Cara Sian, il calcio non è un lavoro per donne (capaci)

Alberto Schiavone
01/02/2011

Storia di Massey, guardalinee inglese vittima del maschilismo dei commentatori Sky.

Cara Sian, il calcio non è un lavoro per donne (capaci)

Sian Massey non è quello che l’immaginario comune considera una “bella figliola”. Il termine avrebbe potuto essere ancora più sporcaccione, e adeguarsi al linguaggio contemporaneo. Sta di fatto la suddetta signorina non sarebbe probabilmente nella rubrica dei procacciatori di bunga-girls, né in quella dei selezionatori di cubiste per il Paradiso di Rimini. Lei è un guardalinee. Internazionale, aggiungo.
Cosa è successo? Mentre faceva riscaldamento e mentre i collegamenti del prepartita tentavano di occupare i minuti dello spettatore sul divano, i due telecronisti di Sky, Keys e Gray (premiata ditta), le rivolgevano, incuranti del fuori onda malefico, alcune battute sarcastiche (divertenti, no).
Beccati. Inoltre viene ripescato un altro fuorionda sciocchino. Altre battute. Risultato: Andy Gray, quello più acuto, licenziato. Potevano chiedere scusa pubblicamente, i due giornalisti, ma non lo hanno fatto perché pratica ritenuta umiliante. Bravi.
La federazione inglese ha ritenuto di dover fermare la Massey per una giornata, poiché il clima attorno a lei si era fatto rovente e non sarebbe stata in grado di operare in tranquillità. Faccio il femminista: mi sa di punizione cautelativa.
PROFESSIONISTA E DONNA. La ragazza, nata nel 1985, rientra nei ranghi, si pone comoda nell’ombra dei riflettori meno caldi, lavora nei campi dove le telecamere numerose non possono starci. Bisogna aggiungere che i commenti gomito-gomito da maschietti le erano già arrivati alla partita precedente, quando però la sua decisione di convalidare (o non-annullare) un importante gol per il Liverpool era stata giusta.
Quindi? Una donna sta svolgendo un lavoro in un settore dove il maschio domina. Lavora bene. Alcuni (la premiata ditta Keys e Gray suppongo non sia stata la sola) fanno delle battute su di lei, i media se ne occupano, un giornalista viene licenziato (fino a quando? Scommettiamo?) e la sua figura viene trasportata immediatamente nella sezione “personaggi di costume”.
Le farà bene? O la troveremo forse nel prossimo Big Brother, a urlare scosciata difendendo i diritti delle donne lavoratrici? Non credo.
Qui si sta parlando di un caso comune, datato, tipico degli ambienti di lavoro. Fosse successo in Italia, ci sarebbe stata una settimana (non di più, forse meno) di titoli sui giornali. Qualche politico sarebbe intervenuto. Due trasmissioni sul tema. Editoriali feroci. Totti se ne sarebbe interessato sfoggiando una maglietta in favore delle donne nel calcio. Ma tutto ciò non è successo in Italia ma in Inghilterra.
Guardiamo sempre agli altri Paesi “evoluti” per poter piangere meglio delle nostre miserie. Ora scopriamo che il mondo è dei porcelloni. Tutto il mondo paese? Siamo consolati da scoprirci simili? Una nave carica di “pilu” anche agli inglesi, please.