La caccia al capriolo perde l’alibi dei danni all’agricoltura

05 Marzo 2019 17.00
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Caprioli, questi sconosciuti, forse oggetto di una strage venatoria evitabile. Mentre i cacciatori continuano ad abbatterne a migliaia in tutta Italia, legalmente autorizzati dai danni all’agricoltura attribuiti a questi mansueti erbivori scesi dalle montagne, in un luogo al di fuori di ogni “sospetto ambientalista” come una tenuta della Regione Veneto, si certifica il contrario. Si apprende cioè che «fortunatamente gli impatti con l’agricoltura da parte dei caprioli sono molto limitati, in quanto questo ungulato è specie territoriale e pertanto non forma gruppi numerosi». Si scopre inoltre che «la sua dieta è quella di un brucatore selettivo, il cui impatto alimentare si diluisce su ampi spazi». Tutto ciò si legge nero su bianco nel comunicato diffuso da Veneto Agricoltura, agenzia della Regione Veneto preposta alle politiche agricole, all’indomani del censimento dei caprioli svoltosi all’interno di ValleVecchia, azienda sperimentale gestita dalla stessa Veneto Agricoltura nei dintorni di Caorle.

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SE I CAPRIOLI SONO INNOCUI PER L'AGRICOLTURA

Si tratta di un monitoraggio sorprendente per più di una ragione. Vuoi per la meraviglia di scoprire che nei 300 ettari seminati di ValleVecchia le guardie venatorie hanno appena censito la presenza di 158 caprioli, più di uno ogni due ettari, per una somma pari alla più popolosa colonia italiana. Vuoi per la decisione di lasciar brucare e proliferare ulteriormente questi ungulati che, pur essendo aumentati di 15 unità rispetto al precedente censimento del 2018, continuano a essere considerati innocui per le coltivazioni dell’area.

SOLO SUI COLLI BERICI POSSONO ESSERE UCCISI 217 ESEMPLARI

Questa linea innocentista espressa a livello istituzionale nei confronti del capriolo non manca di stupire in un Veneto dove il partito delle doppiette, a cui rimandano le 42 mila licenze di caccia attualmente concesse, vota da sempre compatto per la Lega al governo della Regione. Tanto più che la tutela delle colture agricole continua a essere impugnata come lasciapassare per l’abbattimento di una quota sensibile di caprioli sparsi per tutto il territorio veneto. Durante l’attuale stagione venatoria sono 217, su un totale di circa 800, gli esemplari concessi ai mirini dei cacciatori autorizzati a questo tipo di caccia solo nei Colli Berici, in provincia di Vicenza: più di uno su quattro. Si tratta di animali legalmente condannati a morte a causa dei danni a loro attribuiti da agricoltori e viticoltori della zona, esattamente come succede nel vicino Trentino, dove lo scorso settembre il primo giorno di caccia è stato sufficiente per l’abbattimento di 59 capi.

CONFAGRICOLTURA TOSCANA HA DICHIARATO GUERRA ALLA SPECIE

Questa nuova visione del capriolo animale compatibile con le colture, proveniente dal Veneto, non mancherà di rialimentare il fuoco delle polemiche in Toscana, dove nella scorsa estate fu addirittura un’associazione venatoria, la Urca, Unione regionale cacciatori dell’Appenino, a fare ricorso al Tar contro l’abbattimento di femmine e cuccioli di capriolo, perché ritenuto lesivo della conservazione della specie. Ricorso alla fine respinto per l’esultanza di Confagricoltura, che in Toscana ha dichiarato guerra totale al capriolo. Chissà se qualcuno ora si ricrederà.

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