Coronavirus, 5 mila braccialetti per i detenuti ai domiciliari

Redazione
30/03/2020

È quanto si legge nel provvedimento del dipartimento dell'amministrazione penitenziaria, che attua il decreto Cura Italia.

Coronavirus, 5 mila braccialetti per i detenuti ai domiciliari

Sono 5 mila i braccialetti a disposizione per il controllo dei detenuti ammessi alla detenzione domiciliare. È quanto si legge nel provvedimento del capo del dipartimento dell’amministrazione penitenziaria, d’intesa con il capo della polizia, che attua il decreto Cura Italia. «Il dipartimento della Pubblica sicurezza rende disponibili complessivi 5.000 apparecchi» di cui 920 alla data della firma del documento.

LE CRITICHE DEL CSM

Il 26 marzo, a proposito degli interventi per ridurre il sovraffollamento carcerario e limitare il contagio nelle carceri da coronavirus del decreto Cura Italia, il Csm si era espresso con una delibera approvata a maggioranza. L’assemblea di Palazzo dei marescialli – riunita con pochi consiglieri presenti e la gran parte da remoto – aveva avvertito: aver condizionato la detenzione domiciliare ai braccialetti elettronici, di fatto indisponibili, «contribuirà significativamente» a rendere questo istituto «inadeguato» alle sue finalità.

I TIMORI DI MARRA

«Apprezziamo la volontà di ridurre in tempi brevi, con un procedimento semplificato, la popolazione carceraria al fine di fronteggiare meglio il rischio epidemiologico nelle carceri», ma la previsione che il beneficio previsto sia «condizionato all’applicazione del braccialetto elettronico, consentirà di fatto ad un ridotto numero di detenuti di poter uscire dal carcere, poiché è notoria la indisponibilità di un numero sufficiente di braccialetti», aveva spiegato Giuseppe Marra, presidente della Commissione (la Sesta) che ha messo a punto il parere. «Vi è perciò il concreto timore che le buone intenzioni vengano frustrate, anche perché la clausola di invarianza finanziaria non fa ben sperare per nuovi acquisti».

CONSIGLIERI DIVISI SUL DOCUMENTO

Sul documento però i consiglieri si erano divisi. Dodici i voti a favore, sette i contrari , sei gli astenuti. Non aveva votato il parere l’intero gruppo di Area che avrebbe voluto che il Csm chiedesse al governo, vista la gravità della situazione, scelte drastiche: come l’applicazione automatica della detenzione domiciliare a tutti coloro che hanno una pena da scontare sino a due anni, con esclusione solo dei condannati per i delitti più gravi. Una misura, aveva spiegato il capogruppo Giuseppe Cacini, che porterebbe fuori dal carcere 21 mila detenuti e consentirebbe di realizzare anche nelle carceri quel distanziamento sociale che «tutti gli esperti ci dicono essere l’unico presidio efficace contro la diffusione del virus», oggi «impossibile da garantire» con 60 mila detenuti e altre 60 mila persone, tra poliziotti e operatori penitenziari, che quotidianamente entrano nei penitenziari.