Carabiniere ucciso, le accuse contenute nell’ordinanza del gip

Il collega Varriale aveva parlato con Brugiatelli, l'uomo derubato dai due americani, un'ora prima della telefonata al 112. Le ultime parole di Cerciello Rega: «Fermati, siamo dell'Arma».

29 Luglio 2019 12.46
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Nuovi particolari sull’omicidio di Mario Cerciello Rega sono emersi dall’ordinanza con cui il gip di Roma ha disposto il carcere per Christian Gabriel Natale Hjorth ed Elder Finnegan Lee, i due cittadini americani autori dell’omicidio del vice brigadiere.

VARRIALE A PIAZZA MASTAI UN’ORA PRIMA DELLA CHIAMATA AL 112

Innanzitutto si è scoperto che il compagno di pattuglia di Cerciello Rega, il carabiniere Andrea Varriale, subito dopo il furto dello zaino e prima che Sergio Brugiatelli ricevesse la richiesta di riscatto da parte degli americani americani, aveva incontrato quest’ultimo in piazza Mastai. Brugiatelli è l’uomo che ha indicato ai due americani gli spacciatori che hanno venduto loro aspirina tritata invece che cocaina. Contro di lui i due ragazzi si erano quindi vendicati, rubandogli lo zaino. Varriale, scrive il gip, poco prima di ricevere l’incarico di effettuare l’operazione in abiti civili per il recupero della borsa, all’1.19 del 26 luglio «era intervenuto in piazza Mastai su ordine del maresciallo Pasquale Sansone, che gli riferiva di trovarsi sul posto insieme ad altri carabinieri per la ricerca di un soggetto che si era sottratto all’identificazione dandosi alla fuga dopo aver consegnato ai militari un involucro di colore bianco contenente una compressa di tachipirina».

LA RICHIESTA DEL RISCATTO E L’OPERAZIONE DI RECUPERO

Successivamente veniva identificato Brugiatelli, che riferiva di essere stato «vittima di un borseggio operato da due persone». L’uomo precisava che «all’interno della borsa che gli avevano sottratto era presente il suo cellulare, documenti e altri effetti personali». I carabinieri lo invitavano quindi a «sporgere denuncia presso un qualsiasi ufficio di polizia e riprendevano il normale servizio». Pochi minuti dopo Brugiatelli chiamava il suo numero di cellulare, ricevendo la richiesta di 100 euro per avere indietro il maltolto. Infine telefonava al 112 e scattava l’operazione di recupero che ha portato alla morte di Cerciello Rega.

«TOTALE ASSENZA DI AUTOCONTROLLO» NEI DUE AMERICANI

Per quanto riguarda invece i due americani accusati di concorso in omicidio, secondo il gip le condotte di entrambi dopo il fermo «testimoniano la totale assenza di autocontrollo e capacità critica, evidenziandone la pericolosità sociale». Viene inoltre sottolineata la «totale incosapevolezza del disvalore delle proprie azioni come apparso evidente anche nel corso degli interrogatori, durante i quali nessuno dei due ha dimostrato di aver compreso la gravità delle conseguenze delle loro condotte, mostrando una immaturità eccessiva anche rispetto alla giovane età».

«DISPONIBILITÀ DI ARMI DI ELEVATA POTENZIALITÀ OFFENSIVA»

Il gip ha poi ribadito il concreto il pericolo di reiterazione del reato alla luce «delle modalità e circostanze del fatto e in particolare della disponibilità di armi di elevata potenzialità offensiva».

LE ULTIME PAROLE: «FERMATI, SIAMO CARABINIERI»

Prima di accasciarsi il vicebrigadiere ha detto «mi hanno accoltellato», ha rivelato il collega Varriale. «Fermati, siamo carabinieri, basta», avrebbe in precedenza urlato la vittima all’indirizzo di Finnegan Lee Elder. A riferirlo sempre l’altro carabiniere nell’annotazione sull’intervento contenuta nell’ordinanza. «Il vice brigadiere Cerciello Rega, a breve distanza da me», è riportato nel documento, «ingaggiava una colluttazione con l’altro giovane e ricordo di aver sentito le urla del mio collega che proferiva testuali parole: fermati, siamo carabinieri, basta».

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