Camusso-Landini, nel sindacato è guerra (finta)

06 Febbraio 2014 04.30
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Uno ha imputato all’altra di non rispettare le regole. L’altra ha convocato i saggi e l’ha accusato di non adeguarsi alla volontà della maggioranza e di fare di testa sua.
Sembra un litigioso circolo del bridge o l’assemblea di una società quotata in Borsa, invece è la Cgil. In cui Maurizio Landini e Susanna Camusso, sempre più vicini al congresso nazionale di maggio, si fanno ormai la guerra a colpi di cavilli. E di notizie sui giornali.
Per capire cosa succede bisogna fare un salto indietro.
L’INTESA CONTESTATA SULLA RAPPRESENTANZA. Tutto ha inizio lo scorso 10 gennaio, quando Camusso ha firmato con Raffaele Bonanni, Luigi Angeletti e Giorgio Squinzi l’accordo sulla rappresentanza: prevede che chi sigla un contratto sia tenuto a rispettarlo e a evitare scioperi selvaggi, pena dure sanzioni.
L’articolo 6 dello statuto della Cgil, non a caso cambiato nel 2010 proprio per mettere all’angolo la Fiom, di cui Landini è segretario, prevede che sulle intese tra le parti sociali debba pronunciarsi soltanto il direttivo. Che è stato chiamato a votare il testo della rappresentanza il 13 di gennaio.
LA RIBELLIONE DI LANDINI. Landini, anche con l’apporto del neosegretario Pd Matteo Renzi, con cui sembra avere una certa frequentazione (l’ultimo incontro è datato 5 febbraio), sperava di aggirare l’ostacolo con una legge ad hoc sulla rappresentanza. Così ha convocato il parlamentino dei metalmeccanici il 12 gennaio e ha approvato un documento che accusa la segreteria di aver penalizzato i lavoratori. Sostenendo di non essere vincolato all’accordo firmato dalla sua segretaria generale con Cisl, Uil e Confindustria.
Ma le cose sono precipitate.

L’ipotesi espulsione non è concreta, ma segnala il livello di massima tensione

Un tempo chi contestava la linea della Cgil veniva messo alla porta con tanta infamia.
Susanna Camusso ne sa qualcosa, perché la sua cacciata dalla Fiom per ordine di Claudio Sabattini, nel 1995, ebbe i contorni dello psicodramma. Ora che è lei a decidere, per allontanare Landini la segretaria si è affidata all’organismo di giurisdizione interna.
Ha scritto al Collegio statuario per chiedere, in qualità di semplice iscritta, «se è coerente o consentito che il segretario generale di una categoria, nel caso Fiom-Cgil, affermi che le decisioni del Comitato direttivo non sono per lui e per la sua categoria un vincolo».
PER L’ESPULSIONE SERVONO I PROBIVIRI. Il Fatto Quotidiano, che ha pubblicato la missiva, ha titolato: «Camusso chiede la scomunica di Landini». Una forzatura, a ben vedere: l’organismo non ha potere sanzionatorio.
Tuttavia i suoi componenti (Wilma Casavecchia, Enza Severino e Michele Gentile), dopo aver sostenuto che in Cgil c’è libertà di dibattito, hanno spiegato che se Landini persevera con il suo atteggiamento contrario allo statuto la segretaria può sempre chiedere l’intervento dei provibiri, cioè della commissione locale. La quale in teoria avrebbe anche il potere di espellere il reo numero uno della Fiom.
IPOTESI RICORSO AL TAR. Lo scontro tra i due pesi massimi potrebbe raggiungere un ulteriore picco se Landini, come prevede lo stesso statuto, si rivolgesse al Tar per ribaltare un provvedimento di censura. Che al momento non c’è.
Eppure il segretario delle tute blu – nonostante un comunicato della Cgil per smentire la ricostruzione – ha subito tuonato: «Se la Cgil fosse davvero pronta a denunciare la Fiom agli organi di garanzia del sindacato sull’accordo sulla rappresentanza sarebbe un fatto gravissimo».
Insomma, volano gli stracci.

