Cosa succede in Carige dopo il decreto

Cosa succede in Carige dopo il decreto

08 Gennaio 2019 10.02
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Dopo l'approvazione del decreto per il salvataggio di Carige, la banca fa i primi passi per usufruire delle coperture garantite dal governo, mentre il Pd attacca la maggioranza accusandola di aver intrapreso la stessa strada imboccata dal centrosinistra per Mps e banche venete e che era stata molto criticata. I tre commissari Fabio Innocenzi, Pietro Modiano e Raffaele Lener hanno spiegato che «sono in procinto di chiedere l'attivazione della garanzia statale sulla emissione di obbligazioni» e di aver avviato una due diligence sugli Npe (Non performing exposure) della banca, con l'obiettivo di una ulteriore drastica riduzione, che segue quella di oltre 1,5 miliardi appena effettuata. L'idea è di includere nel piano industriale una percentuale dei Npe compresa tra il 5% e il 10% del totale dei crediti, al di sotto del valore medio di sistema. La banca punta a ridurre il peso degli crediti deteriorati senza impatti significativi sui ratio patrimoniali.

Inoltre, spiega un comunicato, sono in corso trattativecon lo Schema Volontario di Intervento del Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi per porre le basi della ridefinizione delle condizioni del prestito subordinato di 320 milioni (gli interessi sono fissati al 16%) sottoscritto dallo stesso Schema Volontario. L'obiettivo «è di garantire la sostenibilità nel quadro del piano industriale in corso di preparazione e della prospettata aggregazione».

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RENZI: «IN 10 MINUTI SMENTITI 5 ANNI DI INSULTI»

Ma nel frattempo è la polemica politica a tenere banco. Matteo Salvini dichiara che «mentre Renzi e Boschi i risparmiatori li hanno ignorati e dimenticati, noi siamo intervenuti subito a loro difesa senza fare favori alle banche, agli stranieri o agli amici degli amici. Bene l'azione a tutela dei risparmiatori liguri e italiani e bene il miliardo e mezzo stanziato in manovra per gli altri cittadini truffati». In realtà lo schema adottato dal governo per il caso Carige non differisce da quello utilizzato per le banche venete (garanzia sui depositi) ed Mps (nazionalizzazione). Matteo Renzi così dichiara: «Sono bastati dieci minuti di una riunione notturna del consiglio dei ministri per smentire cinque anni di insulti e menzogne contro di noi. Matteo Salvini e Luigi Di Maio devono solo vergognarsi. Salvini e Di Maio si devono vergognare per quello che hanno detto per anni contro di noi. Si devono vergognare per le offese e gli insulti. Hanno truffato gli italiani raccontando storie non vere su di noi: sulla Tav, sulla Tap, sull'Ilva, sulle trivelle… Adesso persino sulle banche. È proprio vero, puoi ingannare qualcuno per tutta la vita e puoi ingannare tutti per una sola volta. Ma non puoi ingannare tutti per tutta la vita. Con la vicenda delle banche Salvini e di Maio devono semplicemente scrivere la parola vergogna».

DI MAIO NEGA GLI AIUTI ALLE BANCHE

Di Maio, tuttavia, con un post su Facebook in 10 punti, ha dato la sua versione dei fatti: «Quante balle dei giornali, di Renzi e della Boschi sulle banche. Proprio loro parlano!». Per poi aggiungere, in cima alla lista delle sue confutazioni: «Non abbiamo dato un euro alle banche». Il ragionamento del vicepremier prosegue così: «Abbiamo scritto in una legge che se serve lo Stato potrà garantire nuovi titoli e potrà ricapitalizzare. Speriamo non serva. Se si dovesse usare quella garanzia o se si dovessero mettere soldi pubblici, banca Carige deve diventare di proprietà dello Stato. Ovvero deve essere nazionalizzata. In questo modo non ci sarà nessun regalo ai banchieri e nessun azionista e obbligazionista truffato». Il post si conclude con un appello al parlamento, affinché venga istituita al più presto una nuova commissione d'inchiesta per fare chiarezza sui crac degli istituti di credito avvenuti negli ultimi anni.

Quante balle dei giornali, di Renzi e della Boschi sulle banche. Proprio loro parlano! Le smonto tutte in 10 punti che…

Geplaatst door Luigi Di Maio op Dinsdag 8 januari 2019

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