Care Ong, seguire la linea Minniti significa scegliere la legalità

Carlo Panella
09/08/2017

L'Italia si trova a fronteggiare l’attività di una complessa organizzazione criminale libica che lucra milioni di dollari sull'attività di trasporto di carne umana. Per fermarla c’è una sola strada: contrastare gli scafisti.

Care Ong, seguire la linea Minniti significa scegliere la legalità

Le dimissioni minacciate da Marco Minniti in polemica con collega di governo Graziano Del Rio hanno un risvolto profondissimo, che va ben al di là del rapporto con le Ong nel Canale di Sicilia. Né si tratta – come scrivono molti media – di una divergenza tra l’anima ex Pci di Minniti e l’anima cattolica o catto comunista di Del Rio.

LA SVOLTA DI MINNITI. Scrivemmo mesi fa che Marco Minniti sta operando dentro il Pd e dentro la sinistra italiana – anche di quella ex Pci – una svolta ben più radicale e profonda di quella della Bolognina. Una svolta copernicana perché il ministro degli Interni mette al centro della sua complessa strategia non già astratti “valori” più o meno confusi o umanitari, ma un valore assoluto che ritiene giustamente fondante per la Repubblica: la difesa della legalità.

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Lo scontro in atto sul ruolo delle Ong non è comprensibile se non lo si colloca nel suo reale contesto che non è genericamente l’immigrazione clandestina, l’accogliere o meno immigrati, ma il contrasto con la mafia degli scafisti. Lo Stato italiano, infatti, si trova a fronteggiare l’attività di una complessa organizzazione criminale libica che lucra milioni di dollari sulla sua attività di trasporto di carne umana. Non solo, c’è una aggravante terribile: questa attività criminale produce migliaia di morti, 4 mila nel solo 2016 e complessivamente non meno di diecimila dal 2012 a oggi. Per fermare nei tempi brevi questa strage c’è una sola strada: contrastare gli scafisti.

LA QUESTIONE È IL RISPETTO DELLA LEGALITÀ. La strategia mediterranea di Minniti, il primo ministro dell’Interno che opera attivamente e continuativamente fuori dai confini nazionali, verso l’Ue, come verso la Libia e l’Africa sub sahariana, mira palesemente a consolidare una serie di piccoli passi che colpiscano al cuore gli scafisti. E uno di questi piccoli passi è appunto il codice di comportamento delle Ong in mare. In questo contesto è indifendibile la pretesa di Medici senza frontiere di rifiutare che agenti italiani salgano a bordo delle sue navi, ovviamente armati, per iniziare “a caldo” indagini per individuare tra chi è stato preso a bordo chi era lo scafista, il criminale.

Msf non può dichiarare la sua neutralità tra la legalità e la mafia degli scafisti

Msf non può dichiarare la sua neutralità tra la legalità e la mafia degli scafisti. Pure, basta leggere Saviano, De Luca o le tante dichiarazioni anche di esponenti del Pd il rifiuto del rispetto totale del baricentro della legalità, fulcro della “vision” di Minniti, è diffusissimo a sinistra. Il ministro lo sfida, per acta, senza verbalismi e quando Del Rio gli si mette di traverso, semplicemente mette sul tavolo la sua lettera di dimissioni, perché sa bene che il problema non è contingente, ma politico e strategico. E su questa strada Minniti vince, vi porta il governo, con l’appoggio pieno della presidenza della Repubblica. Un passaggio essenziale per dare vita a una sinistra repubblicana e moderna, fuori dalle fumisterie velleitarie di confusi “valori”.