Landini sperava di diventare segretario Cgil, Camusso lo ha messo nell’angolo

Da corso d’Italia fanno notare che Camusso non poteva fare diversamente. Ma, aggiungono i ben informati, è chiaro che la numero 1 della Cgil ha voluto «buttare la cosa in politica e per evitare che in futuro la minoranza Fiom imputi al segretario di non rispettare le regole».
FORMALMENTE LANDINI SUPPORTA SUSANNA. Sono in molti a scommettere che il prossimo congresso sarà contraddistinto da non pochi strascichi regolamentari. Anche perché ufficialmente, a dicembre, Landini ha firmato la mozione di maggioranza che punta alla ricandidatura di Camusso e non quella degli antagonisti, portata avanti dall’ex leader della Fiom Giorgio Cremaschi.
Ma erano altri tempi: Landini allora credeva di poter entrare nella segreteria e iniziare la sua scalata alla poltrona che fu di Giuseppe Di Vittorio, Luciano Lama e Bruno Trentin.
Soltanto un mese dopo è rimasto con il cerino in mano: Camusso, senza far fare agli iscritti un’ora di sciopero, ha portato a caso il testo sulla rapprsentanza che impedisce accordi separati come quelli in fatti in Fiat da Fim Cisl, Uilm, Fismic e Ugl senza la Fiom.
QUELLO CHE FA BENE A CGIL FA MALE A FIOM? «Quell’intesa realizza un obiettivo storico della Cgil, che riguarda il pieno riconoscimento del voto democratico e delle lavoratrici sul loro contratto, che sin qui non c’era», ha spiegato a Lettera43.it Agostino Megale, leader dei bancari della Fisac e storica bandiera dei riformisti in Cgil. Ma per Landini è stata una sconfitta, avendo ridotto i suoi margini di manovra.
A gennaio era troppo tardi per cambiare cavallo congressuale. Non gli è rimasto che provare a uscirne con una capriola: ha mantenuto l’appoggio alla mozione Camusso, ma si è detto pronto a smontarla a forza di emendamenti.

Ipotesi candidatura in Europa per il segretario Fiom

La confusione è massima. Landini pubblicamente appoggia la segreteria che accusa di non rispettare le regole, ma vuole cambiarne la linea a colpi di leggine.
Non si sa che cosa succederà nei prossimi mesi. L’unica certezza è che il segretario della Fiom – ben visto nei salotti tivù e tra gli operai – ha perso le poche chance di iniziare la sua corsa verso la segreteria.
Nessuno crede in un’uscita della Fiom dall’alveo della Cgil. Come pare improbabile che Camusso si rivolga ai probiviri per espellere il più pericoloso antagonista alla sua sinistra.
LA LINEA DURA DEL SEGRETARIO. Qualcuno spera invece in una candidatura alle Europee per l’uomo che ha applicato nel modo più ortodosso la lezione di Claudio Sabattini, il quale diceva che i metalmeccanici dovevano indirizzare la linea della segreteria generale della Cgil, ma poi firmava gli accordi quando era in minoranza.
Tra i dirigenti delle tute blu c’è molto imbarazzo e malcontento. Landini è uno dei segretari più amati dagli iscritti, forse quello con maggiore carisma e capacità di farsi capire. Eppure, le doti paiono evaporare di fronte all’autoritarismo con il quale ha messo ai margini tutti gli antagonisti interni (Fausto Durante, Giorgio Airaudo, Enzo Masini, Sergio Bellavia) con una certa durezza.
ULTIMA SPERANZA RENZI. Tra i suoi compagni si sprecano i paragoni con Kim Jong-un, il leader nordcoreano che minaccia tutti con l’atomica, con il risultato di essere andato a noia anche allo storico alleato Cina.
Molti pensano che Landini sia al momento sempre più solo, avviluppato nel suo rigore e nel suo estremismo. A meno che non arrivi prima del tempo a Palazzo Chigi Matteo Renzi. Entrambi non amano Camusso e vogliono rottamare la Cgil così com’è.
E potrebbero ribaltare il risultato.

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