I 20 anni di Berlusconi e il boomerang dell’impeachment per Trump

Meglio attaccare il presidente o occuparsi dei problemi del Paese? L'opinione pubblica e i candidati dem alle elezioni 2020 sono divisi. Per chiarirsi le idee potrebbe essere utile ripassare ciò che è accaduto in Italia. 

24 Aprile 2019 11.42
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Lunedì sera la Cnn ha presentato una specie di maratona di candidati democratici alla Casa Bianca in vista delle elezioni del 2020: in cinque hanno avuto un’ora di tempo ciascuno per rispondere alle domande di molti degli studenti universitari del pubblico, soprattutto ragazzi che frequentano Harvard che ha sponsorizzato l’evento. I candidati presenti erano: Amy Klobuchar, senatrice del Minnesota, Elizabeth Warren, senatrice del Massachusetts, Bernie Sanders, senatore del Vermont, Kamala Harris, senatrice dello Stato della California, e Peter Buttigieg, giovane sindaco di South Band in Indiana.

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FINALMENTE UNA POLITICA DIVERSA DA QUELLA PROPINATA DA TRUMP

La prima impressione che ho avuto, dopo aver ascoltato solo una mezz’oretta della maratona, è che tutti e cinque i candidati (ma ce ne sono altri: in tutto sono 18) sono estremamente preparati e rispondono alle domande con destrezza, semplicità, compostezza e senza insultare nessuno. Quando espongono le loro proposte, le giustificano con dati reali o, quando parlano di ambiente, con la scienza. Non insultano i mass media o chi la pensa diversamente. Lo so, la politica dovrebbe essere questo: uno scambio di idee fatto in modo civile, senza azzannarsi, o senza fare passare il falso per realtà. Ma dopo due anni e più di Donald Trump, dei suoi tweet scritti in maiuscolo, dei suoi insulti, ascoltare persone il cui lavoro è occuparsi di politica in modo serio e professionale è stato come ascoltare, dopo tanta musica schifosa, un bel pezzo di musica classica.

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L'IMPORTANZA DELLE VOCI FEMMINILI

Mi è anche piaciuto molto il fatto che su cinque candidati, tre fossero donne. È vero che bisognerebbe votare per il candidato migliore, indipendentemente dal genere. Ma devo ammettere che l’idea di essere rappresentata da una donna mi gaserebbe moltissimo, perché significherebbe che finalmente anch’io, le mie due figlie e tutte le ragazze possiamo aspirare a ottenere quello che vogliamo. Uno dei due candidati maschi, Peter Buttigieg, è invece apertamente gay, felicemente sposato con il suo compagno, e anche il fatto di poter essere rappresentata da una minoranza che ha ancora tanta strada da fare per raggiungere l’uguaglianza non sarebbe male. Solo pensare alla faccia schifata che farebbe l’attuale vicepresidente americano Mike Pence se dovesse vincere Buttigieg mi fa pensare che forse vale la pena votarlo.

LO SHOW DI BERNIE SANDERS

E poi c’era anche il grande Bernie, quasi 80enne, che ha appena consegnato la dichiarazione dei redditi degli ultimi 10anni, da cui è venuto fuori che è un milionario. Alla domanda: «Adesso come facciamo a credere che stai dalla parte della classe media?», ha risposto in modo geniale. Senza battere ciglio ha detto, con un sorriso un po’ storto: «Credi che dopo 40 anni che sto dalla parte della giustizia, adesso io possa cambiare idea? L’unica cosa bella del fatto di avere soldi è che non mi devo preoccupare, come facevano i miei genitori e come fanno ancora tanti cittadini, se pagare prima la bolletta del gas o della luce. Nessuno dovrebbe andare a letto con certe preoccupazioni!».

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LA PIATTAFORMA DI BERNIE È DIVENTATA MAINSTREAM

Ma a parte queste differenze di genere, di orientamento sessuale o di età, i candidati sembrano pensarla più o meno allo stesso modo su molti temi della politica attuale: combattere la disuguaglianza economica, sociale, razziale e di genere che ancora domina in questa strana nazione, occuparsi il più possibile dell’ambiente, regolare le tasse, combattere una volta per tutte le leggi che permettono di comprare armi da combattimento, aiutare le famiglie, sostenere la sanità pubblica, creare più lavoro. Seppur con piccole differenze, il messaggio è lo stesso. È interessante notare come questi temi, che rappresentavano la piattaforma di Sanders durante le elezioni del 2016, fossero allora considerati rivoluzionari e impossibili da realizzare, e come invece orami siano diventati, all’interno del Partito democratico, mainstream.

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DIFFERENTI VEDUTE SULLA QUESTIONE IMPEACHMENT

C’è solo un tema che non li trova tutti d’accordo: quante risorse e energie utilizzare, prima delle elezioni, per l’impeachment di Trump. Alcuni di loro (specialmente Elizabeth Warren) esigono che il Congresso parta dal dossier Mueller e faccia il possibile per arrivare alla messa in stato d'accusa del presidente. Altri candidati seguono invece la linea attuale dei vertici del partito e, come Sanders, che pure vorrebbe che le indagini andassero avanti, sono convinti che il Congresso dovrebbe dare priorità a temi più impellenti, come la sanità pubblica, l'aiuto per le famiglie bisognose, l’immigrazione. Anche perché, è il ragionamento, concentrare il dibattito sempre e solo su Trump potrebbe finire per favorirlo. Diventerebbe la povera vittima che i democratici vogliono attaccare a tutti i costi.

LA LEZIONE DEL VENTENNIO BERLUSCONIANO

Non ho ancora deciso, personalmente, chi dei due gruppi ha ragione: certo è che se Trump ha violato le regole, bisogna far passare il messaggio, chiaro e deciso, che né lui né nessuno è al di sopra della legge e che anche lui, come tutti, deve rendere atto delle sue azioni. Poi però mi vengono in mente gli anni di Berlusconi in Italia, in cui la sinistra, giustamente, ha cercato in tutti i modi di incastrarlo, mettendo in secondo piano i veri problemi del Paese e dandogli, alla fine, più potere. Fortunatamente manca ancora un anno e mezzo dalle elezioni del 2020, molte cose da qui ad allora saranno diverse e avremo la possibilità di prenderci il tempo dovuto per decidere.

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