Camera e Senato, l’odissea dei presidenti tra liti e rotture

Redazione
20/03/2018

Trampolino per il Colle, scranno dal quale far pesare la propria voce di leader di partito: dalla prima Repubblica a...

Camera e Senato, l’odissea dei presidenti tra liti e rotture

Trampolino per il Colle, scranno dal quale far pesare la propria voce di leader di partito: dalla prima Repubblica a oggi i vertici di Camera e Senato, che saranno rieletti a partire da venerdì 23 marzo, sono stati occupati da profili diversi, seguendo anche i cambiamenti della scena politica. Molti i poteri che spettano ai presidenti del parlamento, tra cui anche quello di supplenza del capo dello Stato: compito che spetta, secondo la Costituzione, al presidente di Palazzo Madama.

LA PRIMA REPUBBLICA E L'EPOCA DEI 'CAVALLI DI RAZZA' DC. È il 1968 quando sullo scranno più alto di Palazzo Madama sale per la prima volta Fanfani, che vanta il record del maggior numero di elezioni, cinque in tutto, e di dimissioni (una volta perché nominato segretario della Dc, due volte perché nominato presidente del Consiglio); quasi 20 anni dopo toccherà a Cossiga essere eletto a Palazzo Madama con il record di 280 voti: nel 1985 diventerà presidente della Repubblica. Nell'altro ramo del parlamento sono gli anni di Gronchi e Leone, anche loro divenuti capi di Stato.

LA SVOLTA CON LO SPAZIO AI LAICI. Malagodi e Spadolini al Senato, Pertini alla Camera: la Dc si trova a dover dividere le cariche istituzionali con il Psi e il Pri. A Palazzo Madama per due volte, fino al 1994, viene eletto appunto Spadolini che la volta successiva viene però sconfitto per un solo voto e che poco dopo morirà. Sarà eletto Scognamiglio (candidato di Berlusconi) grazie a una scheda inizialmente ritenuta non valida.

UNA PRESIDENZA ALL'OPPOSIZIONE. Sono gli anni del compromesso storico e per la prima volta, nel 1976, un comunista ottiene la presidenza della Camera: Ingrao viene eletto nel luglio 1976 e resta in carica tre anni; dopo di lui tocca alla prima presidente donna, Nilde Iotti, che viene sempre dal Pci e che mantiene l'incarico per tre legislature. Dopo l'intermezzo Scalfaro, divenuto presidente di Montecitorio in un momento difficile come quello di Tangentopoli e che resta in sella meno di un mese per poi diventare capo dello Stato, è il turno di Napolitano. Il Pci non c'è più, si è trasformato in Pds: l'incarico durerà due anni; anche lui salirà a Colle, ma più avanti, nel 2006.

ARRIVA IL MAGGIORITARIO, LE PRESIDENZE A CHI HA VINTO. Cambia la legge elettorale: gli italiani nel 1994 vanno al voto con il Mattarellum, un maggioritario con una correzione proporzionale, ed entrambi i vertici del parlamento vengono affidati a esponenti di maggioranza: alla Camera arriva Irene Pivetti, eletta con la Lega. La logica 'asso piglia tutto' segna anche il centrosinistra, che elegge suoi uomini come nel caso di Violante alla Camera e Mancino al Senato; con l'Unione, al Senato siederà Marini, anche lui protagonista di schede contestate.

LE PRESIDENZE AI LEADER DI PARTITO ED È LITE. Dal 2001, una presidenza, la Camera in genere, finisce per essere guidata da uno dei leader della coalizione che ha vinto: prima tocca a Casini, i cui rapporti con Berlusconi si incrinarono nel corso della legislatura, poi a Bertinotti e infine a Fini. Negli ultimi due casi si arrivò a una vera e propria rottura all'interno della maggioranza. Per entrambi il futuro sarà lontano dalla politica.

GRASSO E BOLDRINI, GLI OUTSIDER. È il 2013, Bersani guida il Pd e fatica a trovare una maggioranza. Nel tentativo di aprire anche un dialogo con il M5S vengono eletti Pietro Grasso, magistrato, e Laura Boldrini, portavoce dell'Unhcr e candidata con Sel. Anche in questo caso, sotto i governi Renzi-Gentiloni i vertici del Parlamento si scontrano con i Dem e, a causa anche della legge elettorale, passano all'opposizione con LeU.