Cosa sappiamo sul carabiniere ucciso nel Foggiano

Cosa sappiamo sul carabiniere ucciso nel Foggiano

13 Aprile 2019 08.50
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Un carabiniere in servizio presso la stazione di Cagnano Varano, un comune di circa 7 mila abitanti nel Foggiano, è rimasto ucciso durante un conflitto a fuoco avvenuto la mattina del 13 aprile nella piazza principale del paese. Il militare – Vincenzo Di Gennaro, un maresciallo di 45 anni – era stato trasportato in ospedale in fin di vita, ma è deceduto poco dopo. I carabinieri hanno bloccato, portato in caserma e interrogato Giuseppe Papantuono, un pregiudicato di 67 anni, ritenuto indiziato dell'uccisione.

LA DINAMICA DELL'OMICIDIO: IL CONTROLLO, POI GLI SPARI

Secondo le ricostruzioni, la sparatoria sarebbe avvenuta ad un posto di blocco nella piazza principale di Cagnano Varano.Giuseppe Papantuono «era in strada e ha chiamato i carabinieri. Non appena il militare ha abbassato il finestrino, l'uomo ha sparato uccidendo il maresciallo e ferendo un altro militare in modo non grave. Non è chiaro cosa lo abbia spinto ad agire con tanta ferocia, ma pare che durante la perquisizione a cui era stato sottoposto solo qualche giorno fa, dopo un controllo per droga, abbia minacciato i militari dicendo loro: «Ve la farò pagare». Sul posto è arrivata una ambulanza del 118, con i sanitari che hanno cercato di stabilizzare il maresciallo e provveduto a trasportarlo in ospedale. Contemporaneamente, sono accorsi i vertici del comando provinciale dei carabinieri di Foggia per ricostruire la dinamica dell'accaduto e avviare le indagini.

IL PM: «COLPITO DA AVVERSIONE PER LO STATO»

Per il procuratore di Foggia, Ludovico Vaccaro, quello che colpisce nella vicenda dell'agguato mortale di ieri alla pattuglia dei carabinieri di Cagnano Varano è «l'atteggiamento culturale che porta a reagire a dei controlli e a sparare contro lo Stato: tutto questo esprime un livello di avversione verso lo Stato. In questa mentalità ci vedo il collegamento con la criminalità organizzata».

IL KILLER HA SCARICATO IL CARICATORE

«Giuseppe Papantuono si è fermato solo quando il caricatore era vuoto. Voleva impossessarsi anche delle pistole dei militari. Poi si è aggrappato allo sportello dell'auto dei militari ed è rimasto aggrappato fino a quando l'auto non ha svoltato a sinistra. A quel punto è caduto». Lo ha spiegato il procuratore di Foggia, Ludovico Vaccaro, durante la conferenza stampa.

NON CONTESTATA LA PREMEDITAZIONE

Nel decreto di fermo notificato a Giuseppe Papantuono «non abbiamo contestato la premeditazione: la scelta è stata quella di attendere le sue dichiarazioni prima di procedere a questa accusa». Lo ha precisato il procuratore di Foggia, Ludovico Vaccaro, in conferenza stampa. A Papantuono viene contestato l'omicidio aggravato del maresciallo Vincenzo Di Gennaro, il tentato omicidio del suo collega Pasquale Casertano e il porto abusivo di arma. «L'indagato durante l'interrogatorio ha preferito avvalersi della facoltà di non rispondere», ha aggiunto Vaccaro.

DI GENNARO STAVA PER DIVENTARE COMANDANTE

«Era un bravissimo maresciallo che sapeva fare il carabiniere a tutto tondo: disponibile nei confronti della popolazione più debole e determinato con i criminali». Lo ha detto il comandante provinciale dei Carabinieri di Foggia, colonnello Marco Aquilio, in conferenza stampa. «Ha trascorso gran parte della sua carriera in Calabria. Dieci anni fa è arrivato in provincia di Foggia. Sicuramente a breve sarebbe diventato comandante di stazione».

IL CARABINIERE FERITO HA SOCCORSO IL COLLEGA

«Il carabiniere Pasquale Casertano, nonostante la giovane età, ha avuto prontezza di riflessi: benché ferito, aveva un proiettile conficcato a pochi centimetri dall'aorta, ha trovato la forza di partire con la macchina, raggiungere la guardia medica e prestare il suo soccorso al maresciallo fino a quando non sono intervenuti gli aiuti». Lo ha spiegato il comandante provinciale di Foggia dei carabinieri, colonnello Marco Aquilio.

SALVINI: «L'ASSASSINO NON ESCA PIÙ DI GALERA»

Il ministro dell'Interno Matteo Salvini ha commentato: «Una preghiera per Vincenzo, un pensiero alla sua famiglia e ai suoi colleghi, il mio impegno perché questo assassino non esca più di galera e perché le forze dell'ordine lavorino sempre più sicure, protette e rispettate».

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