Radiografia delle carceri italiane dove cala il numero degli stranieri

Il rapporto dell'associazione Antigone conferma che le nostre prigioni sono le più sovraffollate dell'Unione europea. Nel 2019 si sono registrati 26 suicidi.

25 Luglio 2019 18.07
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Diminuiscono i reati commessi dai minorenni, ma si registra un «crescendo della violenza di gruppo e di reati segnati da maggiore efferatezza». Sono in calo i carcerati stranieri, ma le nostri prigioni sono sempre più affollate. Tra l’allerta lanciata dal ministro della Giustizia Alfonso Bonafede sui reati compiuti dagli adolescenti e il rapporto diffuso da Antigone sullo stato delle carceri italiane, emerge una radiografia della situazione delle prigioni italiane che non è confortante.

«LA CRIMINALITÀ ORGANIZZATA INVESTE SUI MINORI»

Il ministro della Giustizia ha ricordato per esempio come uno degli ultimi rapporti della Dia segnali come la criminalità organizzata stia investendo nella criminalità minorile. Di qui la necessità di intervenire anche per «eliminare sacche di povertà». Il rapporto ‘Numeri e criticità delle carceri italiane nell’estate 2019’, redatto daell’associazione Antigone ha sottolineato tutti i problemi e le questioni aperte sottolineando come le carceri italiane siano le più sovraffollate dei Paesi dell’Unione europea.

SOVRAFFOLLAMENTO AL 119,8%: I DETENUTI SONO 60.522

Al 30 giugno 2019 i detenuti nelle 190 carceri italiane erano 60.522. Negli ultimi sei mesi sono cresciuti di 867 unità e di 1.763 nell’ultimo anno. «Se questa progressione dovesse essere rispettata, nel giro di quattro anni ci troveremmo nella stessa situazione che produsse la condanna da parte della Corte Europea dei Diritti Umani nel 2013», spiega il presidente di Antigone, Patrizio Gonnella. Il tasso di sovraffollamento è pari al 119,8%, il più alto nell’area Ue, seguito da quello in Ungheria e Francia.

AL 200% A COMO, BRESCIA, LARINO E TARANTO

A Como, Brescia, Larino, Taranto il tasso di affollamento è del 200%, ossia vivono due detenuti dove c’è posto per uno. Tutto questo significa spazi inadeguati: nel 44% delle carceri visitate non tutte le celle sono aperte almeno 8 ore al giorno, come prevede la legge, e nel 31% dei casi i detenuti non possono mai muoversi in autonomia. «La soluzione all’affollamento»-, ha detto ancora Gonnella.

GLI STRANIERI IN CALO DAL 35,19% DEL 2013 AL 33,42% DI OGGI

Al 30 giugno 2019 i detenuti stranieri sono il 33,42% dei reclusi. Erano il 33,95% sei mesi fa e il 35,19% sei anni fa, al tempo della sentenza di condanna da parte della Corte Europea dei Diritti Umani nel caso Torreggiani. Ed erano il 37,10% dieci anni fa. «I dati evidenziano che il link immigrazione-criminalità non tiene ed è usato strumentalmente come fattore di propaganda», continua Gonnella. Se nel 2003 su ogni cento stranieri residenti regolarmente in Italia l’1,16% finiva in carcere, oggi la percentuale è scesa allo 0,36%.

MENO INGRESSI MA PENE PIÙ LUNGHE

Dai dati si evince inoltre che diminuiscono gli ingressi in carcere, pur in presenza di un aumento dei detenuti, e ciò testimonia che quest’ultimo non è dovuto a un aumento del crimine bensì ad altri fattori, quali l’aumento della durata delle pene inflitte. «”L’aumento del sovraffollamento – sottolinea Gonnella – al di là dei luoghi comuni agitati da alcune parti politiche, non è dovuto ad un aumento della criminalità, in particolare straniera. Infatti, da una parte, il numero di reati è in costante calo e anche gli ingressi in carcere sono in conseguente diminuzione. Il numero più alto di detenuti si spiega dunque con l’aumento delle durata delle pene, frutto anche delle politiche legislative degli ultimi anni».

IL 44% DETENUTI DA QUATTRO REGIONI DEL SUD

Il 44% dei detenuti provenienti da Campania, Puglia, Sicilia e Calabria. Un dato che cresce al 77% se si sommano i detenuti stranieri. Oltre mille detenuti sono analfabeti, di cui ben 350 italiani. In Italia gli analfabeti sono lo 0,8%, in carcere la percentuale raddoppia. Inoltre 6.500 detenuti, più del 10% del totale, hanno solo la licenza elementare. I laureati sono poco più dell’1% (698), mentre nella società libera sono il 18,7%. «Investire sull’educazione e sul welfare costituisce una forma straordinaria di prevenzione criminale – spiega Antigone – Nei tempi brevi non produce consenso. Nei tempi lunghi produce sicurezza».

NELL’81,3% DELLE CARCERI NON È MAI POSSIBILE ACCEDERE AL WEB

Riguardo alla qualità della vita in carcere, nel 30% di quelle visitate non risultano spazi verdi dove incontrare i propri cari e i propri figli. Nel 65,6% delle carceri non è possibile avere contatti coi familiari via skype, nonostante la stessa amministrazione e la legge lo prevedano. Nell’81,3% delle carceri non è mai possibile collegarsi a internet.

NEL 2019 26 SUICIDI

Dall’inizio dell’anno sono stati 26 i suicidi in carcere, 94 i morti in totale.

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