Samuele Cafasso

Cosa può accadere in Carige dopo lo stop all'aumento di capitale

Cosa può accadere in Carige dopo lo stop all’aumento di capitale

24 Dicembre 2018 15.24
Like me!

Cosa succede in Banca Carige dopo lo stop all'aumento di capitale da 400 milioni del 22 dicembre? La drammatica assemblea che, per effetto dell'astensione della famiglia Malacalza, ha congelato il piano imposto dalla Bce per il rafforzamento del capitale, ha avuto come effetto immediato due dimissioni pesanti nel consiglio d'amministrazione. Sbattono la porta la vicepresidente Lucrezia Reichlin, a suo tempo indicata proprio dai Malacalza, e il socio Raffaele Mincione. I vertici dell'istituto, inoltre, riferiranno a breve a Francoforte. Un'aggregazione immediata, un'Opa da parte dei Malacalza ma anche la messa in risoluzione dell'istituto, con le perdite che ricadrebbero su azionisti e risparmiatori. Nulla, al momento, si può escludere. La prova dei mercati con le festività natalizie, è rinviata a giovedì 27 dicembre (Borsa Italiana quest'anno resta chiusa anche alla Vigilia fino a Santo Stefano compreso).

LEGGI ANCHE: L'assemblea Carige boccia l'aumento di capitale

L'IPOTESI DI ACCELERARE L'AGGREGAZIONE

Il presidente Pietro Modiano e l'amministratore delegato, Fabio Innocenzi, il 23 dicembre hanno confermato che riferiranno alle Autorità gli esiti dell'assemblea. Il clima che si respira traspare dalle parole che Modiano si è lasciato scappare durante l'assemblea a colloquio con un consigliere: «Non c'è tempo, ci ammazzano tutti». L'istituto di credito aveva ottenuto dalle autorità europee una proroga di un anno, al 31 dicembre 2019, per conseguire il rafforzamento del capitale, secondo un piano che prevedeva un bond subordinato (già emesso e coperto) che facesse da ponte verso l'aumento di capitale, la cessione di attività non core, l'impegno concreto verso un'aggregazione aziendale. Su quest'ultimo punto Innocenzi, lo ha ribadito in assemblea, è al lavoro con Ubs. Ma invece l'aumento è saltato, pur essendo uno dei punti qualificanti. E al momento non si vedono potenziali acquirenti all'orizzonte, al netto dei rumors su un possibile intervento di fondi internazionali che già in passato si erano fatti avanti.

IL FONDO DI GARANZIA AZIONISTA DI CONTROLLO?

La prima grave conseguenza dello stop all'aumento, come ricordato dallo stesso Innocenzi in assemblea, è che gli interessi che la banca dovrà pagare ai sottoscrittori delle obbligazioni subordinate schizzano da un già notevole 13% al 16%. Trecentoventi milioni del bond sono in mano al Fondo di garanzia interbancario che in tutti i modi ha fatto capire nelle settimane scorse di considerare il suo intervento temporaneo. Ma a questo punto, con il disimpegno di Malacalza, non si può escludere che si vada alla conversione del bond in azioni: il Fondo diventerebbe così controllante. Non è nemmeno escluso, secondo una ricostruzione del Secolo XIX e de La Stampa, che venga imposto ai Malacalza un'Opa obbligatoria, sulla base del ruolo determinante dell'azionista, che con la sua astensione in assemblea ha fermato l'aumento. C'è anche da dire che i Malacalza, a questo punto, hanno scaricato tre amministratori delegati uno dietro l'altro (contando tra gli scaricati anche Innocenzi). È anche vero che la famiglia ha investito nell'istituto di credito 400 milioni, per trovarsi oggi in mano un controvalore di circa 25: è questo il motivo principale dello stop all'ultimo aumento.

SCENARIO BIG BANG: LA RISOLUZIONE

Esiste, però, un'altra ipotesi che a questo punto non si può escludere, cioè la risoluzione dell'istituto di credito, il bail in. Secondo le nuove regole europee, a pagare sarebbero gli azionisti, quindi i detentori di bond, infine anche i correntisti sopra i 100 mila euro. Uno scenario da far tremare i polsi e che non potrebbe lasciare indifferente il governo, che a quel punto sarebbe alle prese con una grana paragonabile a quella Mps, certamente più difficile ed esplosiva della crisi di Etruria o delle banche venete. I sindacati non nascondono la loro preoccupazione e il segretario generale della Federazione Autonoma Bancari Italiani, Lando Maria Sileoni, ha già chiesto l'intervento dell'esecutivo e un tavolo di confronto con azienda, sindacati, associazioni consumatori, Comune di Genova e rRegione Liguria per tutelare i 4.300 dipendenti.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

ARTICOLI CORRELATI

Commenti: 0

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *