Cantone lascia l’Anac per tornare protagonista in magistratura

Il magistrato lascia l'authority anti corruzione: «Si è concluso un ciclo». E aggiunge: la magistratura sta vivendo una fase difficile che «mi impedisce di restare spettatore passivo».

23 Luglio 2019 12.24
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Una nuova fase per la magistratura e per Raffaele Cantone. Dopo oltre cinque anni alla presidenza dell’Anticorruzione, il magistrato napoletano ha annunciato attraverso una lettera pubblicata sul sito dell’Autorità la decisione di lasciare l’incarico. «Sento che un ciclo», si legge nel testo, «si è definitivamente concluso, anche per il manifestarsi di un diverso approccio culturale nei confronti dell’Anac e del suo ruolo». D’altra parte la fase difficile che vive la magistratura «che ho sempre considerato la mia casa», ha spiegato il giudice «mi impedisce di restare spettatore passivo». Insomma, se qualcuno credeva di poter mettere all’angolo il magistrato dell’anti corruzione sembra aver sbagliato i calcoli.

Il presidente dell’Autorità Nazionale Anticorruzione Raffaele Cantone nel suo ufficio, Roma, 9 giugno 2016. ANSA/ALESSANDRO DI MEO

«È una decisione meditata e sofferta», ha spiegato ancora il pm, ma «credo sia giusto rientrare in ruolo in un momento così difficile per la vita della magistratura». Nato a Napoli il 24 novembre 1963, Raffaele Cantone ha assunto la guida dell’Anac poco più di cinque anni fa: il 27 marzo 2014 l’allora premier Matteo Renzi lo propose come presidente dell’Autorità nazionale anticorruzione, nomina confermata dal Parlamento. Il suo mandato sarebbe scaduto a marzo 2020.

Raffaele Cantone, presidente dell’Autorità per la Corruzione ad un convegno sull’abusivismo edilizio organizzato dalla Provincia di Napoli, 11 aprile 2014. ANSA / CIRO FUSCO

I RISULTATI CONTRO IL BOSS SANDOKAN E I CASALESI

Entrato in magistratura nel 1991, è stato sostituto procuratore presso il tribunale di Napoli, dove si è occupato principalmente di criminalità economica, fino al 1999. È poi entrato nella Direzione distrettuale antimafia di Napoli, di cui ha fatto parte fino al 2007. Si è occupato delle indagini sul clan camorristico dei Casalesi che hanno portato alla condanna all’ergastolo di boss quali Francesco Schiavone, detto Sandokan, Francesco Bidognetti, detto Cicciotto ‘e Mezzanott, Walter Schiavone, detto Walterino.

IL DOSSIER APPALTI: DAL MOSE AL POST TERREMOTO

Alla presidenza dell’Anac ha dato forte impulso all’attività per prevenire l’infiltrazione della corruzione negli appalti pubblici e agli interventi sulle operazioni sospette o a rischio. Il Mose, l‘Expo, la ricostruzione post terremoto nel centro Italia, la riforma del Codice degli appalti sono solo alcuni degli ambiti su cui l’Anac è intervenuta in questi anni.

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