mandare in fibrillazione il tandem Salvini-Di Maio e testare la tenuta della coalizione che lui stesso dava per morta venerdì sera quando la Lega annunciava il voto per Annamaria Bernini.

ACCORDO SU UN NOME CHE VALE ORO. Forse è stata solo melina, sta di fatto che ha ottenuto o inscenato la ricomposizione su un nome che vale oro: è difficile trovare in parlamento qualcuno più ortodosso della neo-presidente del Senato nella difesa a oltranza del suo leader. Non è come aver piazzato Romani, o Ghedini, alla seconda carica dello Stato, ma quasi. Le voci che lo davano per morto sono ancora una volta fortemente esagerate.

Luigi Di Maio voto 6: ha accettato un compromesso difficilmente digeribile

Dall'inizio Luigi Di Maio aveva detto che in questa partita il suo obiettivo era ottenere Palazzo Montecitorio e, alla fine, ha portato a casa il risultato. È vero che ha dovuto rinunciare alla sua prima scelta, Riccardo Fraccaro, sicuramente a lui più vicino di Roberto Fico. Tuttavia non è neppure detto che questa sia una sconfitta: promoveatur ut amoveatur, promuovere per rimuovere, dice il proverbio latino.

CONTROLLO ASSOLUTO DEL M5S. Se l'ala “movimentista” dei cinque stelle era già uscita molto ridimensionata dal voto a favore di quella governista, il trasloco del suo leader a Palazzo Madama garantisce a Di Maio un controllo assoluto sul partito nei prossimi anni, ovviamente Casaleggio permettendo.

PERSEGUITATO DAL "GRILLUSCONI". Ma non sono tutte rose e fiori: Casellati non è un nome più facilmente digeribile di quello di Romani. Fedelissima di Berlusconi di cui ha preso le difese anche nei momenti più imbarazzanti – vedi Ruby e dintorni – Casellati è nota alle cronache anche per aver assunto la figlia come capo segreteria appena nominata sottosegretaria al ministero della Salute. La strada che porta al governo è lastricata di compromessi, ma certe scelte sono meno facilmente digeribili di altre. "Grillusconi" sarà la parola che lo perseguiterà per i prossimi cinque anni.

Matteo Renzi non giudicabile: il Partito democratico non ha mai toccato palla

Matteo Renzi ha deciso di tenere il Partito democratico fuori dalla partita. E in effetti il centrosinistra non ha toccato mai palla. Ma è questo il ruolo del secondo partito più votato dagli italiani? «Stanno decidendo i caminetti», ha detto nel suo nuovo ruolo di unica opposizione. Parlando di schema del «tocca a loro. Era l'unico schema possibile, perché rispetto della volontà popolare», si è poi giustificato.

RIPARTENZA ANCORA MOLTO LONTANA. Però fare politica vuol dire anche far pesare i propri voti, e quelli del Pd sono stati leggeri come piume. Si consolerà con il neologismo “Grillusconi”, ma deve incassare lo schiaffone di Giorgio Napolitano quando ha dichiarato: «il voto ha bocciato l'autoesaltazione dei governi». Siamo ancora distanti da qualsiasi ripartenza.

[mupvideo idp=”5756992788001″ vid=””]