Cosa dice la direttiva Salvini sui negozi di cannabis light

Cosa dice la direttiva Salvini sui negozi di cannabis light

Stretta nei controlli su esercizi commerciali e infiorescenze, ma niente chiusure. E i nuovi shop dovranno essere distanti almeno 500 metri dai luoghi considerati a maggior rischio. Le cose da sapere.

09 Maggio 2019 20.25

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Il ministero dell'Interno guidato da Matteo Salvini ha emanato una nuova direttiva che prevede una stretta nei controlli sui negozi di cannabis light.

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Il testo non prevede chiusure generalizzate, ma invita prefetture, forze di polizia e amministrazioni locali a effettuare entro il 30 giugno una ricognizione e uno specifico report. La direttiva poggia su due pilastri:

  • Una vigilanza rafforzata sulla vendita illegale di derivati e infiorescenze della canapa «impropriamente pubblicizzata come consentita dalla legge n. 242/2016»;
  • Uno screening sui negozi facendo particolare attenzione alla «localizzazione degli esercizi», con riferimento alla «presenza nelle vicinanze di luoghi sensibili quanto al rischio di consumo delle sostanze come le scuole, gli ospedali, i centri sportivi, i parchi giochi, e, più in generale, i luoghi affollati e di maggiore aggregazione, soprattutto giovanile».

Assieme a un'intensificazione delle verifiche, la direttiva del Viminale dispone quindi una ricognizione degli shop, da compiere come detto sopra entro il 30 giugno. Il relativo report andrà sottoposto alla valutazione dei Comitati provinciali per l'ordine e la sicurezza pubblica. Il documento, inoltre, sottolinea che «tra le finalità della coltivazione della canapa industriale non è compresa la produzione e la vendita al pubblico delle infiorescenze, in quanto potenzialmente destinate al consumo personale, in quantità significative da un punto di vista psicotropo e stupefacente, attraverso il fumo o analoga modalità di assunzione». Infine, in merito a «possibili nuove aperture» di negozi di cannabis light, si stabilisce che bisognerà tener conto di una distanza minima di «almeno 500 metri dai luoghi considerati a maggior rischio», sul modello di quanto già previsto per le sale da gioco.

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