Così Luca Marola ha creato Easyjoint

09 Dicembre 2018 14.00
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Piazzale Picelli, spazio caro ai parmigiani per essere simbolo della Resistenza e cuore del quartiere Oltretorrente, anima storica della città, da anni vive un paradosso: teatro di spaccio, ospita il Canapaio Ducale, un piccolo negozio che vende marijuana light e dal 2002 prodotti derivati dalla canapa, destreggiandosi tra leggi e normative in cambiamento perenne. Un fazzoletto di città, Piazzale Pacelli, in cui si consuma anche lo scontro tra due visioni, e forse due Italie: da un lato la vendita di stupefacenti in mano alla criminalità, dall’altro la proiezione di quello che potrebbe essere se nel nostro Paese si affrontasse seriamente il tema della legalizzazione delle droghe leggere e cioè un luogo dove si acquista tranquillamente marijuana. Un mercato che solo in Italia vale tra i 6 e i 7 miliardi di euro.

Titolare del negozio è Luca Marola che a giugno 2017 ha deciso di fare il grande salto fondando la società EasyJoint, specializzata nel commercio di cannabis light. Con lui altri tre soci soci: Leonardo Brunzini, Federico Valla e Mirco Lentini Campallegro. Pochi mesi dopo l'entrata in vigore della legge che consente di coltivare e vendere erba con una concentrazione di Thc inferiore allo 0,2%. Da subito la startup parmigiana ha registrato numeri importanti, con 11 monomarca attivi sul territorio nazionale che diventeranno 14 entro fine 2018 e circa 450 punti vendita nei quali sono presenti i prodotti del marchio.

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Il fatturato è di tutto rispetto: negli ultimi 11 mesi ha sfiorato i 4 milioni di euro. Ma Marola e soci hanno scelto di pensare in grande. Poche settimane fa è stato ufficializzato l'ingresso in società del fondo di investimento Lgc Capital di Toronto che con 4,8 milioni di euro ha rilevato il 47% di EasyJoint, lasciando la maggioranza in Emilia. «Il nostro interesse era mantenerne la guida e la gestione», spiega Marola a Lettera43.it. «Abbiamo ancora tanto da dire e da fare e non abbiamo avuto alcuna difficoltà ad farlo capire ai nostri nuovi partner, che hanno riconosciuto in noi un know how unico».

SE L'ITALIA È UN MERCATO STRATEGICO

A dire il vero, incuriosite dai numeri della società parmigiana, a bussare alla porta di Easijont erano stati in sette. Alla fine, però, dopo una trattativa iniziata concretamente lo scorso marzo a spuntarla è stato il fondo canadese, proiettato allo sviluppo del mercato europeo. «Sembra paradossale ma l'Italia è strategica», continua Marola, «sia per l’intenzione del ministro della Salute Giulia Grillo di rendere disponibile la cannabis terapeutica in tutte le farmacie e aprirne la produzione ai privati, sia per il movimento che si sta creando e al quale abbiamo contribuito "contagiando" anche nazioni importanti come Francia, Gran Bretagna, Slovenia, Austria e Repubblica Ceca».

Tra pionieri del fenomeno grow shop in Italia, se si chiede a Marola se alzando per la prima volta la saracinesca del Canapaio si sarebbe mai immaginato di arrivare a questo punto la sua risposta non è quella che ci si aspetterebbe: «In parte sì». Questo perché dietro il Canapaio Ducale prima e EasyJoint poi c’è un lavoro imprenditoriale vero e proprio. «Che fosse un’idea potente ci è sempre stato chiaro», sottolinea l'imprenditore, «perché abbiamo studiato tutto a tavolino con una precisione quasi chirurgica frutto di conoscenze raccolte in anni di studio, dedizione assoluta e prove di mercato estenuanti». Un impegno preciso e costante che oggi, oltre ai quattro soci fondatori e ai canadesi, offre lavoro a una quindicina di dipendenti nel quartier generale di Strada degli Ospizi Civili a Parma.

BUSINESS E BATTAGLIA ANTI PROIBIZIONISTA

Al puro business Marola e soci hanno sempre unito l'impegno per la campagna antiproibizionista, che li ha portati a sedersi a tavoli istituzionali e a girare l'Italia per difendere la legalizzazione. «Abbiamo cercato di ripercorrere la strada statunitense», dice, «dove il successo referendario che ha portato alla legalizzazione in molti Stati è nato proprio da iniziative simili, facendo il più possibile chiarezza su certi temi». A partire da quella che Marola chiama la «narrazione grottesca portata avanti da chi sostiene che gli adolescenti si avvicinino alle droghe pesanti attraverso la cannabis light. Basterebbe entrare anche solo una volta in un negozio per capire che non solo i giovanissimi non la comprano ma la ripudiano proprio, anche perché nessuno l’ha mai pubblicizzata come uno sballo legale, visto che non lo è». A distinguere ciò che si può o non si può consumare in Italia, ricordiamolo, sono la presenza di Cbd e Thc, il primo è il cannabidiolo con effetti positivi rilassanti, anticonvulsivanti, antidistonici e quindi permesso; il secondo il principio attivo che determina lo "sballo", e che come detto non deve superare il 0,2%. Esisterebbe in verità anche un interregno di tolleranza che arriva fino al 0,6% ma sul quale le normative sono al momento, è il caso di dirlo, fumose.

I PRIMI CLIENTI SONO GLI ADULTI

Ma se i ragazzi non sono affascinati da questo mondo, chi lo è? Gli adulti. C’è chi soffre d’insonnia e la usa per rilassarsi, chi non vuole o non riesce più a consumare prodotti con Thc ma non rinuncia alla gestualità e al gusto o chi alterna le due consumazioni. «I fumatori abituali di cannabis per esempio la sera davanti a un film non disdegnano di fumarsi una canna. Quando finisce però invece di accenderne un’altra, passano a quella light». Un esempio che dimostra una volta di più come la commercializzazione della versione light non immetta nel mercato nero nuovi clienti, se mai li sottrae, visto che dal via libera alla cannabis light si è registrata una riduzione del 10-12% circa di consumo illegale. Una piccola rivoluzione che secondo Marola porterà anche nel nostro Paese alla vera svolta cioè la legalizzazione delle droghe leggere. «Con regole specifiche sulla qualità e normative chiare in termini fiscali, che oltre a tutelare il consumatore genererebbero un ricavo ingentissimo per le casse dello Stato. Il 2019 sarà un anno interessante, non si può tornare indietro su certe cose».

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