Salvini vuole chiudere i negozi di cannabis legale

Il vicepremier, citando la posizione del M5s sul caso Siri, ha annunciato la sua nuova "crociata" e si è detto pronto alla rottura. Grillo: «Gli shop non vendono droga». E Di Maio: «Basta minacce al governo».

08 Maggio 2019 15.31
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Mentre la Nuova Zelanda si prepara al referendum sulla legalizzazione della marijuana (si voterà in concomitanza delle elezioni politiche 2020), in Italia il ministro dell'Interno Matteo Salvini, reduce dalla sconfitta politica subìta con la revoca del sottosegretario Armando Siri, ha deciso di aprire subito un nuovo fronte destinato a far discutere: chiudere i negozi che vendono cannabis legale e vietare ogni tipo di festa legata alla canapa

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LA PROMESSA DI USARE «MANIERE FORTI»

Salvini ha lanciato la sua nuova "crociata" al termine dell'incontro coi rappresentanti di una ventina di comunità di recupero per tossicodipendenti: «Io non aspetto i tempi della giustizia», ha esordito il leader della Lega, facendo chiaro riferimento alla posizione del M5s sul caso Siri. La droga, per il ministro, è «un'emergenza nazionale devastante e dunque dobbiamo usare tutti i metodi democratici per chiudere questi luoghi di rieducazione di massa: ora usiamo le maniere forti». Maniere forti da applicare anche a «tutte le feste della cannabis in giro per l’Italia, l’ultimo scempio è avvenuto nella mia Milano, so che ci sono iniziative in programma a Pisa e a Torino. Chiederò che siano vietate. Lo Stato spacciatore non è lo Stato di cui faccio il ministro».

I CANNABIS SHOP SAREBBERO «UN INCENTIVO ALLO SPACCIO»

A giudizio di Salvini i negozi di cannabis legale «vanno sigillati perché sono un incentivo all’uso e allo spaccio di sostanze stupefacenti. Ce ne sono più di mille al di fuori di ogni regola e ogni controllo», uno dei quali si troverebbe «a cento metri da Palazzo Chigi». A partire dal 9 maggio, quindi, sempre nelle parole del titolare del Viminale, partiranno «controlli a tappeto per andarli a controllare uno per uno, con l'obiettivo di chiuderli uno per uno». L'obiettivo ultimo non sarebbe «punire i consumatori», ma assicurare «la galera per gli spacciatori trovati in flagranza di reato», Anche perché «la stragrande maggioranza delle comunità di recupero mi ha chiesto un approccio assolutamente rigido».

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Geplaatst door Le Iene op Vrijdag 26 oktober 2018

L'ATTESA SENTENZA DELLA CASSAZIONE A SEZIONI UNITE

Cosa c'entri tutto questo con i negozi di cannabis legale, difficile dirlo. La cronaca racconta soltanto che alla fine di aprile, a Roma, due esercenti sono stati arrestati e un terzo è stato indagato per spaccio, perché nei negozi in questione sono stati trovati dei panetti di hashish e macchine per il sottovuoto. Ma su tutta la normativa che rende possibile il commercio di cannabis legale, ovvero sostanzialmente priva di effetti psicoattivi, pende il giudizio della Corte di Cassazione, che il 31 maggio dovrà sentenziare a Sezioni Unite sulla legittimità della vendita di tali infiorescenze. Una precedente sentenza della Cassazione ha stabilito che in Italia è lecito vendere cannabis con una percentuale di Thc (ovvero di principio attivo) inferiore allo 0,6%. Ma in altri casi analoghi è successo che la magistratura abbia convalidato il sequestro di alcuni negozi da parte delle forze dell'ordine con l'ipotesi di spaccio. Di qui la necessità di una pronuncia a Sezioni Unite, che possa fare chiarezza (e giurisprudenza) per commercianti e consumatori.

GRILLO CONTRO SALVINI: «NON VENDONO DROGA»

Intanto è intervenuta la ministra della Salute Giulia Grillo: «Non bisogna dare informazioni sbagliate, perché nei canapa shop non si vende droga. Se per caso Salvini, come ministro dell'Interno, è in possesso di informazioni che io non ho, e questo è pure possibile, chiaramente allora bisogna fare un altro ordine di considerazioni». Per Grillo, in ogni caso, eventuali provvedimenti nei confronti dei negozi che vendono cannabis legale potranno essere presi sulla base delle indicazioni provenienti dal Consiglio superiore di sanità e dall'Avvocatura dello Stato, che consulterà tutti i ministeri competenti «a partire da quello dello Sviluppo economico». In pentola ci sono misure che «andranno nel senso di una restrizione di vendita alle categorie vulnerabili, nel rispetto del principio di precauzione». In serata, ospite di Otto e mezzo, Salvini ha rincarato la dose: «Sulla droga sarei pronto a mandare a casa il governo». E il leader del M5s, Luigi Di Maio, è sbottato: «Tutti sono contro la droga, anche le vittime stesse. La droga non si muove da sola, la muovono gli spacciatori, mossi a loro volta dalle mafie che vanno combattute. Siamo tutti contro la droga ma basta minacciare il governo. Basta. Gli italiani non ne possono più».

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