Bce decide il commissariamento di Carige

02 Gennaio 2019 09.04
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La Bce ha disposto il commissariamento di banca Carige: l'amministrazione straordinaria è stata decisa dopo il fallimento dell'aumento di capitale da 400 milioni – che era stato proprio richiesto da Francoforte – e dopo le dimissioni prima dei consiglieri Raffaele Mincione e Lucrezia Reichlin, quindi di altri quattro (tra cui il presidente Pietro Modiano e l'amministratore delegato Fabio Innocenzi). I commissari sono gli ex vertici, Modiano e Innocenzi, e Lerner. È stato inoltre nominato un comitato di sorveglianza di tre membri: Gian Luca Brancadoro, Andrea Guaccero e Alessandro Zanotti.

COSA SUCCEDE ADESSO IN BANCA CARIGE

La banca sottolinea come sia «garantita la consueta operatività senza alcun impatto su clienti, depositanti e dipendenti». Per quanto riguarda invece gli azionisti, le contrattazioni sono state sospese nella mattinata del due gennaio dalla Consob, inizalmente per una sola giornata. Con l'amministrazione straordinaria decisa da Francoforte, le decisioni per il salvataggio dell'istituto saranno adesso prese autonomamente dai commissari che hanno indicato la seguente road map: «In continuità con la strategia in atto verranno proseguite da parte di Innocenzi, Modiano e Lener le attività di: rafforzamento patrimoniale; rilancio commerciale attraverso recupero delle quote di mercato nei segmenti core; derisking attraverso la riduzione dei Non Performing Loan; ricerca di possibili business combination». «Questi elementi troveranno una sintesi nel piano industriale la cui predisposizione è già in corso.

IPOTESI SALVATAGGIO DI SISTEMA CON IL FONDO INTERBANCARIO

«Tra i primi atti della rinnovata gestione dell'istituto – si legge nei comunicati della banca – ci sarà anche l'avvio di riflessioni con lo schema volontario di intervento del Fondo interbancario di tutela dei depositi per rivalutare l'operazione alla luce del nuovo quadro venutosi a creare e al fine di consentire il proseguimento delle attività di rafforzamento patrimoniale dell'istituto». Quest'ultima dichiarazione sembra lasciare intendere che il fondo Interbancario, che fa capo al sistema creditizio italiano, possa presto diventare azionista controllante della banca. Il fondo, infatti, ha già partecipato al rafforzamento di capitale attraverso l'acquisto di 320 milioni di bond. L'operazione doveva essere un ponte verso l'aumento. Con lo stop voluto dalla famiglia Malacalza, però, il bond non può essere rimborsato ed è probabile quindi che venga convertito in azioni.

MA IL FONDO SPINGE PER L'AGGREGAZIONE

Questo a meno che la banca non trovi in tempi molto rapidi un possibile partner-acquirente. Unicredit ha risposto «no comment» alle indiscrezioni secondo cui potrebbe essere l'istituto di Piazza Gae Aulenti a salvare la banca genovese. Va specificato che il piano industriale non prevede aggregazioni, ma una crescita organica. Un eventuale acquisto, quindi, sarebbe in deroga al piano industriale. D'altra parte, il presidente del Fondo Salvatore Maccarone ha applaudito al commissariamento perché, sostiene, lo stop all'aumento «è la prova che il meccanismo di governo complessivo si è inceppato, per cui questo provvedimento è l'unica cosa che poteva essere fatta. Noi lo condividiamo in quanto servirà a portare avanti il progetto originario», ovvero «l'aggregazione con un'altra banca». Che poi è l'unica strada – ma questo Maccarone non lo dice – che consentirebbe al Fondo di sfilarsi in tempi brevi. «Siamo fiduciosi che i commissari, con il controllo delle autorità, porteranno avanti rapidamente questo progetto».

COSA SUCCEDE IN CASO DI RISOLUZIONE

Non è possibile escludere che la banca vada verso la risoluzione, nel caso non si trovano strade che portino al salvataggio. Si tratta però di uno scenario improbabile, viste le dimensioni dell'istituto che, in caso di default, rischierebbe di travolgere il sistema. Secondo le nuove regole europee, a pagare il salvataggio saranno prima di tutto gli azionisti, ma poi anche i possessori di bond e, infine, i correntisti con patrimoni sopra i 100 mila euro.

COMMISSIONE UE: I CONTRIBUENTI NON PAGHINO IL CONTO

«Come sempre monitoriamo da vicino gli sviluppi nel settore bancario Ue, Italia inclusa», per questo «prendiamo nota della decisione della Bce, nella sua capacità di supervisore, di nominare un amministratore temporaneo per Carige» in quanto «si tratta di uno degli strumenti a disposizione» grazie all'Unione bancaria, ha commentato un portavoce della Commissione europea che ha poi ricordato come le regole europee «mirano a salvaguardare la stabilità finanziaria, evitando al contempo che i contribuenti debbano pagare il conto per modelli di banche insostenibili». Niente salvataggi, quindi, sembrano mettere già le mani avanti a Bruxelles.

GOVERNO IN CAMPO

«Abbiamo richiesto al Presidente della commissione Finanze una audizione urgente del ministro dell'Economia e Finanza sulla situazione della Banca Carige» hanno dichiarato Silvia Fregolent e Claudio Mancini, rispettivamente capogruppo Pd e segretario della commissione Finanze della Camera. I vertici dell'istituto di credito sono stati convocati a Roma nell'ultimo giorno del 2018 dal governo e colloqui ci sono stati anche con la famiglia Malacalza. «Ho sentito stamani il neo-commissario Pietro Modiano e il presidente del Consiglio Giuseppe Conte, che ha assicurato grande attenzione da parte del governo alla vicenda e all'economia ligure in generale, come ha dimostrato il Decreto Genova», ha invece scritto su Facebook il presidente della Regione Liguria Giovanni Toti.

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