Camera e Senato, cos'è stato deciso nella riunione dei capigruppo

Camera e Senato, cos’è stato deciso nella riunione dei capigruppo

22 Marzo 2018 20.26
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Una girandola di vertici culminata con la riunione di tutti i capigruppo non basta a evitare, fino a tarda sera, l'evaporazione di ogni accordo sulle presidenze delle Camere. Troppi i nodi alla base di un impasse che dura da 48 ore, primo fra tutti la candidatura del centrodestra di Paolo Romani alla guida del Senato e, soprattutto, il rifiuto del M5S a qualsiasi incontro con Silvio Berlusconi.

FUMATA NERA ALLA RIUNIONE SERALE. «I nomi usciranno solo se ci sarà un incontro tra i leader, altrimenti il centrodestra andrà con Romani al Senato e Giancarlo Giorgetti alla Camera», è stato l'affondo di FI al termine della riunione dei capigruppo che, nella serata del 22 marzo, ha tentato invano una ricucitura in zona Cesarini. FI, Lega, M5S: sono questi, al momento, i tre protagonisti dell'impasse al termine di una giornata che, alla fine, porterà a votare scheda bianca ai primi scrutini sia il centrodestra che il Pd. Rinviando, di fatto, l'elezione della seconda e terza carica dello Stato almeno a sabato 24.

"NO" DEL M5S A ROMANI. La giornata è iniziata con la richiesta, da parte del capogruppo uscente Pd Ettore Rosato, di «resettare» ogni trattativa. Poi è stato il centrodestra a tornare a riunirsi e dal nuovo vertice Berlusconi-Salvini-Meloni è uscito nuovamente il nome di Romani. A quel punto Di Maio ha rotto il silenzio proponendo una riunione tra tutti i capigruppo e sentenziando il "no" del M5S al capogruppo FI, «indagato ed invotabile».

CONTINUI CONTATTI DI MAIO-SALVINI. Un'ora dopo la decisione è arrivata un'altra dichiarazione di Salvini a complicare ulteriormente il quadro riaprendo al M5S: «se c'è un tavolo, siamo pronti» e sancendo così «l'azzeramento» di qualsiasi trattativa. Parole che hanno finito col riportare in gioco il M5S in maniera prepotente. Anche perché Salvini ha ammesso di sentire Di Maio «più di sua madre» raccontando anche di un contatto telefonico tra i due prima che il leader della Lega entrasse a Palazzo Grazioli per il vertice del centrodestra.

M5S SI RIFIUTA DI INCONTRARE BERLUSCONI. Ma di sblocco dell'impasse, all'orizzonte, non si si è vista neanche l'ombra. La riunione convocata dal M5S alle 20 è durata poco più di un'ora. E sul tavolo sono spuntati i primi nomi, a cominciare da quello meno gradito al M5S. «La Lega ha fatto il nome di Romani», ha spiegato Ignazio La Russa uscendo dal vertice. Un incontro che, tuttavia, non ha portato eccessive novità. «Il leader del centrodestra è Salvini, siamo disposti ad incontralo. Non legittimeremo Berlusconi e non siamo disposti a un Nazareno-bis», è stata la reazione dei vertici del M5S alla richiesta, da parte di FI, di un incontro Di Maio-Berlusconi. Un vertice che, dalle parti dei pentastellati, considerano come «letale» per l'immagine del Movimento davanti ai propri elettori.

SALVINI: «TUTTI I GRUPPI SIANO RESPONSABILI». Al termine dell'incontro è arrivato un nuovo appello a tutti i gruppi parlamentari per cercare di trovare una convergenza sul nome. «Per rispetto del voto degli italiani, ribadisco la nostra disponibilità a riconoscere ai 5 stelle la presidenza di una delle due camere. Invitiamo tutti i gruppi presenti in Parlamento a essere responsabili e a scegliere nel nome della più ampia partecipazione», ha affermato il leader del carroccio con una nota diffusa dopo il nulla di fatto al vertice.

M5S PLAUDE ALLE PAROLE DELLA LEGA. Le parole di Salvini sono state accolte, dai vertici del Movimento, come «un buon segnale». Lo apprende l'Ansa da fonti autorevoli del M5S che smentiscono qualsiasi ipotesi, rimbalzata in queste ultimissime ore nei rumors parlamentari, di un "piano B" al Senato che comprenda la possibilità di votare un candidato del Pd.

I PENTASTELLATI RISCHIANO LE PRESIDENZE. Ma è difficile che, nelle prossime ore, il clima di rassereni. FI insisterà su Romani e M5S insisterà con il suo "niet". Con un rischio, per il Movimento: se al Senato, dopo i primi tre scrutini, il centrodestra potrà eleggersi da solo un "suo" presidente, a Montecitorio al M5S serviranno, comunque almeno 94 voti. Da qui, il timore di Di Maio di «perdere» anche la Camera, a favore di un candidato come Giancarlo Giorgetti.

PD: «INIZATO IL GIOCO DEI VETI». Se FI e M5S riusciranno a smussare lo scontro, il ticket giusto, secondo gli ultimi rumors, potrebbe essere quello di Anna Maria Bernini (con Anna Maria Casellati, ex magistrato, come outsider al quale il M5S avrebbe una qualche difficoltà a dire di no) al Senato e Riccardo Fraccaro alla Camera. Ma è un ticket del quale, almeno fino a alla serata del 23, non dovrebbe esserci alcuna traccia ufficiale e che potrà emergere solo dopo che il «gioco dei veti» – copyright del reggente del Pd Maurizio Martina – si sarà smussato.

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