Cari Pisapia e Speranza, chi comanderà dentro la nuova ‘Cosa rossa’?

Peppino Caldarola
04/08/2017

Non si ripeta l’errore del 1996, quando una minoranza decise l’annessione della maggioranza. In democrazia ci si mette assieme se si hanno finalità comuni, ma poi guida chi ha più voti.

Cari Pisapia e Speranza, chi comanderà dentro la nuova ‘Cosa rossa’?

Pisapia e Speranza si sono parlati al telefono e hanno deciso che a ottobre nasce il nuovo partito. Con o senza tessere non si sa, con una assemblea costituente nominata da primarie che però non devono diventare “parlamentarie”, con un programma che contenga la parola chiave «discontinuità». Immagino l’entusiasmo della sinistra sfiduciata e profonda o anche di quell’altra parte del centro-sinistra che viene da altrove. Uno si sarebbe immaginato una frase che scaldava i cuori, un’ idea di progetto sociale, una “rupture”. Invece no, i due leader più lenti e miti della storia della sinistra se la prendono comoda dopo essersi tenuto il muso per colpa di una donna, la famosa Maria Elena Boschi.

Pisapia e il suo gruppo di suggeritori sanno che Renzi farebbe perdere voti all’alleanza di sinistra perché dice cose che non lo rendono credibile come diga anti-destra e anti-populismo

Non sto sottovalutando il valore della telefonata. È che, come ho già scritto altre volte, un’altra fusione fredda la sinistra (o quella roba lì che piace a tutti: Ulivo, Nuovo Ulivo, centro-sinistra, sinistra-centro), non se la può più permettere. La realtà sta sospingendo verso la lista unitaria e, secondo gli ottimisti, verso il nuovo soggetto unitario. Io penso che i sondaggi non stiano cogliendo i veri umori dei cittadini perché molti cittadini mentono ai sondaggi.

LA DESTRA VIENE SOTTOSTIMATA. Credo che la destra unita sia sottovalutata, che Renzi prenderà meno voti di quelli che prese Bersani e si avvicinerà a quelli portati a casa, nei Ds, da Fassino, che Mdp-Articolo1 sia sottostimata. C’è una spinta silenziosa dal basso che dice ai leader che sono fuori dal Pd e a quelli che nel Pd pettinano le bambole senza vedere le mucche in corridoio ( le so tutte!!!) che il momento è ora, al netto del solleone.

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Diciamo la verità: ciò che li divide non è Renzi. Pisapia e il suo gruppo di suggeritori, da Prodi a Lerner a Carlo de Benedetti, sanno che Renzi farebbe perdere voti all’alleanza di sinistra perché dice cose che non lo rendono credibile come diga anti-destra e anti-populismo, essendo ormai un po’ l’una un po’ l’altra (per pura furbizia elettorale). Il nodo divisivo non è neppure D’Alema, che sarebbe il vecchio, mentre tutto questo accrocco del nuovo Ulivo è fatto da giovanotti ultrasessantenni come lui. Diciamo.

DIVISI DALLA PROSPETTIVA POLITICA. Ciò che li divide è ciò che divide sempre in una fusione fra soggetti che hanno culture diverse e prospettive che faticosamente bisogna tenere assieme, cioè la politica, la prospettiva politica. In due sensi. Gran parte degli ”unificandi” considera inaccettabile la denominazione “socialista” anche come corrente interna al nuovo soggetto, invece la maggior parte dello stato maggiore che si vuole unificare considera “sinistra di governo” la denominazione preferita e prende dalla storia , paro paro, l’esperienza dell’Ulivo.

SERVE INVENTARSI UNA VISIONE NUOVA DEL CAPITALISMO. Sia chiaro, la rappresentazione distruttiva che fa il professor Montanari, che con Anna Falcone guida un movimento di gente vera, è esasperata. Ma «indietro non si torna» non va urlato alle persone ma alle politiche. Il prodismo aveva una idea di modifica dell’assetto del potere politico e anche, in parte, di quello economico e un progetto europeo di tutto rispetto. Ma nulla di tutto questo serve oggi. «Discontinuità», la parola-chiave di Pisapia, Speranza e Boldrini, non deve riguardare solo le politiche di Renzi ma anche l’idea che la politica debba inventarsi una visione misericordiosa del capitalismo.

In democrazia ci si mette assieme se si hanno finalità comuni, ma poi guida chi ha più voti purchè guidi con coraggio e soprattutto con apertura e gusto meticoloso per il pluralismo

Non arricciate il pelo (un famoso vice-presidente Usa, Spiro Agnew, dovendo dire una cosa sgradevole, disse in un conferenza stampa: «Allentate gli sfinteri». Ma io sono più piccolo borghese e educato e la dico a modo mio). Keep calm, dire «capitalismo» non significa i soviet, andare a caccia di kulaki ecc. State boni! Il comunismo dell’Est ha fatto più male a noi comunisti latini che a voi anti-comunisti.

CHI COMANDERÀ IL NUOVO SOGGETTO? Il tema sono le riforme vere, quelle che tolgono potere e lo danno. Il tema è la difesa del parlamento. Bisogna dare atto a Panebianco e Anais di aver scritto cose serie sull’antiparlamentarismo mentre la classe politica, tranne Zanda e il mitico Sposetti, dava prova di straordinaria viltà (anche il voto di astensione di Mdp sui vitalizi è prova di viltà). Il tema vero è la struttura di comando del nuovo soggetto. Vorrei che non si ripetesse l’errore del 1996, che una minoranza, cioè, decidesse l’annessione della maggioranza. In democrazia ci si mette assieme se si hanno finalità comuni, ma poi guida chi ha più voti purchè guidi con coraggio e soprattutto con apertura e gusto meticoloso per il pluralismo.

SERVONO I 'ROSSI'. Vorrei dire al mondo di Pisapia che il loro problema è che danno l’idea (si sa che noi siamo maliziosi) cdi non voler fondere ma annettere. È stata sempre questa l’accusa rivolta agli ex comunisti, che poi si sono sempre fatti fregare. Il lavoro comune, “Insieme” per capirci, non deve portarci a una “Cosa Rossa”, ma in quella cosa i “Rossi” ci devono stare, sennò tenetevi Renzi.