Quali sono gli istituti di credito che possono acquisire Carige

Quali sono gli istituti di credito che possono acquisire Carige

07 Gennaio 2019 20.26
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Da tempo la salvezza di Carige viene vista solo in un matrimonio con un altra banca: l'advisor Ubs è al lavoro da tempo, incaricato dall'ex amministratore delegato Fabio Innocenzi prima di diventare commissario, ma un reale interesse ancora non risulta essere stato registrato. I possibili pretendenti però sono tanti anche per la dote di Carige: in Borsa al momento del suo congelamento l'istituto ligure capitalizza poco più di 80 milioni, ma ha in pancia ingenti crediti fiscali e soprattutto 'copre' un territorio ligure potenzialmente ricchissimo per la raccolta del risparmio.

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Una banca che potrebbe assorbire l'operazione è sicuramente Unicredit, ma da piazza Gae Aulenti sono sempre arrivate smentite anche perché un'eventuale acquisizione di Carige rappresenterebbe una deroga al piano industriale, che prevede la crescita organica per il gruppo guidato da Jean Pierre Mustier. Ciclicamente tornano anche i nomi di Banco Bpm e Ubi, quest'ultima indicata spesso anche come possibile 'cavaliere bianco' di Monte dei Paschi, senza che alcun passo concreto sia mai stato mosso. Altre ipotesi potrebbero portare a Intesa SanPaolo che ha già salvato le banche venete, ma in questo caso diversi osservatori indicano rischi di contrasto con pezzi della finanza vaticana che un tempo riferiva a Tarcisio Bertone, già cardinale a Genova. Una suggestione riguarda anche la stessa Ubs, mentre l'ultima coinvolge la stessa Mps. Quella della banca toscana è un'ipotesi che piacerebbe a una parte del governo per staccarla definitivamente dal mondo della sinistra ma gli accordi presi da Siena con la Bce sono chiari: non può fare operazioni straordinarie. E quasi certamente non le vuole nemmeno studiare, alle prese con il risanamento organico dei conti e delle attività. E gli analisti guardano allora verso la Francia. O, meglio, verso l'Emilia. Le sinergie migliori vengono viste infatti proprio con quel territorio e il nome nostrano più forte che circola è quello di Bper. Ma in diversi mostrano come le carte più forti siano teoricamente in mano a Credit agricole, che si amplia sempre di più in Emilia, ha fatto un'operazione simile con Cesena prima 'salvata' dal fondo interbancario e, soprattutto, controlla già Carispezia, del cui Cda tra l'altro ha già fatto parte Vittorio Malacalza, il maggior azionista di Carige dalle cui scelte dipende ancora gran parte della partita.

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